“Giochi ancestrali”: le opere di Giampaolo Territo in mostra alla Galleria Spaziografico

Ieri, alla Galleria Spaziografico di Massa Marittima, è stata inaugurata la mostra “Giochi ancestrali” di Giampaolo Territo, artista di Piombino che da anni lavora sulla scena toscana e che si distingue per le opere fatte di colore, linee e segni grafici, quasi fossero antichi alfabeti.

Un affascinante percorso che richiama linguaggi ancestrali, frutto di immaginazione e uso esperto dei materiali pittorici.

“Dopo un inizio figurativo, ho sentito molto presto l’esigenza di sintetizzare sempre più la mia espressività, fino a giungere a una pittura minimalista fatta di pochi colori e di pochi segni, forse in qualche modo influenzata dalla cultura araba del mio Paese di nascita, la Tunisia – spiega Territo. Dal 1991 ho iniziato a esprimermi anche con la pittura digitale, affascinato da questa nuova forma espressiva, tanto da affiancarla a quella più tradizionale. La mia pittura è una stilizzazione estrema in cui sagome di figure umane si ritrovano frammiste agli avvenimenti della vita, alle loro storie e attese, in un contesto che può essere il passato, il presente, il futuro… Questi significati sono rappresentati perlopiù con masse di colore nero (uso quasi esclusivamente colori acrilici)… è come se fosse presente una patina nera mossa da forze ancestrali, che avvolge e coinvolge tutto. Ultimamente, per dare più pathos ai miei lavori, mescolo i colori acrilici con la sabbia“.

“I graffiti, eseguiti con matite o pastelli, rappresentano la parte didascalica dell’opera, scritta in un linguaggio non codificato, con una valenza che va al di là del tempo e dello spazio. Nelle opere si osservano anche linee orizzontali e verticali, come un pentagramma entro il quale inserire le composizioni, ma anche come griglia su cui le composizioni stesse si aggrappano… le linee costituiscono una ragnatela che cattura e ferma le masse nel loro scorrere nel tempo e nello spazio.  In diverse opere ho sentito l’esigenza di intervenire al computer su alcune foto per me particolarmente significative, inserendovi i miei segni neri, le mie sagome, i miei graffiti, la mia patina nera, ritrovandomi in nuovi scenari e in una nuova dimensione – termina l’artista -. Le campiture di colore rappresentano i nostri stati d’animo, le nostre emozioni; il segno che li attraversa, invece, è la nostra voglia di comunicare che si esprime con una scrittura non definita ma che, proprio per questo, può essere interpretata come universale“.

La mostra rimane aperta, in via Goldoni 18, fino al 31 agosto ed è visitabile tutti i giorni dalle 18 alle 19.30 e dalle 21 alle 22.30.

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