Pubblicato il: 2 Aprile 2019 alle 10:49

CinemaFollonica

“Dafne”: il film con protagonista un’attrice con sindrome di down arriva a Follonica

Sono aperte le prenotazioni per la proiezione evento, organizzata dal Piccolo Cineclub Tirreno, che si terrà alla sala Tirreno di Follonica, in via Bicocchi 53, giovedì 11 aprile, alle 21.30.

Sarà in programma la proiezione di “Dafne“, il film vincitore del Premio Fipresci nella sezione Panorama dell’ultima Berlinale – Berlin International Film Festival, di cui molto si sta parlando in questi giorni.

Ospite della serata il regista Federico Bondi.

L’ingresso sarà riservato ai soci dell’associazione Piccolo Cineclub Tirreno. Vista la grande richiesta, è consigliata la prenotazione da effettuare alla Pro Loco di Follonica, in via Roma 49 (aperta dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19, tel. 339.3880312).

Dafne (interpretata dall’esordiente Carolina Raspanti) ha trentacinque anni, un lavoro che le piace, amici e colleghi che le vogliono bene. Ha la sindrome di Down e vive insieme ai genitori, Luigi (Antonio Piovanelli) e Maria (Stefania Casini). L’improvvisa scomparsa della madre manda in frantumi gli equilibri familiari: Dafne è costretta ad affrontare non solo il lutto, ma anche a sostenere Luigi, sprofondato nella depressione. Grazie all’affetto di chi le sta intorno, alla propria determinazione e consapevolezza, Dafne trova la forza di reagire e cerca invano di scuotere il padre. Fino a quando un giorno accade qualcosa di inaspettato: intraprenderanno insieme un cammino in montagna verso il paese natale di Maria, e, nel tentativo di guardare avanti, scopriranno molto l’uno dell’altra.

“Qualche anno fa – racconta il regista Federico Bondividi alla fermata dell’autobus un padre anziano e una figlia con la sindrome di Down che si tenevano per mano. Fermi, in piedi, tra il via vai di macchine e passanti mi apparvero come degli eroi, due sopravvissuti. Dafne nasce da questa immagine-emozione, la scintilla che mi ha spinto ad approfondire. Sono entrato con curiosità in un mondo che non conoscevo, finché ho avuto la fortuna di incontrare Carolina Raspanti, con cui è nata un’amicizia fondamentale non solo per il film, ma anche per la mia vita.

Sul set, la sua presenza si è rivelata un esempio per tutti: Carolina non subisce la propria diversità, ma la accoglie, ci dialoga, vive la sua condizione con matura serenità. In un mondo che ‘obbliga’ all’efficienza e all’illusorio superamento della sofferenza (esiste ormai anche la pillola per il lutto), Carolina/Dafne ci ricorda di accettare, nei suoi limiti, la condizione in cui ci troviamo e di viverla pienamente.

Un invito, almeno negli intenti, ad abbandonare l’atteggiamento rigido del pregiudizio e sentimenti come la paura, a volte persino l’orrore o più spesso la compassione davanti al ‘diverso’, grazie all’ironia (la forza più evidente del carattere di Carolina, dotata di un umorismo spiazzante e imprevedibile) e, contemporaneamente, all’estrema serietà di cui la ragazza si fa portavoce: per lei la vita è una lotta da affrontare a viso aperto!

Con una commistione di generi, e senza trasformare la disabilità in tema d’intrattenimento, ‘Dafne’ è una commedia drammatica o un dramma in chiave di commedia: una dramedy dove si può ridere e piangere allo stesso tempo, mi auguro.

Oggi in Italia sono quasi quarantamila le persone con la sindrome di Down. Non è una malattia, è una condizione genetica che accompagna per tutta la vita le persone nate con un cromosoma in più. Tuttavia, non esiste una persona Down uguale a un’altra, proprio come non c’è una persona normodotata uguale a un’altra. Carolina è Dafne. La ‘realtà’ è stata l’ispirazione e il metodo mentre scrivevo e mentre giravo. Non è stata Carolina ad entrare nel film (non ha mai letto una sola pagina della sceneggiatura), è stato il film a piegarsi a lei. Potevo permettermi di ‘tradire’ il testo originario, ma non la fiducia di Carolina, che esigeva rigore, rispetto, ascolto. Tutti stimoli per tentare di restituire dignità alla sua storia, al suo sguardo e a quella stretta di mano alla fermata dell’autobus“.

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