Pubblicato il: 10 Luglio 2019 alle 11:12

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“L’Atelier Alzheimer incontra i musei”: il progetto sbarca a Grosseto

"Atelier Alzheimer" è un laboratorio di stimolazione cognitiva per persone affette da patologia a carico del sistema nervoso centrale

Arriverà anche a Grosseto il progetto “L’Atelier Alzheimer incontra i musei“. Un progetto della cooperativa Nomos, aderente a Co&So, con sede a Bagno a Ripoli (Firenze), che ha la gestione operativa di uno dei progetti più rivoluzionari mai creati nell’assistenza per i malati di Alzheimer.

“Atelier Alzheimer” è un laboratorio di stimolazione cognitiva per persone affette da patologia a carico del sistema nervoso centrale (ad esempio demenza di tipo Alzheimer, demenza vascolare, etc.) con sintomi comportamentali e cognitivi manifestati lievi o di media entità, mirato a sviluppare e attuare opportune azioni volte al contenimento dei sintomi ed al mantenimento delle capacità residue dell’utente.

L’idea è nata da un progetto realizzato dal Centro studi Orsa e da Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), finanziato dalla Regione Toscana, patrocinato dalla Società della Salute FI-Sudovest, in collaborazione con l’Azienda sanitaria fiorentina e con il coordinamento dell’Ambulatorio per i disturbi cognitivi.

I partecipanti dell’Atelier Alzheimer del Centro anziani Anconella a Firenze hanno potuto partecipare a una serie di incontri al Museo “Marino Marini” di Firenze, organizzati per sperimentare strategie di comunicazione diversa con le persone affette da demenza a partire dalle esperienze d’arte che si possono fare al museo.

Nel percorso si alternano momenti per i caregiver (familiari e professionali), attività al museo per tutti (persone con demenza, familiari e operatori dell’Atelier), laboratori creativi presso l’Atelier.

Il progetto che ora ‘migra’ anche a Grosseto – spiega il presidente della cooperativa Nomos, Francesco Manneschi offre all’utente l’opportunità di svolgere una attività ‘ri-abilitativa’, che rallenti la perdita delle funzioni correlata alla progressione della malattia per garantire la miglior qualità di vita possibile e un vantaggio arriva anche per il familiare o il badante che si occupa di assistere il malato e che può imparare un nuovo lavoro di cura proposto nel laboratorio da trasferire nell’ambiente familiare”.

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