AgricolturaAmiata

“Co.Se di Mod.a”: al via il progetto per la mappatura degli olivi sull’Amiata

Molte le azioni messe in campo

Sul monte Amiata è iniziato il progetto “Co.Se di Mod.a“, che ha l’obiettivo di incrementare la produzione dell’olio di qualità. Molte le azioni messe in campo.

Arcidosso

All’interno del Pif “Amiata Oleos”, progetto integrato di filiera del Consorzio Olio Seggiano Dop, vi è un’attività di innovazione che sta dando alcuni risultati molto interessanti. Con l’obiettivo di monitorare la mosca oleare è iniziata un’articolata mappatura degli oliveti amiatini. Dalle prime indagini realizzate sul territorio dell’Unione dei Comuni dell’Amiata grossetana, la quale ha sostenuto fin dall’inizio questa iniziativa, risulta che l’area del monte Amiata (in particolare i comuni di Seggiano, Castel del Piano, Castell’Azzara, Cinigiano, Arcidosso, Semproniano, Roccalbegna e Santa Fiora) ha una superficie olivata di circa 4.300 ettari: un numero ben più alto di quello riportato in letteratura, ovvero circa 3.200 ettari. Numeri che parlano chiaro e che consegnano all’Amiata un quarto della superficie olivicola totale della provincia di Grosseto, che è pari a 16.500 ettari.

La mappatura rappresenta solo una parte delle attività inerenti al progetto “Co.Se di Mod.a” (“Consorzio Olio di Seggiano e incremento produzione di qualità: un modello di olivicoltura che nasce dal confronto coltivato vs abbandono”), finanziato dalla sottomisura 16.2 del Pif “Sostegno a progetti pilota e di cooperazione”. Il coordinatore scientifico del progetto è il professor Ruggero Petacchi della Scuola Superiore Sant’Anna – Istituto scienze della vita, partecipano inoltre Aedit S.r.l, alcune aziende agricole dell’Amiata ed anche la Coop Unione Amiatina; dal punto di vista tecnico il progetto è coordinato dagli agronomi Edoardo Passalacqua e Giovanni Alessandri. In “Co.Se di Mod.a” sono affrontati diversi aspetti d’innovazione e in particolare quelli legati al recupero delle superfici olivicole abbandonate e questo grazie, altre alla mappatura, anche allo sviluppo del sistema Dss (Decision support system). Il progetto, nello specifico, si compone di 10 azioni che possono essere riassunte in 4 punti:

  • individuazione, monitoraggio degli oliveti abbandonati e confronto con gli oliveti coltivati;
  • sviluppo del sistema Dss (Decision support system);
  • mappatura area olivata della DOP Seggiano;
  • divulgazione dei risultati ottenuti.

La valutazione dell’impatto degli oliveti abbandonati a livello agronomico (gestione mosca olearia), contestualmente alla mappatura delle superfici olivate nell’area Dop, permetterà dunque di migliorare la conoscenza del territorio consentendo di adottare delle azioni di difesa e gestione su vasta scala. La realizzazione di un’app specifica permetterà alle aziende di intervenire tempestivamente con riduzione dell’impatto sull’ambiente in termini di maggiore efficienza degli oliveti e delle pratiche agricole. Per quanto riguarda la difesa dalla mosca, il progetto prenderà in considerazione, prevalentemente, la problematica del rapporto tra oliveti abbandonati e oliveti coltivati e l’innovazione sta nel fornire indicazioni agli olivicoltori in merito al rischio che la loro azienda o oliveto ha in funzione della tipologia e all’estensione dell’abbandono presente nel suo intorno.

I risultati saranno ottenuti attraverso la definizione di un indice di rischio pratico e dalla definizione di parametri climatici (temperatura) che condizionano il rischio di attacco della prima generazione estiva del fitofago. Al fine di ottenere un monitoraggio in continuo della “presenza mosca” negli oliveti abbandonati e in quelli coltivati confinanti, è previsto l’utilizzo dell’automazione nel monitoraggio, attraverso “trappole conta insetti”. Inoltre, sarà fatto un censimento e una mappatura degli oliveti abbandonati nel comprensorio Consorzio Olio di Seggiano in modo da trasferire a scala landscape l’indice di rischio stimato a scala aziendale. L’aspetto innovativo riguarda i metodi di acquisizione e gestione dei dati, in particolare, attraverso l’implementazione di una piattaforma web con un Sistema a Supporto delle Decisioni dedicato all’oliveto.

Un po’ di storia sulla zona olivicola dell’Amiata

La zona olivicola dell’Amiata è un’area unica in Toscana, per la presenza di copiosi oliveti a ridosso della montagna, con un’esclusività rappresentata dalla coltivazione di olivi della varietà Olivastra seggianese. Questa cultivar di olivo si ritrova in tutti i comuni dell’Amiata grossetana, anche se con una concentrazione diversa ed è un unicum assoluto. In tutta l’area, contestualizzabile all’interno della Maremma toscana, coesistono assieme a oliveti di Olivastra seggianese, anche impianti con varietà tradizionali toscane (Frantoio, Moraiolo, Leccino, Pendolino e Correggiolo).

Gli oliveti di Olivastra seggianese sono principalmente concentrati nella zona di Seggiano, Montegiovi (Castel del Piano) e Montelaterone (Arcidosso), mentre gli oliveti delle cultivar toscane sono maggiormente diffusi nei comuni di Cinigiano, Semproniano e nella zona di Montenero d’Orcia, nel comune di Castel del Piano. Il monte Amiata si fregia di due certificazioni di qualità per l’olio extravergine: la Dop Seggiano e l’Igp Toscano. E proprio la Denominazione di origine protetta Seggiano (unico olio con Dop non caratterizzato dalle cultivar tradizionali toscane) è il cuore di questa filiera. La zona interessata dal Pif che ha un valore complessivo degli investimenti di 4.6422.388,03 euro e un contributo accordato di 2.169.686,73 euro spalmato sui 34 progetti presentati nel Psr 2014/2020 della Regione Toscana, è quella olivicola collinare e montana dell’Amiata.

In questo territorio coesistono sia impianti di piccola estensione, costituiti prevalentemente da olivi di Olivastra seggianese con individui secolari anche di grosse dimensioni che possono raggiungere i 6-8 metri, sia aree a olivicoltura specializzata, con olivi appartenenti prevalentemente alle cultivar toscane. Gli oliveti dell’Amiata devono essere recuperati e mantenuti e andranno salvaguardati in futuro non solo per motivi di conservazione del patrimonio varietale e dei caratteri di tipicità locali, ma anche per motivi culturali e paesaggistici e di governo del territorio, soprattutto collinare e montano.

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