Pubblicato il: 28 Ottobre 2016 alle 11:14

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Edilizia, l’Ance: “Settore ancora in crisi, diminuiscono le imprese in Maremma”

Si è svolta questa mattina, nella sala conferenze dell’Ance di Grosseto, in viale Monterosa, l’assemblea provinciale dei costruttori edili.

Durante l’incontro, sono state affrontate le più importanti tematiche collegate al settore edile ed al comparto delle costruzioni; è stata anche analizzata la situazione economica e di mercato in ambito provinciale, regionale e nazionale.

I temi più rilevanti che sono stati dibattuti hanno riguardato l’andamento del mercato dell’edilizia residenziale e gli interventi di manutenzione e di riqualificazione del patrimonio immobiliare provinciale, l’andamento complessivo del comparto dei lavori pubblici in relazione ai rapporti con gli enti locali, l’analisi sulla situazione occupazionale e gli investimenti nel settore.

Nel corso dell’assemblea, dopo la lettura della relazione annuale di Andrea Brizzi, presidente di Ance Grosseto, sono intervenuti Vincenzo Di Nardo, vicepresidente nazionale di Ance, per un approfondimento sull’azione svolta dall’Ance a sostegno della categoria, seguito da Rossano Massai, vicepresidente dell’Ance di Grosseto, che ha introdotto un dibattito sul reperimento di finanziamenti europei per le costruzioni.

Il confronto e l’approfondimento sui finanziamenti europei è stato coordinato dal giornalista Alfredo Martini, direttore del periodico Civiltà di Cantiere, e sono intervenuti Romain Bocognani, della Direzione affari economici dell’Ance e Centro Studi; Albino Caporale, direttore generale dello Sviluppo economico della Regione Toscana; Nicola Danti, europarlamentare e vicepresidente della Commissione mercato interno; Riccardo Ginanneschi, assessore comunale alle relazioni con l’Unione Europea e allo sviluppo economico.

La relazione annuale

Pubblichiamo integralmente la relazione annuale letta dal presidente di Ance Grosseto, Andrea Brizzi, durante l’assemblea:

Quest’anno abbiamo voluto mettere a confronto – in un diretto dibattito – autorevoli esperti e rappresentanti istituzionali sull’importante argomento delle opportunità offerte dal reperimento dei finanziamenti europei a favore degli investimenti in infrastrutture e costruzioni.

E’ nostro convincimento che il puntuale e costante accesso ai fondi strutturali europei rappresenti una valida compensazione alle evidenti riduzioni di risorse pubbliche dello Stato e che devono essere considerati elementi catalizzatori dei processi di sviluppo territoriale e di riqualificazione urbana.

Ritengo che – come evidenziato da tutto il nostro sistema di rappresentanza – sia necessario invertite la logica dell’approccio, partendo dai progetti corrispondenti alle esigenze ed ai bisogni della città e dei paesi nella sequenza: obiettivi progetti bandi e non al contrario, governando il processo dello sviluppo territoriale e della riqualificazione urbana, favorendo anche le possibili disponibilità dei capitali privati.

Il comparto delle costruzioni è inserito in un quadro economico che non definirei incerto, ma ancora molto critico, caratterizzato statisticamente dall’ottavo anno di negatività strutturale e che sul piano nazionale non si discosta molto dal livello territoriale.

Cercheremo di dare una breve ma esaustiva sintesi del contesto economico nel quale il nostro settore e le imprese di costruzione stanno operando, analizzando i dati dei primi otto mesi dell’anno 2016, forniti dal Centro Studi dell’ANCE.

Per l’economia si conferma la fase di rallentamento e si delinea in prospettiva una più contenuta crescita rispetto alle attese, infatti nel secondo trimestre 2016 il PIL è cresciuto dello 0,8% rispetto allo stesso periodo.

Con la prossima Legge di Bilancio, che valuteremo anche se brevemente nel prosieguo della nostra esposizione, il PIL dovrebbe tendere ad un aumento dell’1%.

