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“Orti in carcere”: al via il progetto per il reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro

La parte operativa del programma è coordinata dall'agronoma Manuela Nelli

E’iniziata due settimane fa la prima fase del progetto regionale “Orti in carcere“, grazie al quale alcuni detenuti della casa circondariale di Massa Marittima avranno l’opportunità di ricevere una formazione teorica ed esperenziale sull’attività agricola, in modo da prepararsi per un futuro inserimento lavorativo in un settore cruciale nel territorio circostante.

La parte operativa del programma è coordinata dall’agronoma Manuela Nelli, con la collaborazione della cooperativa sociale “Melograno” e già nella scorsa settimana sono stati realizzati vari interventi per la sistemazione delle aree verdi del carcere e la predisposizione di quanto servirà alla prosecuzione del progetto.

Abbiamo iniziato a ripristinare le aree verdi interne al cortile del carcere – spiega il presidente della cooperativa Massimo Iacci – e quelle esterne che circondano la struttura: il primo step è stata la potatura degli alberi da frutto e degli olivi già presenti in quest’area e il secondo la messa a dimora di sedici piante di olivo”.

Nell’arco di questa settimana – prosegue Manuela Nelli stiamo predisponendo invece, nei cortili interni, due distinti orti dove verranno collocate piante aromatiche di vari tipi con la tecnica cosiddetta ‘in cassone’, che permette di gestire più facilmente la cura delle piante. La prossima settimana predisporremo un impianto di irrigazione basato sul recupero e lo sfruttamento dell’acqua piovana”.

L’intento, spiegano i referenti è creare spazi in cui si possa, nei prossimi anni, allestire una vera e propria raccolta delle olive e magari una piccola produzione interna di oli aromatizzati.

Si tratta di un laboratorio di formazione mirato all’ambito agricolo – prosegue Iacci -, finalizzato a creare opportunità di lavoro per chi ha bisogno di un rinserimento in società dopo un periodo di isolamento. Come cooperativa abbiamo già sperimentato questo tipo di percorso con altre persone: già decine di ex detenuti hanno lavorato nei terreni che abbiamo recuperato all’esterno del carcere e sette di loro sono riusciti a trovare lavoro in zona e si sono fermati nel nostro territorio”.

Il progetto prevede poi una seconda fase di orientamento rivolta a tutti gli ospiti della casa, in seguito alla quale, in base all’interesse dimostrato, saranno selezionati quindici detenuti per le attività formative interne; per alcuni di loro sarà anche possibile uno stage pratico, grazie alla collaborazione delle aziende agricole del territorio. Il programma formativo comprenderà l’approfondimento di varie tematiche: la conoscenza delle colture e degli aspetti tipici del paesaggio agricolo locale, la tutela ambientale, la sicurezza sui luoghi di lavoro e la collaborazione con le realtà produttive della zona.

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