Pubblicato il: 14 Giugno 2019 alle 13:24

Economia

Deleghe ambientali, la Uil: “La Regione trasferisca le risorse alla Provincia”

"Ci auguriamo di non dover assistere alla elusione o minimizzazione della sentenza della Corte costituzionale"

A seguito della sentenza n. 129/2019 della Corte costituzionale, è chiaro ed evidente che deve ritenersi nuovamente trasferito alla Province il controllo periodico su tutte le attività di gestione, intermediazione e di commercio dei rifiuti e accertamento delle relative violazioni, come individuate anche ai sensi dell’articolo 262 comma 1 D.lgs. 152/2006″.

A dichiararlo è Flavio Gambini, segretario regionale aggiunto e responsabile enti locali della Uil.

“Alla luce di ciò, oltre al trasferimento della gestione dei procedimenti afferenti le sanzioni amministrative, con specifico riguardo alle violazioni accertate in materia di rifiuti a far data dal 30 maggio 2019, si prefigura altresì il trasferimento di tutti procedimenti ancora pendenti, in materia di rifiuti, discendenti dai verbali elevati a partire dal 2016, che le autorità verbalizzanti hanno inviato alla Regione, a seguito del passaggio di funzioni, sancito dalla Legge regionale toscana 22/2015 – continua Gambini -. E’ evidente che la suddetta consegna dei procedimenti ancora pendenti comporterà gravi conseguenze ed appesantimento dei carichi di lavoro per i dipendenti provinciali, assegnati a gestire il contenzioso amministrativo degli enti, stante la carenza di risorse finanziarie; conseguenze, queste, determinate dall’inesorabile decorrenza del termine prescrizionale quinquennale a cui sono soggetti i procedimenti amministrativi in materia di rifiuti, ai sensi della Legge 689/1981. Le medesime difficoltà si profilano per la Polizia provinciale, a cui è delegata la funzione di controllo, in ragione della ridetta mancanza di risorse umane e finanziare, che affligge ormai da tempo tutti i comandi provinciali. Ci aspettiamo pertanto che la Regione Toscana ottemperi correttamente al dettato della ‘Consulta’, trasferendo, consequenzialmente, oltre agli aspetti di pertinenza burocratica, anche le risorse finanziarie occorrenti per l’assunzione di personale all’uopo preposto, onde permettere alle Province di esercitare il proprio ruolo per la cittadinanza, legittimamente sancito dalla Corte costituzionale“.

“Ci auguriamo di non dover assistere alla elusione o minimizzazione della sentenza della Corte costituzionale, così come è avvenuto per il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che ha sancito il mantenimento delle Province quale Ente di rango costituzionale ed in merito al quale, da quello che è sembrato – termina Gambini -, si è ignorato (eufemismo) il giudizio espresso a suffragio universale dal popolo“.

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