Come riportato dal Centro Studi dell’ANCE, l’indice ISTAT di produzione edilizia a luglio 2016 – quindi prima della pausa estiva – risulta ancora negativo (1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

Con riferimento al comparto della nuova edilizia residenziale, prosegue il significativo calo dei permessi di costruire già in atto da molti anni.

Vale ricordare che nel 2015 si stima che il numero delle abitazioni concesse sia di circa 47.000 con una flessione complessiva, dal picco riscontrato nel 2005, dell’84,5%.

Focalizzandoci sul Comune di Grosseto, dai dati forniti all’Associazione dal Settore gestione del territorio – edilizia privata, che ringraziamo per la collaborazione ricevuta, i permessi di costruire in termini assoluti nel biennio settembre 2014 – settembre 2016 sono diminuiti da 346 a 273 proseguendo sulla linea del calo degli anni precedenti.

Contrariamente il mercato immobiliare residenziale continua ad essere caratterizzato da una dinamica positiva.

Nel secondo trimestre 2016 il dato nazionale riporta che il numero delle abitazioni compravendute – quindi nell’edilizia residenziale di sostituzione – è aumentato di oltre il 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ed a livello regionale il trend corrisponde ad un 16,8%.

Questo mercato è stato favorito dal basso livello dei tassi d’interesse e anche da un diverso atteggiamento degli istituti bancari verso le famiglie richiedenti mutui ipotecari.

Dai dati forniti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia del Territorio in riferimento al secondo semestre 2015 la nostra provincia è stata caratterizzata da un aumento delle compravendite di circa l’11% ma con crescita inferiore alla media Toscana.

Dai dati in nostro possesso nel primo semestre 2016 questa percentuale si avvicina al 18% corrispondenti a oltre 1.200 compravendite residenziali di cui 407 nella città di Grosseto.

Ad una certa vivacità del mercato delle compravendite non ha corrisposto una conseguente lievitazione dei prezzi di vendita che invece ha mantenuto una tendenza al ribasso.

E’ con un cauto ottimismo che osserviamo la lieve inversione di tendenza segnalata sul piano nazionale dall’ISTAT, nell’indice di produzione del mese di agosto 2016 su Agosto 2015 pari al +7,7%.

Nell’ambito dei lavori pubblici i bandi di gara sono risultati in lieve aumento nel mese di settembre 2016 ma per i primi nove mesi i dati sono stati negativi.

Il dato nazionale diffuso dall’ANCE evidenzia una crescita del 15,9% per numero ed un aumento del 3,9% sugli importi posti a gara rispetto allo stesso mese di settembre del 2015 (soprattutto per bandi di importo fino a 150mila euro), ma nei primi 9 mesi del 2016 la flessione dei bandi è stata del 6,2%.

Tra gli Enti appaltanti, anche nella nostra provincia, sono i Comuni che evidenziano un andamento negativo sia per importi che per una sempre più marcata stazionarietà del numero di pubblicazioni di bandi.

Nel periodo antecedente l’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti (19 aprile 2016) le stazioni appaltanti hanno accelerato le pubblicazioni dei bandi per rientrare nella normativa ancora vigente e questa circostanza è stata osservata anche in alcuni Enti Locali del territorio.

Dopo tale data abbiamo assistito ad un andamento negativo della domanda di opere pubbliche con ulteriore calo delle pubblicazioni che – in linea con le osservazioni dell’ANAC – abbiamo anche cercato di contrastare, sostenendo che per le gare di importo sotto soglia le modifiche del nuovo Codice degli Appalti non erano così incidenti da impedire l’operatività delle stazioni appaltanti.

Occorre però ricordare che la posizione della nostra Organizzazione è stata fin da subito chiara, affermando e sostenendo la necessità di un breve periodo transitorio per l’applicazione delle nuove norme rispetto alle precedenti.

Come è noto la capacità di sostenere e sviluppare l’occupazione del nostro settore è connaturata alle sue caratteristiche organizzative dove l’incidenza della mano d’opera e la capacità tecnica sono essenziali nella conduzione dei cantieri.

Così come la capacità di propensione agli investimenti in edilizia è l’altra specificità economica del settore.

