Pubblicato il: 26 Giugno 2016 alle 11:11

GrossetoPolitica

Dopo il voto, l’analisi di Luigi Bellumori: “Ha prevalso la voglia di cambiamento”

Per me parlano i numeri, il resto e’ lolla, come diceva mia nonna: rispetto alle ultime amministrative per il sindaco di Grosseto, abbiamo ottenuto 6.850 voti in meno“.

Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio e membro dell’esecutivo provinciale del Pd di Grosseto, analizza i risultati delle elezioni amministrative nel capoluogo maremmano.

“Tra i candidati sindaci, Lorenzo Mascagni il 5 giugno è quello che ha preso meno voti rispetto alle liste che lo sostenevano – spiega Bellumori; sempre il 5 giugno, all’esito dello scrutinio, 2.157 voti separavano Noi per Grosseto da Vivarelli Colonna; il 19 giugno il confronto era tra Vivarelli Colonna e Mascagni e lì la differenza la fanno le persone: per un tratto ti accompagnano i sostenitori poi dopo c’e’ la persona. Ed in molti puntavano proprio sin dall’inizio sul fatto che la differenza di carattere avrebbe fatto la differenza nel ballottaggio. Mi pare l’abbia fatta… ma al contrario“.

“Dopo 10 anni di Bonifazi, i grossetani volevano cambiare con un sindaco che non fosse allineato a Firenze, che si arrabbia e chiama il Prefetto e fa allontanare i parcheggiatori abusivi, che è fortemente sensibile alla domanda di sicurezza che la città invoca, che si arrabbia con la Regione per la sanità, per le nomine compiacenti, per la gestione del ciclo dei rifiuti sempre più onerosa per le tasche dei cittadini – continua l’esponente del Pd -. Uno che qualche volta esce dalle righe e che non serve di continuo la messa. Invece, ad un certo punto, il candidato si smarca anche dall’amministrazione Bonifazi (‘l’unica cosa buona fatta in questi anni a Grosseto è Sistema’). La cosiddetta discontinuità nella continuità, che emergeva dal noto sondaggio di ottobre, dove peraltro la Giunta aveva un gradimento del 58% e Bonifazi da solo toccava il 60%“.

“Mascagni a mio avviso, ed evidentemente per la stragrande maggioranza di coloro che sono andati alle urne il 19 giugno scorso, non era interprete di questo cambiamento: molti iscritti e simpatizzanti lo dicevano per quanto invero molti lo abbiano investito di questa responsabilità – sottolinea Bellumori -. Di questo erano informati i vertici regionali, che fino all’ultimo hanno insistito con un’analisi completamente lontana dalla realtà, che presupponeva il Pd addirittura al 28%, al quale aggiungere i voti della lista Mascagni, del Psi e di Passione per Grosseto. Tutti sapevano ed erano informati che ampi strati del voto del pubblico impiego (ex dipendenti provinciali e dipendenti provinciali), del mondo della sanità e di altre realtà un tempo vicine al Pd cercavano altri riferimenti politici. Leggerezze, incapacità e presunzioni che hanno giovato male al Mascagni politico, non certo all’uomo, che sicuramente ha delle indubbie qualità, che peraltro non hanno gareggiato con il competitor Vivarelli Colonna, già forte in termini di conoscenza dell’opinione pubblica per aver ricoperto con successo ruoli di prestigio e di evidenza“.

“L’offerta politica di Vivarelli andava nel senso del cambiamento a prescindere. Peraltro è da notare che Vivarelli Colonna vince con i voti presi alle precedenti amministrative da Lolini (che perdeva contro Bonifazi). Il Pd al 19%, ha perso il controllo dell’area vasta (e non è  detto che sia un male), ha perso la gestione della Provincia dei Comuni – conclude Bellumori. Ha perso tutto e poi come, intanto si aspetta che ne parlino a Roma, poi a Firenze e poi magari a Grosseto. Il sondaggio chiedeva discontinuità e mai come in questo caso gli elettori sono stati attenti a far sì che ciò si verificasse“.

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