Pubblicato il: 25 Gennaio 2018 alle 19:40

Cinema

CineVisioni: la recensione de L’ora più buia

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema ed Aurelia Antica Multisala

Gran Bretagna, 1940. È una stagione cupa quella che si annuncia sull’Europa, piegata dall’avanzata nazista e dalle mire espansionistiche e folli di Adolf Hitler. Il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l’esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk.

Dopo l’invasione della Norvegia e l’evidente spregio della Germania per i patti sottoscritti con le nazioni europee, la camera chiede le dimissioni a gran voce di Neville Chamberlain, Primo Ministro incapace di gestire l’emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill, con buona pace di re Giorgio VI e del Partito Conservatore che lo designa per soddisfare i Laburisti.

Ne L’ora più buia Churchill deve affrontare una delle sue prove più turbolente e definitive: decidere se negoziare un trattato di pace con la Germania nazista, accogliendo una proposta di mediazione dell’Italia fascista tramite l’ambasciatore Giuseppe Bastianini o continuare la guerra per difendere gli ideali e la libertà della propria nazione.

Quando le inarrestabili forze naziste iniziano a conquistare tutta l’Europa occidentale e la minaccia di invasione diventa imminente, con un’opinione pubblica non preparata, un re scettico, e col suo stesso partito (i Conservatori) che trama contro di lui, Churchill dovrà sopportare la sua “ora più buia”, mobilitando l’intera nazione, e tentando di cambiare il corso della storia mondiale.

Winston Churchill è un personaggio chiave della storia recente del Regno Unito, dell’Europa e del mondo. Uno dei tre protagonisti di Yalta, un attore centrale e tuttavia non così conosciuto in tutte le sue sfaccettature, salvo qualche ritratto caricaturale.

La sfida dello sceneggiatore Anthony McCarten (che aveva dato già ottima prova di sé con La Teoria del Tutto) e del regista Joe Wright (tra i suoi lavori Orgoglio e Pregiudizio ed Espiazione) è proprio quella di dipingere non solo uno snodo storico fondamentale ma anche un Winston Churchill “a tutto tondo”.

La scelta dei protagonisti è di prim’ordine: Churchill è interpretato da Gary Oldman, la moglie del primo ministro da Kristin Scott Thomas e la segretaria Elizabeth Layton da Lily James (lanciata dalla serie Downton Abbey).
Ed è proprio alla Layton che è virtualmente assegnato il compito di raccontare la storia. Ma il personaggio di Lily James è subito ed inevitabilmente sovrastato dalla magnifica interpretazione di Gary Oldman, capace di restituirci un Churchill sontuoso, coinvolgente e maledettamente credibile. Una menzione anche per la Scott Thomas, seppur costretta in un ruolo minore.

L’ora più buia è un bello spaccato di storia, la cui costruzione è accurata e convincente. La sceneggiatura non presenta buchi e la regia è solida. Buona la scelta delle ambientazioni, ottima la resa della claustrofobica War Room churchilliana. Quello che manca al film è la capacità di coinvolgere: chi è appassionato di storia lo amerà, ma non è affatto capace di colpire il grande pubblico.

Questo lungometraggio merita di gran lunga le sei nomination per gli Oscar. Se solo avesse avuto un pizzico di pathos in più, sarebbe anche riuscito, come Churchill fece a suo tempo, a mobilitare gli animi e spingere alla riflessione su quanto siano importanti le scelte nel determinare il corso degli eventi.

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