Pubblicato il: 23 Ottobre 2019 alle 16:35

GrossetoPolitica

Oculistica, il Pci: “La Asl abbatte le liste di attesa sulla cataratta privatizzando le visite”

"È assurdo che ad un cittadino che si presenta ad una visita pubblica gli vengano prospettati tempi di attesa lunghi"

Per la cataratta i cittadini hanno varie possibilità in relazione alla loro capacità economiche e a quella di spostarsi sul territorio”.

A dichiararlo è Luciano Fedeli, segretario provinciale del Pci.

“Attendere oltre 12 mesi per una semplice operazione con il sistema pubblico, rivolgersi a percorsi intramoenia che accelerano i tempi, oppure rivolgersi al privato se hanno possibilità di spendere tra i 700-800 euro per l’intervento esclusi esami – spiega Fedeli -. Queste sono le opzioni per tornare a vedere con i propri occhi e già queste creano discriminazioni di trattamento che danno idea di come vi sia sempre più una sanità differenziata tra chi può e non può“.

“La Regione è intervenuta e ha messo a disposizione risorse per stipulare convenzioni con privati, finalizzate a garantire l’abbattimento delle liste di attesa, una scelta che non convince la segreteria del Pci di Grosseto che riterrebbe più utile assumere nuovi professionisti, magari giovani laureati, aumentando il personale di ruolo per dare quelle risposte ai bisogni di salute dei cittadini ed abbattere tempi di attesa – sottolinea Fedeli -. Ma la Regione ha scelto, la Regione governa e non vuole sentire ragioni. Da una parte ci promette che il sistema pubblico non sarà scardinato, dall’altra crea le condizioni per affossarlo con convenzioni che, se le indiscrezioni acquisite dicono il vero, hanno dello scandaloso e riguardano l’oculistica, in particolare l’area che si occupa di interventi alla cataratta“.

“A Grosseto, secondo quanto riferito, si apre un’altra possibilità per chi ha bisogni di oculistica in generale e sulla cataratta nello specifico, non è semplicemente anomalo ma grida alla beffa, quasi allo scandalo – continua Fedeli. Il tutto si riferisce ad una vicenda legale che nasce da lontano e sulla quale, dopo anni e diversi gradi di giudizio, nel 2014 venne posta la parola fine. L’azienda sanitaria aveva fatto causa al primario di oculistica di Grosseto perché svolgeva attività di libera professione in extramoenia incompatibile con le norme. La Cassazione, con sentenza, stabiliva l’incompatibilità tra l’incarico di primario e l’esercizio della libera professione. L’incarico di primario di Grosseto veniva quindi messo a concorso. Bene, dopo 5 anni quello che è uscito dalla porta rientra dalla finestra ed è proprio la stessa Asl, che aveva aperto il contenzioso con il medico, sembra che abbia stipulato una convenzione con la clinica privata gestita dello stesso medico con il quale ha vinto la causa e dove, a questo punto, i cittadini potranno recarsi per sottoporsi, in tempi ragionevoli, all’intervento di cataratta”.

“Considerando che per un intervento di questa natura il costo è compreso tra 700-800 euro, ad esclusione di altri esami, l’attività per la quale si era aperto un contenzioso oggi viene ‘regolarizzata’ con convenzione – prosegue Fedeli -. Gli interrogativi che si pone il Pci, qualora le notizie apprese fossero fondate, sono molti: il primo è quello di un sempre crescente abbandono delle attività pubbliche dove a rimetterci sono i cittadini. L’altro interrogativo è rappresentato dal paradosso che consente in alcuni casi agli stessi professionisti che operano nel sistema pubblico di svolgere attività di intramoenia in ambienti della Asl o attività private con convenzioni che prefigurano anche conflitti di interesse evidenti. Nel mezzo al sistema il silenzio in cui si trovano costretti gli utenti e quello complice della politica“.

È assurdo che ad un cittadino che si presenta ad una visita pubblica gli vengano prospettati tempi di attesa lunghi per la soluzione del problema che, magicamente, si possono riducono se lo stesso cittadino accetta e paga salatamente percorsi fuori dal sistema pubblico – termina Fedeli -. Ci chiediamo cosa ne pensi la Regione di tutto questo e soprattutto che cosa ne pensano i sindaci e il presidente dell’area vasta, ma soprattutto che cosa vogliono fare oltre che a dichiararsi, tanto per dire qualcosa di sinistra, di essere per il diritto alla salute pubblico ed universale, quando poi nella realtà si preferiscono investire nel privato discriminando tra chi può permetterselo e chi invece, come sempre, si deve arrangiare“.

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