Pertanto, una evidente riduzione negli indici di produzione e nello stesso valore del Prodotto Interno Lordo è direttamente proporzionale alla flessione occupazionale dell’edilizia e delle costruzioni.

Ciò è tanto più evidente nella nostra provincia per il ruolo storico che l’industria delle costruzioni ha sempre assunto nel contesto più generale dell’economia locale.

Per offrire un esempio tangibile: i dati sull’occupazione elaborati dall’ISTAT su base nazionale e relativi al secondo semestre 2016, evidenziano un’ulteriore calo rispetto all’analogo periodo del 2015 del 4,9% (nel periodo dal 2008 al 2015 gli occupati sono passati da 1.953.000 a 1.468.000 con una perdita in termini assoluti di 485.000 addetti a cui vanno aggiunti gli occupati delle attività economiche indotte all’edilizia).

Vale sottolineare che – sempre secondo i dati ISTAT e nel suddetto periodo di riferimento – mentre le costruzioni continuano a registrare flessioni nel numero di occupati, è evidenziato un incremento occupazionale del 6,5% dell’agricoltura, dello 0,9% dell’industria in senso stretto e del 2,7% dei servizi.

Analizzando i dati forniti dalla nostra Cassa Edile Grossetana purtroppo anche quest’anno i maggiori indici dell’occupazione e del lavoro sono negativi.

Nel biennio ottobre 2014 – settembre 2016 il numero medio d’imprese iscritte alla Cassa Edile ha subito un’ulteriore flessione da 449 a 418, vediamo inoltre ridursi di un circa il 10% il numero di addetti attestandosi mediamente sui 1.800 ed il monte salari e le ore lavorate nel periodo di riferimento hanno avuto un ulteriore decremento medio del 5,66% compensate in parte da un minor ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni soprattutto per eventi metereologici.

Di fatto il nostro settore non è ancora uscito dal tunnel della depressione economica e della crisi occupazionale ed è in questo contesto che cerchiamo di reagire, consapevoli delle difficoltà che dobbiamo ancora superare.

Entrando nel dettaglio di alcune tematiche e riprendendo in particolare il comparto dei lavori pubblici evidenziamo di nuovo che la nostra Associazione ha sostenuto l’approvazione del nuovo Codice degli Appalti, ma decisamente occorre che siano superate alcune difficoltà di applicazione mettendo le amministrazioni in condizioni di attuare pienamente le procedure previste.

A fronte di questa situazione, nei limiti delle nostre competenze e delle capacità operative, ci siamo resi disponibili a fornire supporto anche alle Istituzioni, per cercare di superare l’attuale fase di stallo attraverso una costante comunicazione tecnica e l’organizzazione di seminari di approfondimento al testo del Codice.

Il nostro scopo è stato quello di supportare un possibile rilancio degli investimenti degli Enti locali, favorito anche dal superamento dei vincoli del patto di stabilità, auspicando un’attenuazione al rallentamento dell’attività delle stazioni appaltanti.

In merito abbiamo ritenuto utile condividere con i Comuni le notizie inerenti alcune importanti opportunità offerte da norme nazionali.

In particolare è stata avviata una dettagliata e costante corrispondenza con il Comune di Grosseto per accedere al ‘Fondo per l’attuazione del Programma straordinario d’intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie’ e monitorato con numerose amministrazioni, l’iter del D.M. ‘Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione ed il recupero dei centri storici dei medesimi comuni’.

L’ANCE Grosseto ha sostenuto, sempre con i Comuni, un periodico servizio di corrispondenza per il sostegno ai bandi previsti da fondi INAIL in base alla legge ‘Buona Scuola’ ed ai fondi per la prevenzione del Rischio sismico destinati ai territori classificati categoria 2.

Infine abbiamo sollecitato le candidature su domande di finanziamento per i percorsi culturali e le mura storiche delle città murate della Toscana, secondo quanto previsto dalla legge regionale n. 46/2016.

