Scuola

Un nuovo modo per imparare la scienza: premiati gli studenti del progetto “Ricerca a Scuola”

Un nuovo modo per imparare la scienza. È il titolo dell’articolo scientifico sulle frodi alimentari frutto del lavoro svolto da uno studente, Jaskaran Singh, del polo liceale “P. Aldi” di Grosseto e vincitore della borsa di studio 2013-2014. Ma è anche la dimostrazione di come la scuola pubblica italiana, seppur alle prese con tagli continui, sia anche uno spazio per far emergere eccellenze. E la prova insieme a Jaskaran Singh, lo sono anche Celeste Magara, Gabriele Manganelli e Tomàs Antonio Lopez (anche lui tra gli autori dell’articolo scientifico citato), che quest’anno hanno dato vita ad approfondimenti, veri e propri lavori scientifici, che sono stati selezionati tra i molti partecipanti ad un bando per l’attribuzione di tre borse di studio.

Anticoagulanti, materiali con memoria e radiazioni GSM. I lavori premiati con la borsa di studio per l’anno scolastico 2014/2015 e presentati dagli studenti in totale autonomia sono quello di Celeste Magara che ha verificato in via sperimentale le proprietà anticoagulanti del Warfarin, inizialmente impiegato come veleno anti topi ma che ha assunto oggi il ruolo di farmaco salvavita per numerose patologie. Gabriele Manganelli ha presentato le proprietà del Nitinol, un materiale tecnologico innovativo che vanta, proprio per le sue proprietà e per la cosiddetta “memoria di forma”, innumerevoli applicazioni in ambito medico, tecnologico, ricreativo. Tomàs Antonio Lopez interrogandosi sulla potenziale pericolosità legata all’esposizione alle radiazioni microonde in bande GSM, tipiche delle antenne dei telefoni cellulari, ha presentato i loro effetti sulla crescita di un comune organismo unicellulare: il lievito (S. cerevisiae).

I lavori fanno parte del progetto “R.a.S. – Ricerca a Scuola” finanziato dall’assessorato alla Persona e alle Risorse della Provincia di Grosseto, finalizzato ad implementare lo studio delle discipline scientifiche valorizzando il metodo sperimentale con percorsi curricolari e di eccellenza che ha coinvolto circa 200 studenti del percorso curricolare delle Scienze Applicate e 75 eccellenze selezionate all’interno del plesso scolastico. Un progetto che ha visto il coordinamento scientifico della società grossetana Bioscience Research Center (BsRC, www.bsrc.it) dei ricercatori Monia Renzi, Cristiana Guerranti e Andrea Giovani ed il coinvolgimento e la collaborazione di Cinzia Maria Ceccherini e Barbara Pasti, docenti responsabili del progetto.

Gli studenti che hanno partecipato al progetto sono stati premiati nei giorni scorsi alla presenza di Anna Rita Borelli, dirigente scolastico del Polo Liceale “P. Aldi”, Silvia Petri e Francesca Ridolfi, Provincia di Grosseto, Gabriella Papponi Morelli, presidente del Polo Universitario Grossetano oltre a Monia Renzi e Cristiana Guerranti. «Il successo formativo del percorso didattico – commenta il direttore generale di BsRC, Monia Renzi – è valorizzato dall’interdisciplinarietà dell’approccio proposto e dal contributo diretto di accademici e ricercatori di comprovata fama ed assume un ruolo orientante per le scelte universitarie e di contatto con il mondo del lavoro e della ricerca scientifica».

Un nuovo modo per imparare la scienza: come ti scopro la frode alimentare. Si tratta di una simulazione didattica sviluppata con gli studenti, ma l’approccio è assolutamente scientifico ed attendibile. «L’articolo, che è già stato accettato per la pubblicazione su una rivista scientifica specializzata (Journal of Laboratory Chemical Education) – spiega Cristiana Guerranti direttore scientifico di BsRC – presenta un approccio sperimentale ed innovativo per l’insegnamento delle discipline scientifiche nelle scuole secondarie. Un approccio multidisciplinare e interattivo, che ha impiegato l’escamotage della fiction, partendo da una ipotetica frode alimentare ambientata all’Expo di Milano, coinvolgendo gli studenti come una sorta di investigatori scientifici e utilizzando vini DOC italiani come caso concreto di studio. Gli studenti – continua Cristiana Guerranti – si sono confrontati con tecniche di spettrofotometria e biologia ed hanno appreso un approccio interdisciplinare allo studio di matematica, fisica, chimica, biologia, informatica e lingua inglese. Tale approccio, stimolante e innovativo, ha significativamente migliorato l’apprendimento delle discipline coinvolte, come evidenziato dai risultati ottenuti dai questionari somministrati agli studenti prima e dopo lo svolgimento delle attività del progetto».

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