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Caro energia, il Pd: “Proposte di centrodestra e terzo polo incomprensibili”

L’energia e il suo costo sono fra i temi più importanti di questa campagna elettorale, anzi sono, forse, IL tema“.

A dichiararlo, in un comunicato, sono Mirjam Giorgieri, segretaria del Pd di Follonica, Luca Niccolini, segretario del Pd di Scarlino, e Giacomo Termine, segretario provinciale del Pd.

“Mentre le bollette delle famiglie e delle aziende italiane salgono vertiginosamente a causa della speculazione, rischiando di mettere in ginocchio l’intero sistema produttivo, ogni partito propone la sua ricetta – continua la nota -. Se è evidente a tutti che l’obiettivo principale è l’indipendenza energetica, non è invece così evidente quali siano le proposte della destra e del duo Renzi-Calenda. Il Partito Democratico propone un modello che pone al centro gli investimenti sulle rinnovabili per un progressivo e non più procrastinabile abbandono delle fonti fossili, un modello che mette al centro un piano nazionale per il risparmio energetico e interventi finalizzati ad aumentare drasticamente la quota di rinnovabili prodotte in Italia, anche attraverso lo sviluppo delle Comunità energetiche, con l’obiettivo di installare 85 GW di rinnovabili in più entro il 2030. Un obiettivo ambizioso, ma realistico che porterà, secondo alcune stime, alla creazione di circa 500.000 nuovi posti di lavoro e ad un coinvolgimento reale dei cittadini e delle cittadine nelle politiche energetiche locali e nazionali”.

“Investire subito, da oggi, nell’energia pulita è tre volte strategico – sottolinea il Pd -. Primo, perché contrasta il cambiamento climatico abbattendo le emissioni di CO2. Secondo, perché taglia in maniera strutturale il prezzo delle bollette per famiglie e imprese e crea nuovi posti di lavoro. Terzo, perché rafforza la nostra sicurezza nazionale, riducendo la dipendenza dall’importazione di fonti fossili dall’estero. Questa stessa chiarezza non è, invece, riscontrabile nelle proposte della destra e di Azione-Italia Viva. Salvini, Meloni, Berlusconi e Calenda hanno inserito nel loro programma elettorale il ritorno al nucleare senza specificare a quanto ammonterebbe il costo di un investimento di questo tipo (si stima che possa essere fra i 200 e 400 miliardi), quali sarebbero le coperture economiche e, soprattutto, quali sarebbero i territori prescelti per la realizzazione delle centrali e per il deposito delle scorie. Esiste ed è già pubblica da tempo una lista di siti idonei ad ospitare le scorie delle centrali nucleari e all’interno di quella lista compare anche Scarlino. Collocare un impianto del genere nel sito industriale del Casone di Scarlino, area già fortemente industrializzata e sulla quale stiamo lavorando per portare investimenti che vadano verso il superamento dell’incenerimento e la creazione di un polo di riciclo e riutilizzo, rischia di compromettere ulteriormente il saldo ambientale del territorio. Da buoni populisti, i militanti e amministratori locali del centrodestra e renziani-calendiani, tra cui consiglieri regionali, sindaci e consiglieri comunali, non perdono tempo sciacquarsi la bocca sulle tematiche ambientali lanciando attacchi verso il centrosinistra senza proporre nulla di alternativo e vedono bene di tacere di fronte alle imposizioni dei loro vertici nazionali”.

“Sarebbe opportuno che i candidati della destra e di Azione-Italia Viva chiarissero la loro posizione. In campagna elettorale, pur di non perdere voti si finge che il tema non esista, ma è giusto che i cittadini sappiano che con un voto a Fabrizio Rossi, Simona Petrucci, Roberto Berardi o Stefano Scaramelli si vota per realizzare nuove centrali nucleari, in spregio ai referendum del 1987 e del 2011, e per portare le scorie nucleari in siti già individuati come Scarlino. L’indipendenza energetica e un futuro senza fonti fossili non può prescindere da investimenti che devono, il più possibile, concentrarsi sull’energia pulita e non inseguire la discussione sulla costruzione di centrali nucleari – termina il comunicato -: perché i tempi di realizzazione e le tecnologie esistenti non sono compatibili con una riduzione significativa delle emissioni entro il 2030 e non risolvono i problemi ambientali ad esse associati“.

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