L’azione propositiva della nostra organizzazione si concentrerà su proposte di modifica del Codice degli Appalti prima del varo del decreto correttivo che è atteso entro la fine dell’anno.

Le proposte di modifica – tra cui i criteri reputazionali delle imprese, i criteri di aggiudicazione e l’istituto del subappalto – avranno dirette ripercussioni sulle capacità competitive delle nostre imprese locali, che sempre più spesso si vedono escluse dalla possibilità di accedere alle gare di appalti pubblici, in quanto sottostanti a manifestazioni d’interesse seguite successivamente a sorteggio per la scelta dei concorrenti.

In merito a queste procedure di gara negoziate, sosteniamo da quasi due anni una rivendicazione associativa con la quale tentiamo di far comprendere le difficoltà che incontrano le aziende locali nel partecipare ai bandi pubblici.

Occorre una fattiva volontà degli Enti appaltanti che – pur nel rispetto delle norme e delle procedure previste dal Codice dei Contratti – adottino quelle azioni che valorizzino le capacità competitive e realizzative delle imprese del territorio.

Inoltre, considerando la funzione che il nuovo codice attribuisce ai progetti esecutivi occorrerà – nell’attesa delle procedure per la loro qualificazione – potenziare le strutture tecniche delle stazioni appaltanti, ovvero valorizzare le opportunità progettuali esterne a cui sarà sempre più richiesta elevata competenza e capacità professionale.

Abbiamo evidenziato, in mancanza di una organica fase transitoria, la lenta approvazione dei decreti e delle linee guida ANAC in merito ai provvedimenti attuativi, alfine di poter offrire chiarezza nell’applicazione delle norme, ma nel contempo auspichiamo che i responsabili dei procedimenti sappiano dirigere secondo professionalità e funzione.

I ritardi di pagamento della Pubblica Amministrazione sono un fenomeno che continua a penalizzare con una certa intensità il nostro settore.

I tempi medi di pagamento alle imprese, anche a livello locale, superano i limiti fissati dalla direttiva europea ed in alcuni casi hanno raggiunto anche i 5 mesi dopo l’emissione dello stato di avanzamento lavori.

L’ANCE Grosseto, anche in considerazione del superamento del Patto di stabilità interno, richiede il miglioramento di questo stato di disagio che si ripercuote negativamente sulla debolezza finanziaria delle aziende.

Appare confortante l’analisi presentata dalle maggiori società di ricerche economiche che prevedono a chiusura del 2016, un aumento della produzione in edilizia superiore all’1%, sostenuto soprattutto dagli interventi di riqualificazione e manutenzione ed in parte da investimenti in infrastrutture.

Previsioni di aumento produttivo di cui, a livello locale, non percepiamo conferme almeno nel breve periodo, ma che comunque auspichiamo perché la nostra economia si caratterizza per una ripresa più tardiva.

Abbiamo affermato che nel nostro settore le politiche di sostegno a livello nazionale si ripercuotono successivamente nella capacità di interventi sul piano locale.

Rispetto a questo ragionamento, nella prossima Legge di Bilancio leggiamo anche interessanti interventi per il settore delle costruzioni tra cui il potenziamento degli investimenti infrastrutturali ed ambientali ed il rafforzamento degli incentivi fiscali già previsti in precedenti disposizioni normative.

E’ nostro auspicio che il superamento del Patto di stabilità interno e l’utilizzo della clausola europea per gli investimenti, unito agli interventi per l’emergenza sismica, alla messa in sicurezza del patrimonio abitativo e del territorio (su cui occorrono adeguate ed effettive coperture finanziarie spendibili attraverso procedure trasparenti ed efficaci) offrano quella capacità di leva necessaria a far riprendere slancio al settore edile e delle costruzioni, con positività occupazionali anche a livello locale.

Il comparto delle ristrutturazioni e delle manutenzioni edili ha rappresentato un importante elemento di contrasto al perdurare della crisi del settore attenuando la caduta occupazionale e sviluppando economie indotte soprattutto a livello territoriale.

Ciò è stato possibile per aver introdotto il principio della fiscalità di vantaggio attraverso i bonus per le ristrutturazioni, per gli interventi sul risparmio ed il rendimento energetico.

