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Il “Dopo di Noi” sbarca sull’Amiata: al via il progetto per la vita autonoma dei disabili

Il “Dopo di noi” si presenta anche sull’Amiata.

Giovedì 20 dicembre, alle 10.30, appuntamento alla “Casa del minatore” di Selvena (Castell’Azzara) per presentare il progetto dal titolo “Per un dopo di noi diffuso e replicabile”, promosso dal Coeso, in collaborazione con la cooperativa Cuore Liburnia, Fondazione “Il Sole” onlus e le cooperative Arcobaleno e Uscita di Sicurezza e con il sostegno di Fondazione Futura, Fondazione Riconoscersi e l’Associazione grossetana genitori di bambini portatori di handicap (Aggbph) per favorire l’autonomia abitativa delle persone disabili sul territorio dell’Amiata grossetana.

E sarà proprio la “Casa del minatore”, messa a disposizione gratuitamente dal Comune di Castell’Azzara a ospitare fino a cinque persone disabili che saranno individuate dai servizi per la sperimentazione del progetto nato per sostenere le famiglie e garantire un’autonomia anche a chi ha una disabilità. L’amministrazione comunale, infatti, dopo un’indagine sul territorio ha deciso di destinare al progetto coordinato dal Coeso la “Casa del minatore”, dopo aver verificato con la Regione Toscana l’impossibilità di adibire la struttura a Rsa per anziani. In questo modo anche l’Amiata potrà avere una struttura dedicata alle persone disabili che intendono sperimentare la vita autonoma.

Spesso, infatti, quando i genitori di persone con varie disabilità vengono a mancare o non si trovano più in condizioni di farsi carico dei propri figli, questi non hanno gli strumenti e le competenze per condurre una vita in autonomia e, nel peggiore dei casi, sono costretti a ricorrere al ricovero in struttura, anche quando il livello di disabilità non è così elevato e potrebbe permettere una maggiore autonomia e libertà.

Per questo la Regione Toscana, facendo seguito alla legge 112/2016, ha deciso di destinare risorse per sostenere l’autonomia abitativa dei disabili: nel Grossetano il progetto, che vede per tre anni uno stanziamento di oltre 500mila euro, è realizzato dal Coeso Società della Salute insieme a Fondazione “Il Sole” onlus alle cooperative Arcobaleno, Cuore Liburnia e Uscita di Sicurezza e con il sostegno di Fondazione Futura, Fondazione Riconoscersi e l’Associazione grossetana genitori di bambini portatori di handicap (Aggbph).

E proprio per presentare l’iniziativa saranno realizzati, nei prossimi mesi, incontri sul territorio, aperti non solo agli addetti ai lavori, ma anche alla cittadinanza. Si parte giovedì prossimo, a Follonica, dove interverranno, tra gli altri, anche Maria Maddalena Ronchi, responsabile dell’unità funzionale assistenza sociale della Zona Amiata grossetana, Colline Metallifere, Grossetana, Giampaolo Tollapi, responsabile del progetto “Dopo di Noi” del Coeso Società della Salute Grosseto, la cooperativa Cuore Liburnia, Bianca Pianigiani, assistente sociale della Usl Toscana sud est, e Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso, che trarrà le conclusioni.

Il progetto “Dopo di noi”

Con il finanziamento regionale saranno messi a regime tre tipi di interventi, finalizzati al cohousing, ovvero alla coabitazione. La Regione ha messo a disposizione 418.500 euro, da utilizzare in 3 anni di sperimentazione, e 104mila euro di contributi per adeguare gli appartamenti che ospiteranno le persone con disabilità. La cifra sarà impiegata per dare vita a un percorso residenziale a Grosseto articolato su due appartamenti che potranno ospitare complessivamente otto persone.

A Follonica, invece, saranno sperimentati brevi periodi per i primi due anni con l’obiettivo di individuare quattro persone da far vivere stabilmente insieme nell’ultimo anno; sull‘Amiata si attiveranno percorsi solo per brevi periodi, in cui quindi saranno diverse le persone disabili coinvolte. Potranno partecipare al progetto persone disabili individuate dai servizi sociali. Le famiglie delle persone coinvolte dovranno contribuire con un contributo calcolato su base Isee, ovvero sulla base delle reali possibilità economiche delle famiglie. Possono sostenere il progetto anche privati cittadini che, con il loro contributo, potrebbero permettere di sperimentare la vita autonoma anche in altri appartamenti, rispetto a quelli già individuati.

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