Pubblicato il: 5 Novembre 2015 alle 17:28

Castiglione della PescaiaCultura & Spettacoli

Vetulonia: statuette di grande valore storico vengono alla luce durante lo scavo della Domus

E’ stata presentata a Vetulonia, all’interno della città vecchia, una sensazionale scoperta di grande valore storico venuta alla luce durante gli scavi ancora in corso all’interno della Domus dei Dolia. 7Alla conferenza stampa sono intervenuti il sindaco di Castiglione della Pescaia, Giancarlo Farnetani, l’assessore alle politiche culturali, Federico Mazzarello, il consigliere con delega al sociale, Walter Massetti, il direttore scientifico del museo “Falchi”, Simona Rafanelli, il soprintendente archeologico della Toscana, Andrea Pessina, il funzionario del territorio di Vetulonia, Biancamaria Aranguren, lo storico e critico d’arte Giorgio Grasso, il fotografo Luigi Castelli Gattinara di Zubiena e il presidente dell’associazione culturale archeologica “Isidoro Falchi”, Lamberto Bai.

Scavi che, grazie all’impegno finanziario dell’amministrazione comunale e di sponsor privati, come C.M. Studio srl, che ha sponsorizzato l’ultima fase dei lavori, sono diventati parte fondamentale del “Progetto Vetulonia“, che si impegna ad esplorare le zone non ancora scoperte della città antica.

Questa campagna ha preso vita soprattutto grazie all’operosa ed encomiabile attività dei volontari dell’associazione culturale archeologica “Isidoro Falchi”, fondata nel 2012 proprio con lo scopo di ridare vita alle indagini archeologiche nel territorio vetuloniese, documentandone accuratamente i risultati.

L’impegno che portiamo avanti a Vetulonia ha una doppia finalità – ha spiegato il sindaco Farnetani. Da una parte, la valorizzazione dei reperti e delle campagne di scavo intraprese con regolarità durante questi ultimi cinque anni, vogliono significare la nostra attenzione e il nostro interesse verso l’archeologia etrusca come proposta concreta al turismo culturale. Dall’altra, il sito di Vetulonia rappresenta una testimonianza di eccellenza che meglio di tutti sa raccontare la storia del nostro territorio che va salvaguardata, esplorata e valorizzata al fine di mantenere e custodire la nostra identità“.

Puntiamo molto sull’attività legata all’archeologia – ha dichiarato l’assessore alle politiche culturali, Federico Mazzarello -. Ogni anno infatti, dall’inizio di questo mandato, abbiamo investito oltre 40 mila euro a stagione, per un totale complessivo di quasi 200 mila euro, con cui abbiamo incentivato sia le campagne di scavo sia le mostre allestite in collaborazione con grandi ed importanti realtà museali italiane. Il nostro intento è quello di dare sempre maggiore spazio all’archeologia etrusca come risorsa culturale e turistica per il nostro Comune“.

Questi ritrovamenti d’eccezione sono venuti alla luce grazie al lavoro dei volontari – ha raccontato il consigliere Walter Massetti -. L’associazione culturale archeologica ‘Isidoro Falchi’, guidata dal suo presidente Lamberto Bai, ci ha consentito di realizzare una sorprendente campagna di scavo che oggi ci ha dato la gioia di riportare alla luce preziosi manufatti di grande interesse storico. Il nostro impegno reciproco ci consentirà, unitamente ai fondi che l’amministrazione comunale sarà in grado di stanziare, di continuare a scoprire ancora tanti ritrovamento eccezionali come questi“.

La Domus dei Dolia

La Domus dei Dolia era un edificio distrutto, come l’intero quartiere, da un incendio agli inizi del I secolo a.C.

Nel piccolo ambiente che chiudeva ad ovest l’abitazione, sotto il crollo del tetto e delle pareti, è stata effettuata un clamoroso ritrovamento: quasi al centro della stanza, che conteneva, oltre a un dolio ancora in piedi, alcune anfore da olio e da vino, è stata rinvenuto un gruppo di sette bronzetti figurati. Particolarmente importanti sono i tre a figura maschile, databili nel III e nel II secolo a.C.: questi risultano classificabili come oggetti devozionali e dunque appartenevano originariamente ad un ambiente di culto che non si possono ancora localizzare con certezza, se all’interno della casa o al di fuori di essa. Nella casa, infatti, avrebbe potuto sorgere, così come è ben noto nelle case romane di Pompei, un larario, ossia un tabernacolo con le immagini degli dèi protettori della casa. In ogni caso, il luogo di ritrovamento, assimilabile a un magazzino per la presenza degli orci e delle anfore, non era certo la loro sede originaria. Uno dei bronzetti esibisce un copricapo singolare, che ricorda quello appuntito dei più celebri sacerdoti etruschi, gli aruspici: se il restauro confermerà questa impressione, l’importanza del dato non può sfuggire.

L’insieme di questi oggetti solleva una serie di problemi ancora insoluti: qual è la ragione della presenza di oggetti così disparati e di qualità così elevata in un luogo tanto estraneo alla loro vocazione primaria? A questa domanda e alle moltissime altre che lo scavo ha suscitato si cercherà di dare risposta nel proseguo delle ricerche.

D’altro canto, lo scavo della Domus dei dolia non rappresenta che il primo gradino di un lungo e complesso percorso che mira a riportare alla luce l’intero quartiere urbano di Poggiarello Renzetti, con le sue case, le sue strade, le sue botteghe artigiane, con le sue piazze per gli uomini e i suoi templi per le divinità.

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