Agricoltura

Guerra del grano, le proposte di Confagricoltura: “Piano cerealicolo nazionale e accordi di filiera”

Subito accordi di filiera e interprofessionali, condividere un data base di informazioni utili per impedire le speculazioni e consentire agli operatori una migliore analisi delle tendenze di mercato e, non ultimo, un piano cerealicolo che investa risorse su ricerca e innovazione”.

Nei giorni dopo il sit-in regionale per la battaglia del grano, organizzato da Confagricoltura e Cia in piazza Rosselli, il direttore di Confagricoltura Grosseto, Paolo Rossi, lancia nuove proposte per impedire quello che dalla piazza è drammaticamente emerso: lo spettro del blocco delle coltivazioni di grano.

Situazione questa che dobbiamo assolutamente scongiurare – aggiunge Rossi. Noi siamo la Maremma, il cui 25% della produzione lorda vendibile è dato dal grano che, se smettessimo di coltivare, ci porterebbe a una disfatta economica totale”.

La soluzione potrebbe essere offerta da intraprendere la strada dell’interprofessione, con la parte agricola e quella industriale sedute allo stesso tavolo, nel quale condividere accordi di filiera e definire regole alla base dei contratti che si sottoscriveranno, come ad esempio i parametri di qualità da premiare.

Secondo Confagricoltura – continua Rossiè necessario un database di informazioni utili messo a disposizione di tutti gli attori, Ministero compreso, così da non permettere speculazioni, offrendo un quadro aggiornato delle scorte presso gli stoccatori, come pure rendere noti, nei tempi, i dati sulle semine che risultano dalle domande Pac e quelli doganali sulle importazioni. Una rete di informazioni così aggiornata riuscirebbe ad offrire una fotografia reale della situazione degli stoccaggi, semine e importazioni, consentendo agli operatori una migliore analisi delle tendenze di mercato”.

L’ultimo aspetto suggerito è quello legato al Piano cerealicolo nazionale, di cui è auspicata una concentrazione prioritaria delle proprie risorse su ricerca, innovazione e genetica, per recuperare il gap agronomico rispetto agli altri Paesi.

Tutto questo – aggiunge Rossiin mancanza di unità sindacale perde di mordente. Purtroppo duole constatare come sempre più frequentemente si assista a indecorosi teatrini.  Non va bene! Perché in presenza di un’azione di lotta vogliamo avere la controparte che ci ascolta. Il Governo faccia il suo lavoro, noi faremo il nostro di sensibilizzazione e di protesta”.

Sulla stessa linea anche il presidente regionale Francesco Miari Fulcis, che dal palco di piazza Rosselli ha ribadito  il concetto dell’unità: “Non è il cappello che fa l’agricoltore. Dobbiamo essere uniti perché se l’agricoltore va a casa, con lui ci va mezza economia della Toscana e alloradomandarichiediamo il sussidio anche noi? Chiediamo i 35 euro al giorno? Questa è solo l’ultima delle battaglie, perché ieri c’è stato il mais e domani ci sarà il pomodoro o il vino

Miari Fulcis conclude invocando la protezione dei nostri prodotti agricoli all’estero nella stessa misura con cui sono controllati in Italia.

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