Pubblicato il: 28 Giugno 2018 alle 17:36

Politica

Amministrative, Sani: “Sconfitta pesante da non sottovalutare. Bisogna costruire un nuovo centrosinistra”

«La portata della sconfitta elettorale subita dal Pd in Toscana – sottolinea Luca Sani, ex parlamentare presidente della Comagri della Camera e membro della direzione provinciale del Pd di Grosseto – non ammette sconti o dilazioni.
Date le condizioni di partenza, qui le cose sono andate molto peggio che altrove. Considerando che sul piano sociale e economico non si sono vissute crisi più gravi rispetto al resto del Paese, le ragioni della sconfitta sono di natura prevalentemente politica. Aprire adesso una vertenza sul governo regionale, pensando che sia la sola soluzione rispetto al risultato elettorale, oltreché strumentale, è fuorviante. Occorre piuttosto esaminare ciò che non ha funzionato nel Pd. I segnali di difficoltà non sono mancati: Livorno, Arezzo, Grosseto, Pistoia. Segnali puntualmente ignorati, sottovalutati o derubricati a vicende locali.

La gestione del partito regionale ha avuto grandi limiti: scarsamente autonoma da Roma, fortemente condizionata da logiche di corrente che sono state riversate sul territorio nella definizione degli assetti di partito e nelle scadenze elettorali, non tenendo conto delle ricadute sul piano locale. Ci siamo relegati in un progressivo isolamento e si sono scavati fossati interni. Abbiamo smarrito pezzi importanti di classe dirigente, di organizzazione, di relazioni politiche, di elettorato e, quindi, di posizioni di governo.

Se non partiamo da questa consapevolezza rischiamo di pagare altri prezzi, ancora una volta molto alti. La priorità è ricostruire un nuovo centrosinistra. Con convinzione e senza ambiguità sulle alleanze da fare. Va fatto sul piano programmatico, culturale e valoriale, partendo anche dalla bella piazza che si è ritrovata a Firenze contro il razzismo grazie all’appello del presidente Rossi e del sindaco Nardella.

La fase costituente che viene invocata per il Pd e per un nuovo centrosinistra, occorre promuoverla innanzitutto qui. Riallacciando i fili di un sistema fatto di relazioni individuali e collettive che è andato perduto, ricercando nuove esperienze e espressioni, riconoscendo dignità politica a tutti gli interlocutori. Occorre farlo prima del congresso e in un contesto politico definito a livello nazionale. Un congresso regionale fatto su assetti studiati a tavolino, in previsione delle elezioni del 2020, sarebbe la drammatica dimostrazione che non abbiamo ancora capito la lezione».

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