Pubblicato il: 3 Luglio 2019 alle 16:22

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“Prima di Piazza Fontana”: il libro di Paolo Morando presentato in biblioteca

Un libro che va letto da chi non c’era per comprendere la storia italiana recente e da chi c’era e sapeva

Sabato 6 luglio, alle 18, alla biblioteca di storia dell’arte di Montemerano, è in programma la presentazione del libro di Paolo Morando “Prima di Piazza Fontana. La prova generale” (Laterza, 2019).

Ne parlano con l’autore Donatella Borghesi e Giancarlo De Maria

A cinquant’anni dai fatti, che ripercorre magistralmente, il libro-inchiesta di Paolo Morando, già autore del prezioso saggio “’80, l’inizio della barbarie”, presentato a Montemerano nel 2016, rivela le verità nascoste di uno dei momenti chiave della storia repubblicana.

Morando ci svela infatti come, da chi e con quali diffuse complicità fu preparata la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, ma anche come questa preparazione abbia costituito una vera e propria prova generale di quella strategia della tensione destinata a cambiare profondamente la storia del nostro Paese.

Milano, 25 aprile 1969: due ordigni scoppiano alla Fiera campionaria e all’Ufficio cambi della Banca nazionale delle comunicazioni della stazione centrale, provocando una ventina di feriti. È il primo atto della campagna di attentati che pochi mesi dopo porterà a Piazza Fontana.

La polizia individua negli anarchici i colpevoli e, quando otto mesi dopo scoppia la bomba di Piazza Fontana, la responsabilità degli anarchici viene facilmente confermata

Peccato che non fosse vero niente. I nomi degli arrestati che ancor oggi vengono ricordati sono quelli di Pietro Valpreda e di Giuseppe Pinelli. Mentre anche l’editore Giangiacomo Feltrinelli viene rinviato a giudizio assieme alla moglie.

Due anni dopo, con un colpo di scena dietro l’altro, il processo chiarirà le dimensioni della macchinazione anti-anarchica innescata da quegli attentati. Una vicenda determinante per comprendere fino in fondo i misteri di Piazza Fontana. Un racconto serrato di una pagina nera per la giustizia italiana, da allora totalmente rimossa dalla memoria, che assume nuova luce grazie alla scoperta di documenti fin qui inediti.

Come scrive Enrico Deaglio su Repubblica, quello di Paolo Morando “è un libro importante, un gioiello di giornalismo investigativo e un brillane saggio di microstoria ….Il libro di Morando dovrebbe essere letto da tutti, in questo che si avvia ad essere il mesto cinquantesimo anniversario degli avvenimenti che cambiarono, purtroppo per sempre, l’Italia”.

Un libro, infatti, che va letto da chi non c’era per comprendere la storia italiana recente e da chi c’era e sapeva, ma, come disse in una famosa pagina Pier Paolo Pasolini, non poteva dichiararlo perché non ne aveva le prove. Un volume che fa luce su zone d’ombra create ad arte ed ancor oggi mantenute tali da chi non ha interesse a far emergere quella scomodissima verità e le vere motivazioni di un bagno di sangue che di protrasse per quasi vent’anni.

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