Cinema

CineVisioni: la recensione di Benedetta Follia

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema ed Aurelia Antica Multisala

Guglielmo (Carlo Verdone), uomo di specchiata virtù e fedina cristiana immacolata, è proprietario di un negozio di articoli religiosi e alta moda per vescovi e cardinali. I valori su cui l’uomo ha fondato la sua esistenza crollano all’improvviso quando sua moglie Lidia (Lucrezia Lante della Rovere) lo abbandona dopo venticinque anni di matrimonio, proprio nel giorno del loro anniversario.

La vita però riserva ancora qualche sorpresa allo sfortunato Guglielmo, che in una giornata come tante nel suo negozio riceve la visita di un’imprevedibile candidata commessa: Luna (Ilenia Pastorelli), una ragazza di borgata sfacciatissima e travolgente, volenterosa ma altrettanto incapace, e adatta a lavorare in un negozio di arredi sacri come una cubista in un convento.

Luna traghetterà l’abbottonato datore di lavoro attraverso un mondo proibito di single allo sbaraglio, fatto di appuntamenti al buio, app di incontri come “Lovit”, la più hot del momento, ed esilaranti tentativi di donne disposte a tutto pur di trovare l’anima gemella. Letizia, Raffaella, Adriana: incontri imbarazzanti, buffi e sorprendenti o incontri casuali come quello con Ornella (Maria Pia Calzone).
E visto che la realtà supera l’immaginazione, le vite di Guglielmo e Luna avranno dei risvolti totalmente inaspettati. Perché, come quelle del Signore, anche le vie dell’amore sono infinite.

Diciamo la verità: è da un pezzo che Verdone non azzecca un film. Ma l’affetto che ci lega all’attore e regista romano, ricordando le sue glorie passate ed i veri e propri classici che ha saputo sfornare, ci fa ogni volta sperare che questa sia la volta buona, che possiamo finalmente assistere alla sua resurrezione.

Per Benedetta Follia Verdone si affida ad un cast solido, fatto di attrici collaudate (Lucrezia Lante della Rovere ed anche Paola Minaccioni) e star emergenti come Ilenia Pastorelli, premio David per la sua interpretazione in Lo chiamavano Jeeg Robot. L’impressione, però, è che gli interpreti non si trovino a proprio agio in questo film.

E la ragione si capisce presto: è tutto, maledettamente, già visto. Benedetta Follia è un insieme di cliché, ripetuti ed assemblati quasi come un disperato tentativo di mescolare ingredienti alla ricerca di un sapore decente, che inevitabilmente non arriva. Sono poche le occasioni in cui si sorride (di ridere non se ne parla) e molte di più quelle in cui sopraggiunge, quasi come un automatismo, un senso di compassione più verso il Verdone regista che verso il suo personaggio d’attore.

Benedetta Follia è un film scontato, piatto, privo di mordente, in cui Verdone è l’ombra di se stesso e gli altri interpreti imprigionati in personaggi così stereotipati da costringerli. Resta da capire se al regista rimanga qualche asso nella manica per il futuro (e magari un periodo di pausa aiuterebbe) o se non convenga un decoroso ritiro piuttosto che un lento ed inesorabile viale del tramonto.

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