Pertanto trovano il nostro consenso le proposte di stabilizzazioni quinquennali sugli eco bonus modulari tendenti a premiare i committenti, compresi i condomini e gli alberghi, sui lavori negli immobili che comporteranno un reale e certificato miglioramento della prestazione energetica.

In tale contesto ‘Casa Italia’ potrebbe rappresentare un’inversione di tendenza rispetto alla sottovalutazione del problema della manutenzione e della riqualificazione degli edifici senza escludere puntuali interventi di demolizione e di ricostruzione, in un’ottica di sostegno anche al settore residenziale per nuove abitazioni.

L’Organismo delegato al progetto ‘Casa Italia’, nel cui tavolo allargato vi è anche il nostro sistema di rappresentanza, sta lavorando alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma che ha colpito il centro Italia, ma estenderà a tutto il Paese le azioni di tutela del patrimonio pubblico e privato, includendo l’attività di bonifica ed in particolare dovrà individuare gli interventi tecnici e produttivi necessari alla prevenzione contro il dissesto idrogeologico, con un costante monitoraggio manutentivo.

Abbiamo considerato il progetto ‘Casa Italia’ importante e da sostenere, in quanto non contenibile in una visione corta ma di lungo periodo, uno strumento necessario sia alla messa in sicurezza del territorio, ma anche fonte di opportunità produttiva, occupazionale e di aggiornamento tecnologico sia in termini progettuali che costruttivi.

L’Ance sta sostenendo una politica associativa per ‘equilibrare’ anche nel settore edile e delle costruzioni ‘l’economia circolare’ nella quale si considera un sistema in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo.

Vale ricordare in tal senso che il recente Piano di azione europeo sull’economia circolare considera il settore edile (costruzioni e demolizioni) come ‘prioritario’.

Abbiamo usato il termine ‘equilibrare’ per riconoscerne uno spazio ed una sua utilità, ma per contribuire allo sviluppo dell’economia circolare occorre incentivare e favorire il riutilizzo dei materiali da costruzione, riducendo il conferimento in discarica e contestualmente promuovere una vasta azione di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente.

Inoltre occorrerà intervenire in aspetti di natura tecnica ed amministrativa per l’esercizio dell’attività di recupero ed anche avviare processi di formazione professionale per i soggetti che a vario titolo sono interessati all’utilizzo dei prodotti derivati da processi di recupero.

Questo non può prescindere dall’introduzione di incentivi economici in favore di attività imprenditoriali di trasformazione e commercializzazione di aggregati riciclati, da un aggiornamento fattivo delle Norme Tecniche per le Costruzioni ed infine da una informazione istituzionale di operatori e consumatori (progettisti, stazioni appaltanti pubbliche e private, imprese) sulle qualità, le caratteristiche ed i possibili utilizzi dei materiali riutilizzabili, promuovendo le migliori tecniche e sostenendo anche un mercato locale.

E’ mio convincimento che anche nella nostra provincia le imprese di costruzione debbano riflettere fattivamente ad un nuovo percorso innovativo che dovrà condurle – anche se con la dovuta gradualità – ad un cambiamento del modello di filiera eccessivamente tradizionale, che abbandoni l’individualismo tra i vari soggetti per passare ad un nuovo rapporto basato sull’integrazione collaborativa.

Ci riferiamo soprattutto alla digitalizzazione ed alla innovazione del settore edile, che sta trovando ostacoli soprattutto a causa della polverizzazione della stessa filiera edilizia caratterizzata da imprese molto piccole e da cantieri di limitate dimensioni, oltretutto lenta al cambiamento della propria gestione di cantiere.

Le imprese – in particolare quelle più strutturate – che riterranno di adeguarsi alle nuove sfide di mercato, dovranno disporre di nuovi strumenti che permettano la informatizzazione delle fasi del processo edilizio – unito ad una tecnica realizzativa anche di tipo tradizionale – per la rappresentazione digitale dell’opera nel suo ciclo di vita: dalla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione, alla dismissione.

