Ambiente

Ungulati, la Lav replica alla Cia: “La caccia produce l’aumento degli animali e il rischio di incidenti”

La Lav contesta le affermazioni di Enrico Rabazzi, presidente della Cia di Grosseto, che ha sostenuto la necessità dello sterminio dei cinghiali in Toscana prevista da una proposta di legge in discussione in questi giorni in Regione, alla quale si è opposta l’iniziativa “Toscana rosso sangue” organizzata da numerose associazioni, tra le quali la Lav stessa, e appoggiata da nomi noti della cultura e dello spettacolo.

La presenza dei cinghiali nella nostra regione non è mai stata oggetto di un reale censimento – dichiara Giacomo Bottinelli, consigliere nazionale Lav – e la stessa proposta di legge quando parla di numeri fa riferimento agli abbattimenti dell’anno precedente e non alla consistenza della specie sul territorio.  La stessa comunità scientifica ha oramai accertato che l’eventuale problema dell’accrescimento della popolazione non è correlato all’ibridazione con il cinghiale dell’est, ma alla stessa attività venatoria. Infatti, la riduzione dell’aspettativa di vita dei cinghiali ha fatto sì che nel corso degli anni siano diventati fertili in età sempre più giovane, cosicché la caccia è diventata il primo vero grande stimolo alla riproduzione dei cinghiali stessi”.

“Per quanto riguarda gli incidenti, è proprio la caccia che, provocando la destrutturazione sociale dei cinghiali, comporta l’aumento del numero degli animali in dispersione e fa sì che questi si spostino verso le aree più tranquille, cioè zone urbanizzate e strade, proprio dove la caccia è vietata. L’aumento della caccia comporterà quindi l’aumento degli incidenti e su questo abbiamo già diffidato i Consiglieri regionali in corso di audizione presso la seconda commissione regionale. Non dimentichiamo però che proprio l’introduzione di cinghiali a scopo venatorio, fortunatamente limitata dall’ultimo collegato ambientale che entrerà in vigore il 2 febbraio – aggiunge Bottinelli –, ha contribuito non poco alla presenza di questi ungulati in Toscana e nel resto d’Italia”.

“La soluzione sta nello stop all’abbattimento legale o illegale di predatori come la volpe o il lupo, che possono naturalmente contenere i cinghiali, e nello sviluppo di metodologie di controllo non cruente, come i vaccini antifecondità in forma orale – conclude Bottinelli -, che però non sono graditi ai cacciatori e di conseguenza nemmeno ai politici che li appoggiano, in quanto realmente contribuirebbero a diminuire il numero degli ungulati. Lo scopo della legge che la Regione si appresta a varare è quindi semplicemente quello di fare un favore alla comunità dei cacciatori, pensando anche di introdurre un marchio sulle carni che ne incentiverebbe il commercio ed entrando così in un circolo vizioso tra caccia e aziende di lavorazione che avranno tutto l’interesse a tenere alta la presenza di questi animali”.

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