Pubblicato il: 8 Agosto 2013 alle 20:38

Attualità

Nove grossetani alla Giornata mondiale della gioventù in Brasile. Il racconto di Don Gian Paolo Marchetti

Con Bete, la responsabile dell'accoglienza al Santuario di S.EdvigeHanno attraversato un oceano e volato per quasi diecimila chilometri per stare a contatto con Papa Francesco e vivere un’indimenticabile quanto emozionante esperienza, ma anche per rappresentare con entusiasmo ed allegria Grosseto e la sua diocesi in mezzo a tre milioni di giovani.

Stiamo parlando dei 9 ragazzi della nostra città che hanno partecipato alla XXVIII Giornata mondiale della gioventù che si è tenuta dal 23 al 28 luglio a Rio De Janeiro.

Il gruppo, guidato da Don Gian Paolo Marchetti, Rettore del seminario di Grosseto, è partito alla volta del Brasile il 19 luglio ed ha fatto rientro in Italia il 31 luglio.

E proprio con Don Gian Paolo abbiamo voluto parlare di questa partecipazione della comitiva grossetana ad un evento che ha avuto una cassa di risonanza planetaria.

Il Rettore del seminario cittadino era alla sua quarta esperienza in una simile manifestazione, dopo aver vissuto anche le Giornate mondiali della gioventù di Roma, presieduta da Giovanni Paolo II, di Colonia e di Madrid, in cui era presente Benedetto XVI.

Don Gian Paolo è stato accompagnato da altri otto giovani della nostra provincia: due seminaristi e sei ragazzi delle parrocchie della Santissima Addolorata, di Santa Lucia e di Istia d’Ombrone.

Don Gian Paolo, come vi siete preparati a questa manifestazione?

A metà giugno, abbiamo organizzato due incontri di catechesi sul tema che avrebbe caratterizzato questa Giornata mondiale della gioventù, ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli’, tratto dal vangelo di Matteo. Inoltre, alcuni giorni prima della partenza, abbiamo fatto un’altra riunione per mettere a fuoco alcuni aspetti più tecnici e pratici del nostro viaggio: cosa portare con sé, che ambiente avremmo trovato, come ci saremmo organizzati una volta arrivati a Rio. Infine, il giorno stesso del volo per il Brasile, abbiamo partecipato ad una messa celebrata nel seminario di Grosseto da don Desiderio”.

Dove avete alloggiato durante la vostra permanenza a Rio de Janeiro?

Siamo stati ospitati in una scuola all’interno del santuario di Santa Edvige, situato nei pressi del Maracanà e nel centro della città carioca. I volontari del comitato organizzatore ci avevano riservato un’aula dell’istituto ed abbiamo dormito nei nostri sacchi a pelo insieme ad altri giovani italiani di Tivoli, Roma, Palestrina e della Sardegna. Dal punto di vista logistico, il nostro alloggio ci offriva una posizione ideale, in quanto tre catechesi di preparazione alla veglia del sabato notte si sono svolte proprio all’interno della scuola”.

Come siete stati accolti dai volontari della struttura e dagli abitanti della metropoli brasiliana?

Devo ammettere che sia i volontari che i carioca ci hanno fatto sentire a casa nostra e ci hanno riservato un’accoglienza ed un’ospitalità davvero calorosa. Sebbene ci fossero ovvi problemi di comunicazione, gli stessi abitanti di Rio con i quali siamo entrati in contatto si sono prodigati per farci sentire a nostro agio. Basti pensare che quando avevamo qualche necessità e non sapevamo come risolverla, c’era sempre un carioca pronto a darci una mano. Inoltre, come nelle altre precedenti Giornate mondiali della gioventù, era stata allestita una struttura denominata ‘Casa Italia’, composta da volontari del nostro Paese e da membri dell’Ufficio nazionale della Pastorale giovanile, che forniva qualsiasi supporto agli italiani”.

Quali sensazioni si provano a partecipare ad una manifestazione di livello mondiale insieme ad altri tre milioni di giovani provenienti da ogni angolo del pianeta?

“Sicuramente è stata un’esperienza di fede importante. Quando ti trovi a contatto con milioni di ragazzi che condividono i tuoi stessi ideali, ti rendi conto di far parte di un’immensa comunità che è la Chiesa e che tutti quanti formiamo un popolo unico, il popolo di Dio. Inoltre, è stata emozionante la presenza di Papa Francesco, una figura carismatica che con la sua semplicità ed immediatezza ha saputo entusiasmare i giovani. Particolarmente suggestiva e carica di significato è stata anche la festa degli italiani, organizzata mercoledì 24 luglio all’interno del palasport di Rio, il Maracanazinho. A questa iniziativa hanno partecipato tutti i ragazzi provenienti dal nostro Paese e proprio in quell’occasione abbiamo esposto uno striscione che avevamo preparato prima della partenza e sul quale avevamo scritto ‘Diocesi di Grosseto’””.

Quale messaggio vi ha trasmesso Papa Francesco nel corso dei vari incontri a cui ha partecipato?

Il Papa ci ha spronato ad essere ancora più missionari perché, secondo le sue parole, ‘I giovani devono evangelizzare i giovani’. Carico di significato è stato anche il discorso tenuto durante la via Crucis, in cui il Pontefice ha chiesto ai giovani di essere il campo della fede di Dio, in cui accogliere il seme della Sua parola e farla crescere”.

Come pensate di testimoniare ad altri giovani che non erano presenti a Rio le emozioni che avete vissuto durante la Giornata mondiale della gioventù?

Nei prossimi giorni, l’Ufficio pastorale diocesano organizzerà a Grosseto un incontro in cui potremo raccontare la nostra esperienza in Brasile”.

Rispetto alle altre Giornate mondiali della gioventù a cui hai partecipato, cosa ti ha comunicato quella vissuta a Rio?

Ogni iniziativa, ogni celebrazione alla quale abbiamo partecipato è stata una festa, si respirava un’atmosfera carica di allegria e di grande partecipazione. Queste sensazioni mi hanno lasciato dentro un enorme entusiasmo che mi permette di vivere in modo più gioioso la fede

Per concludere, vuoi raccontare un aneddoto particolare della vostra esperienza in Brasile?

Sebbene fossimo atterrati a Rio alle 5 del mattino, il nostro gruppo era carico di entusiasmo e di energia per l’esperienza che si apprestava a vivere. Una volta scesi dall’aereo, abbiamo scoperto che i nostri bagagli sarebbero arrivati con qualche giorno di ritardo e, quindi, questa allegria si è subito tramutata in un grande disappunto. Appena arrivati nella scuola che ci avrebbe ospitato, abbiamo incontrato Bete (nella foto in alto insieme al gruppo dei giovani grossetani, ndr), la responsabile brasiliana dell’accoglienza del santuario di Santa Edvige, che ha capito subito il nostro malumore. Ecco, questa donna ci ha fatto tornare il sorriso dopo alcuni minuti con la sua gentilezza e la sua cortesia e ci ha accudito giorno e notte durante tutto il nostro soggiorno come se fossimo stati suoi figli”.

Fonte foto: Stefano Papini

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