Pubblicato il: 3 Marzo 2018 alle 14:20

AmbienteCosta d'argento

Crisba, Oasi di Burano e Comune di Capalbio insieme per la biodiversità

Visita scolastica degli studenti della classe III della scuola media di Capalbio all’Isis di Grosseto.

La riserva naturale e oasi del Wwf del lago di Burano ed il prestigioso centro ricerche Crisba (Centro ricerche strumenti biotecnici nel settore agricolo-forestale) dell’Isis “Leopodo II di Lorena” di Grosseto hanno proposto al Comune di Capalbio di continuare il progetto “Giglio di mare” per il secondo anno, per sensibilizzare studenti e cittadini sull’importanza della conservazione delle dune costiere.

La presenza dell’Oasi di Burano ha caratterizza fortemente il Comune di Capalbio contribuendo in maniera determinante ad una maggiore e continuativa attrazione di un più vasto pubblico sensibile alle tematiche ambientali e al paesaggio naturale.

Tra le specie che destano maggiore interesse nella duna costiera c’è il pancrazio marittimo, meglio conosciuto come giglio di mare (Pancratium maritimum), ed è proprio questa la specie che è stata scelta come “specie bandiera”.

Il centro ricerche Crisba da alcuni anni si è specializzato anche nella propagazione di specie vegetali dunali autoctone. Il progetto è stato attivato ad ottobre 2010 con la collaborazione dell’assessorato all’ambiente della Provincia di Grosseto ed ha consentito di riprodurre l’elicriso (Helichrysum sp.), che viene moltiplicato per talea e mediante micropropagazione in vitro, e il “giglio di mare” (Pancratium maritimum).

L’intento del Crisba e del wf è quello di coinvolgere gli studenti dell’Istituto comprensivo di Capalbio in tutte le fasi, sia le complesse fasi di propagazione, che le operazioni di reintroduzione in ambiente dei gigli di mare. L’esperienza di questa mattina ha consentito agli studenti di apprendere le tecniche di propagazione di una specie di interesse naturalistico e l’importanza della tutela dell’ecosistema dunale nel suo insieme.

Il 16 marzo invece avverrà la piantumazione di 100 gigli di mare di 5 anni d’età, propagati dal Centro ricerche, in un’area retrodunale individuata dal Wwf. Sarà quella un’altra occasione per sensibilizzare la collettività sull’importanza della tutela dell’ecosistema dunale e della flora che lo caratterizza.

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