Economia

Legge di bilancio, i pensionati di Cna: “Rivalutare assegni e prevedere cuneo fiscale”

Gli ex artigiani dicono "no" allo stop delle rivalutazioni degli assegni e chiedono il recupero degli arretrati

I pensionati di Cna dicono “no” allo stop delle rivalutazioni degli assegni pensionistici e chiedono ai livelli confederali dell’associazione di farsi portavoce su Governo e Parlamento.

Con una lettera, infatti, i rappresentanti dei pensionati iscritti all’associazione degli artigiani danno l’allarme su alcuni temi di cui si sta dibattendo proprio in questi giorni.

Ogni anno – dicono i pensionati di Cna, nell’ambito delle discussione sulla legge di bilancio, si torna a parlare di pensioni. Si parla di allungare i tempi del blocco delle perequazioni sugli assegni mensili, senza concedere l’adeguamento automatico al costo della vita“.

Se, secondo i pensionati, fermare l’adeguamento degli assegni e non tenere conto del costo della vita è sempre sbagliato, lo è ancora di più in questo momento: “L’emergenza Coronavirus – afferma il presidente dei pensionati di Cna Grosseto Vezio Vagnoni e la crisi economica ad essa legata non hanno risparmiato le tasche dei pensionati, che sempre più spesso hanno dovuto far fronte a bisogni familiari crescenti, spesso sostituendosi allo Stato che non è stato in grado di supportare tutta la popolazione colpita dal Covid sia direttamente che indirettamente“.

Secondo Cna, quindi, è necessario farsi parte attiva per evitare questo ulteriore blocco. Inoltre, aggiungono i pensionati “… chiediamo che vengano immediatamente corrisposti gli arretrati delle mancate rivalutazioni a far data dall’ultimo blocco. E’ tempo di concedere in pianta stabile, senza più metterlo in discussione, il ‘cuneo fiscale’ anche per le pensioni“.

E per trovare i fondi necessari i pensionati di Cna propongono anche la strada da seguire: “Le risorse – continua la nota possono essere facilmente reperite attraverso controlli specifici sugli eventuali abusi dei benefici ‘reddito’ e ‘pensione’ di cittadinanza, per evitare che chi non ha bisogno non benefici di soldi pubblici a discapito di chi ha regolarmente versato contributi per oltre 40 anni”.

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