Questo processo nel settore pubblico sarà accelerato dalle normative incluse nel nuovo Codice Appalti che, ancora in attesa di un regolamento di utilizzo, introducono un nuovo sistema per la modellazione in edilizia, virtualizzando in anticipo un’opera pubblica e imponendo una più avanzata gestione dei processi di costruzione anche prima della fase di cantiere.

Ci riferiamo al sistema BIM acronimo di Building Information Modelling, di cui la nostra Associazione ha già dato informazione ai propri iscritti e gradualmente diventerà patrimonio tecnico delle professioni e delle stazioni appaltanti attraverso i propri uffici di progettazione, di verifica ed assistenza ai lavori.

Come abbiamo riportato all’inizio della nostra relazione, il comparto dell’edilizia privata – considerato nella costruzione di nuovi immobili residenziali, lottizzazioni, piani attuativi e quant’altro – subisce un calo di produzione che è correlato all’andamento del mercato, tra le cui cause riconosciamo l’incertezza economica generale, il peso fiscale, il costo delle aree e la loro disponibilità normata nei piani urbanistici.

A questi fattori, in molti casi, si aggiungono i ritardi autorizzativi ed il peso della burocrazia.

In tali circostanze il ruolo degli uffici pubblici (Enti Locali, Regione, Soprintendenze ecc.) è determinante per la realizzazione di un intervento e nella programmazione degli investimenti aziendali.

In merito vorremmo che tali decisori pubblici collaborassero nella risoluzione delle criticità con puntuale assistenza nei limiti delle proprie funzioni, ma anche nella consapevolezza di sostenere la ripresa delle attività economiche.

Il nostro sistema di rappresentanza ha da sempre sostenuto il raggiungimento per uno schema di ‘Regolamento edilizio unico’ quale elemento normativo per le semplificazioni in materia edilizia, soprattutto per definizioni uniformi e standard, valide per tutti gli Enti locali rispetto alla babele a cui anche le nostre imprese periodicamente sono sottoposte.

Riteniamo che tale strumento, che ha già raggiunto un’intesa nella Conferenza Unificata, sia di valido supporto anche ai tecnici degli Enti locali nello svolgimento dei compiti loro delegati e contribuirà ad un superamento dell’eccesso di discrezionalità.

La fiscalità immobiliare ha subito in questi anni molteplici cambiamenti complicando sia per l’investitore che per le nostre imprese, indeterminatezza per l’esatto costo fiscale di un investimento, che è invece elemento decisivo per ponderate allocazioni del risparmio.

Queste considerazioni sono riscontrabili non solo per complesse operazioni immobiliari, ma spesso anche per singoli interventi che ne costituiscono ostacolo alle scelte.

Il carico fiscale nel settore immobiliare appare ancora troppo elevato e complesso, infatti riscontriamo regimi fiscali differenziati sia nelle cessioni di abitazioni da privati ovvero da imprese, che nell’ambito delle locazioni.

Inoltre valutiamo troppo incidenti gli oneri, le imposte e le tasse nell’ambito delle tematiche urbanistiche che frenano anche lo sviluppo delle nostre aree urbane.

Abbiamo accolto con soddisfazione l’eliminazione della Tasi sulla prima casa e consideriamo con favore, come abbiamo già dichiarato, gli incentivi con detrazione IRPEF a favore delle persone fisiche che acquistano abitazioni poste all’interno di fabbricati interamente ristrutturati o per l’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B.

Abbiamo apprezzato le agevolazioni sul leasing abitativo nonché le detrazioni incentivanti la riqualificazione ed il recupero edilizio.

Su tale tematica la preoccupazione delle imprese è data dagli ostacoli normativi che ne impediscono la stabilizzazione.

La soppressione di Equitalia trova favore anche al nostro interno, con l’auspicio che il nuovo ente di riscossione denominato Agenzia delle Entrate – Riscossione abbia il mandato di riequilibrare il rapporto con il contribuente.

Questo vale soprattutto per le nostre imprese che giornalmente devono confrontarsi con le tematiche fiscali.

