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Le Camere penali in sciopero: “Separare le carriere e attuare il ‘giusto’ processo”

Quello che sta accadendo in questi giorni, da Verbania a Napoli (e, prima ancora, lo scorso anno, a Venezia), apparentemente sembra figlio di storture di diversa matrice, di mal costume episodico, casuale“.

A dichiararlo, in un comunicato, sono le Camere penali della Toscana, fra cui quella di Grosseto.

Incidenti sporadici accomunati, tutti, solo dalla gravità di presupposti e conseguenze. Non è così – continua la nota -. Da tempo ormai stiamo assistendo ad una progressiva, inarrestabile erosione dei principi costituzionali del giusto processo e della terzietà del giudice, che si consuma, non a caso, in una delle stagioni più discusse per la magistratura italiana, alle prese con scandali di inusitata gravità, e che rendono indifferibile l’approvazione della legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere, il cui iter di approvazione giace, senza segni di vita, nelle stanze delle Commissioni parlamentari“.

“Lo scorso 27 maggio, presso la IV sezione della Corte d’appello di Napoli, un difensore, prima della sua discussione, rinviene nel fascicolo una bozza di sentenza, pressoché completa, con tanto di intestazione, motivazione, con critica del gravame della difesa, e dispositivo – continua il comunicato. Niente di nuovo sotto il sole: lo scorso luglio analogo episodio si era verificato presso la Corte d’Appello di Venezia. Immediata la reazione di alcune Camere penali del distretto partenopeo (Camera penale di Benevento, Camera penale Irpina, Camera penale di Napoli Nord, Camera penale di Nola, Camera penale di Santa Maria Capua Vetere, Camera penale di Torre Annunziata), che hanno anche proclamato una giornata di astensione per il 16 giugno 2021, ed alle quali va la piena solidarietà delle Camere penali del distretto della Toscana. La gravità di questi episodi non può essere vista e liquidata come un fatto isolato di malcostume, o come un incidente di percorso”.

“Non solo perché due casi cominciano a rappresentare un indizio grave, preciso e concordante di una violazione endemica e strutturale di regole costituzionali, anzitutto del giusto processo, della parità delle parti, della terzietà del giudice, violazione che non può essere sottaciuta – prosegue la nota –. Ma anche perché condotte di questo genere esprimono, anche nella reazione, francamente inaccettabile, della magistratura, intervenuta a spiegare, giustificare e quindi ratificare una conduzione del grado di appello in totale spregio delle regole minime previste dal codice, l’intollerabile mortificazione per il ruolo del difensore, il cui apporto, specie in appello, viene sempre più compresso: relazioni pretermesse, inviti pressanti a riportarsi ai motivi, sono il sintomo di una pervicace e sempre più diffusa idiosincrasia per il secondo grado, da alcuni additato come tentativo di abusare del processo e non come diretta proiezione di un diritto che, a dispetto di interpretazioni miopi, riposa nell’art. 117 della Costituzione e, suo tramite, nell’art. 14 del Patto internazionale per i diritti civili e politici e nell’art. 2 prot. 7 Cedu“.

“Ci saremmo attesi una reazione più incisiva anche da parte della magistratura, anche quella requirente, parte anch’essa necessaria del giudizio di impugnazione, convinti come siamo, che tutti gli attori del processo debbano avere a cuore il rispetto delle regole costituzionali del giusto processo – sottolineano le Camere penali -. Ci sbagliavamo. Così come ci siamo illusi di poter avere, anche da Verbania, una spiegazione accettabile al provvedimento, gravissimo, con cui si è revocata l’assegnazione del fascicolo relativo ai fatti della tragedia del Mottarone al Gip che aveva assunto la decisione, sgradita ai più, ai media, alla Procura, di non convalidare il fermo degli indiziati. Nessuna accettabile giustificazione è arrivata a spiegare quella decisione. Sono state opposte ragioni formali, scritte in ‘burocratese’, che disvelano, se ce ne fosse ancora bisogno, un’inquietante realtà: quando un Giudice, nella circostanza un Gip assume la decisione ‘coraggiosa’ di applicare la legge, questo non piace. Non piace alle Procure, che purtroppo da anni sono cassa di risonanza del mainstream mediatico. Non piace all’opinione pubblica, che grida allo scandalo senza conoscere neppure un foglio degli atti processuali. Stesse carriere, giudici e pm: i secondi, ormai, e purtroppo, decidono del destino anche dei primi. In ballo, anche in questa vicenda ancora una volta, i principi costituzionali del giusto processo: la terzietà del giudice e i diritti paritari delle parti”.

“Per questo la Camera penale di Verbania ha proclamato l’astensione dalle attività giudiziarie per il 22 giugno prossimo e, per questo, anche l’Unione delle Camere penali italiane ha espresso la propria solidarietà, proclamando l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria per le giornate del 24 e 25 giugno 2021. Occorre con forza rilanciare il percorso di approvazione delle legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere. Rilevata e considerata la gravità di questi fatti, le Camere penali del distretto della Toscana esprimono la piena solidarietà alle Camere penali del distretto di Napoli per l’astensione del prossimo 16 giugno, così come alla Camera Penale di Verbania per l’astensione del prossimo 22 giugno; aderiscono all’astensione indetta dall’Unione delle Camere penali italiane, invitando tutti gli iscritti a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 24 giugno – termina il comunicato -. Ne discutiamo insieme venerdì 25 giugno a Lucca“.

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