Pubblicato il: 7 Marzo 2019 alle 19:09

Cinema

CineVisioni: la recensione di The Vanishing – Il mistero del faro

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

The Vanishing – Il mistero del faro si basa su un vero mistero storico, risalente al lontano 15 dicembre 1900, quando tre guardiani del faro nelle isole Flannan, a circa venti miglia dall’isola scozzese di Lewis, nelle Ebridi, scomparvero senza lasciare traccia. Il luogo in cui si trovava il faro si chiama Eilean Mor e gli uomini scomparsi erano Thomas Marshall, James Ducat e Donald McArthur.

La storia è appunto quella di tre guardiani di un faro che si apprestano ad assumere servizio per le solite sei settimane su una piccola e remota isola al largo della Scozia. Tutto prosegue con normalità fino a quando i tre non scoprono un baule pieno d’oro, portato sull’isola da un naufrago in fuga. Saranno costretti a uccidere dapprima per difendersi, poi per trattenere l’oro e infine continueranno a farlo accecati dall’odio e dalle paranoie, fino a quando rimarrà un solo sopravvissuto.

La regia è affidata al danese Kristoffer Nyholm, che esordisce con The Vanishing – Il mistero del faro sul grande schermo, dopo aver diretto numerosi episodi di show televisivi di successo come The Killing, Enfield – Oscure presenze e Taboo . Autori della sceneggiatura sono Joe Bone e Celyn Jones. La curiosità è  che entrambi sono isolani di origine. Il trio di attori protagonisti è composto da due scozzesi: Gerard Butler (qua anche produttore) e Peter Mullen e dall’emergente attore e modello inglese Connors Swindells, interprete della serie Netflix Sex Education, nella quale interpretava il personaggio di Adam Groff, qua al suo debutto cinematografico.

La prima cosa che salta all’occhio (letteralmente) di The Vanishing – Il mistero del faro è la magnificenza delle ambientazioni. Del resto nel film sono stati usati quattro diversi fari, per gli esterni si tratta del faro di Mull of Galloway, per la scala interna e il giardino laterale di quello di Killantrigan, mentre Corsewall è stato utilizzato per un un’unica ripresa in interni e per le scene sulla scogliera e il faro di Cloch, non più attivo ma conservato benissimo, per l’interno.

L’isola diventa metafora per una fortezza, per l’isolamento e soprattutto un luogo in cui la solitudine costringe al confronto con se stessi. I protagonisti attraversano infatti un percorso, scatenato dal ritrovamento della cassa con i lingotti d’oro, che farà loro scoprire aspetti interiori a loro stessi sconosciuti: avidità, ingordigia, violenza, fino alla capacità di uccidere altri esseri umani.

Il regista applica a questo film le tecniche sperimentate nella sua esperienza televisiva, donando una serie di atmosfere dark molto efficaci e accompagnando l’interpretazione degli attori, che complessivamente è buona. La “catena alimentare” vede al vertice Peter Mullan, seguito da Butler e infine Swindells.

Eppure The Vanishing – Il mistero del faro è uno di quei lungometraggi che non riesce ad entrare nel cuore dello spettatore. Non ha nulla che non vada dal punto di vista tecnico, ma manca di sentimento. Forse uno sforzo maggiore degli sceneggiatori, alcune rimarcature in certi passaggi, avrebbero aiutato. Magari proprio l’origine isolana dei due sceneggiatori ha fatto sì che vi siano un po’ troppi sottintesi, mentre lo spettatore della terraferma necessita di essere accompagnato verso alcuni concetti. Il vero mistero è proprio questo: come un buon regista, buoni attori e una bella storia riescano a produrre un film senz’anima.

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