In merito alle definizioni delle agevolazioni dei carichi iscritti a ruolo, prendiamo un tempo di riflessione, in quanto dovremmo verificare quanto andrà ad incidere il prospettato tempo massimo dilazionato per rate, rispetto ai periodi precedentemente concessi.

Nonostante questo quadro generale di riferimento il mercato non decolla, non permettendo ancora al nostro settore di ottenere un aumento della domanda sufficiente ad incrementare la produzione edile e l’occupazione.

Dall’Osservatorio congiunturale dell’industria delle costruzioni elaborato dall’ANCE e riferito a luglio 2016 in merito ad una generale analisi del mercato del credito nel settore delle costruzioni a favore delle imprese, emerge che ormai da otto anni i finanziamenti bancari per intraprendere nuovi investimenti nel campo immobiliare sono in diminuzione.

In parte questo fenomeno è condizionato da una riduzione degli investimenti da parte delle stesse imprese che subiscono difficoltà di mercato, ma effettuando un’analisi di più lungo periodo e confrontando i diversi comparti finanziari del credito bancario, emerge – anche a livello locale – che il settore delle costruzioni è stato quello che più di tutti ha subito la forte restrizione delle erogazioni di finanziamenti.

Se nel 2007 venivano destinati al settore edile circa il 30% dei finanziamenti erogati dalle banche, nel 2015 la stessa quota è stata del 18%.

Da una nostra indagine rapida risalente ad aprile 2016 possiamo evidenziare che vi è stato un lieve allentamento della stretta creditizia nei confronti del settore, tendenza confermata anche nell’ultimo ‘Rapporto sulla Stabilità Finanziaria”’della Banca d’Italia (aprile 2016).

Pensiamo che ciò sia dipeso da un rallentamento della caduta dei prezzi degli immobili in quanto è molto convincente che gli investimenti in immobili hanno orizzonti lunghi e sono finanziati dalle banche con prestiti garantiti dalle stesse proprietà acquistate o costruite.

Pertanto variazioni negative dei prezzi determinano una riduzione dei valori delle garanzie prestate ed aumentano i rischi per chi ha concesso credito finalizzato agli investimenti.

Riteniamo che anche da parte delle banche serva uno sforzo aggiuntivo per comunicare alle aziende cosa sia necessario fare per migliorare il merito di credito, oltre ad un sostegno consulenziale che si affianchi alle decisioni ed alle strategie aziendali.

Come già evidenziato, il mercato del credito alle famiglie di mutui erogati per l’acquisto di case è invece tornato a crescere.

Il cambio di rotta possiamo datarlo al 2014, apertura confermata anche per il 2015 come nel primo trimestre 2016 ed in questo caso con medie nazionali – ma mutuabili a livello locale – del 48% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Avviandomi a concludere intendiamo anche in questa occasione sostenere la posizione della nostra Associazione per la realizzazione del tratto mancante dell’Autostrada Tirrenica.

La validità della realizzazione dell’autostrada non è condizionata solamente da valutazioni di carattere categoriale, tra cui l’auspicata opportunità di coinvolgimento lavorativo per le imprese del territorio, ma anche e soprattutto dalla utilità che l’opera apporterà all’economia della nostra provincia nel contesto regionale e nazionale.

Il dibattito dopo oltre 20 anni è ancora aperto, ma l’impressione che abbiamo è che nelle recenti valutazioni di alcune amministrazioni locali interessate, le posizioni siano meno rigide che nel passato ed è per questo che auspichiamo la continuazione di un confronto costruttivo e non condizionato da azioni individualistiche che contrastino con una visione di carattere generale.

Intendo concludere rappresentando oltre che il disagio e le difficoltà che le nostre imprese stanno ancora subendo, anche un messaggio di ottimismo della volontà che – come imprenditori – continuiamo ad avere nelle attività giornaliere, con senso di responsabilità sia verso i dipendenti delle nostre aziende che nelle Istituzioni, convinti dell’importante ruolo che possiamo svolgere nella società per la costruzione del nostro Paese”.

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