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Pronto soccorso, Tavolo della Salute: “Asl e Spadi rigirano la frittata, accogliere parenti all’ex Inam”

Nessuno ha messo in discussione l’operato di medici e infermieri sui pazienti. L’impegno dei professionisti del Pronto Soccorso e del servizio 118, come di chi lavora all’interno del presidio nei vari reparti è costante, lodevole con o senza pandemia. È sempre stato così, nonostante il numero limitato e spesso ridotto di figure che con il tempo sono mancate“.

A dichiararlo, in un comunicato, sono Fiorenzo Borelli, della lista civica Massa Comune, Paolo Mazzocco, del Tavolo della Salute di Massa Marittima, Luciano Fedeli e Daniele Gasperi, del Pci delle Colline Metallifere, che replicano alla consigliera regionale del Pd, Donatella Spadi, e a Massimo Forti,  direttore dei presidi ospedalieri Colline dell’Albegna, Amiata grossetana, Colline Metallifere e Area grossetana.

“Il problema è quello dell’accoglienza dei familiari, che riguarda tutti e soprattutto chi non è residente a Massa – continua la nota -. Un parente residente a Montieri, Tatti, Gavorrano, Follonica che si reca all’ospedale per una qualsiasi motivazione sanitaria dovrebbe, secondo i ragionamenti fatti da Forti e Spadi, tornare a casa ed aspettare di essere chiamato ‘tempestivamente’ dai sanitari. Per loro sembra facile lasciare un proprio caro senza sapere che cosa gli stia succedendo, senza sapere di cosa si tratti e se debba essere ricoverato o trasferito. In pochi si comportano così e la maggior parte, soprattutto chi non è residente a Massa, si accampano fuori ad attendono notizie. È così che si comporta la maggior parte delle persone mossa dall’umana apprensione”.

“Come sempre bravi a rigirare la frittata e tentare di spostare l’attenzione sull’operato dei medici del pronto soccorso che vanno solo ringraziati, la critica è per un sistema che vede molti, troppi generali impegnati a teorizzare e pochi attori sul fronte a dare risposte – prosegue il comunicato -. Abbiamo posto e ribadiamo che a distanza di 15 mesi si debba pensare a quei minimi servizi di accoglienza a sostegno di chi si reca al presidio e deve rimanere in attesa, spesso per ore, senza che vi siano ambienti dotati di un minimo di conforto. Il Dpcm non lo prevede, ma non lo vieta e la risposta non può essere che di maggiore attenzione verso chi non si reca in un posto a mangiare una pizza o a fare un aperitivo, ma ha bisogno di cure. Facile scaricare sui familiari o dire che sono solo polemiche, stiano lor signori all’aperto o in macchina ad attendere per ore, anche in questo caso certamente diremmo le stesse cose, ossia che non ci pare una cosa umana che si può vedere nel XXI secolo in un Paese che si definisce civile“.

“Ribadiamo che i locali dell’ex Inam, di proprietà dell’azienda, potrebbero essere messi in funzione anche per questi aspetti poiché sono a qualche centinaio di metri dall’ospedale e potrebbero accogliere i familiari in luoghi certamente più dignitosi, sicuri e confortevoli senza costruire o spendere, come viene fatto, risorse e senza occupare, come avvenuto per le Clarisse spazi destinati ad altre attività – termina la nota -. Ma questo ci rendiamo conto che resterà un sogno“.

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