Ambiente

Rifiuti pericolosi : buone notizie per estetiste, parrucchiere e tatuatori

Una buona notizia per le imprese che operano nei settori dell’acconciatura, dell’estetica, per i tatuatori e per coloro che applicano i piercing.

La commissione Ambiente della Camera ha infatti approvato un emendamento che recepisce le richieste avanzate da CNAe volte a semplificare la gestione dei rifiuti pericolosi (aghi, siringhe e oggetti taglienti) prodotti da acconciatori, estetica, tatuatori e piercing.

Se l’aula della Camera dovesse confermare la decisione della commissione questi rifiuti potranno essere conferiti dall’impresa produttrice direttamente al centro di smaltimento autorizzato evitando  di ricorrere, sostenendo i relativi costi, ad una azienda specializzata.

I rifiuti, ovviamente,  dovranno essere comunque annotati su un apposito registro, indicando ogni volta  data, quantità e specifiche identificative del centro di smaltimento.

L’emendamento approvato in commissione, ora  all’esame dell’aula, costituisce il primo passo verso il superamento di quel discutibilissimo e contestatissimo sistema di tracciabilità dei rifiuti (Sistri) che CNA rivendica da tempo.

E’ inoltre la prova di come sia possibile, con una scelta dettata dal puro buon senso, eliminare  costi e burocrazia.

«Alle centomila imprese italiane che operano nei settori interessati dall’emendamento e alle circa 600 che operano nella nostra provincia qualcuno dovrebbe spiegare perché un cittadino possa radersi, utilizzare un ago o un oggetto tagliente e smaltirlo tranquillamente al cassonetto mentre un operatore professionale, per la stessa tipologia di rifiuto, viene costretto ad affrontare un vero e proprio “percorso di guerra” – afferma Renzo Alessandri, direttore di Cna Grosseto-. Confidando che il buon senso che ha dettato la decisione della commissione possa far “breccia” anche all’interno dell’aula, si invitano i parlamentari locali a sostenere  un emendamento in grado di alleviare, in un momento così difficile, il carico di costi e di burocrazia che gravano sulle imprese».    

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