Pubblicato il: 11 Aprile 2019 alle 13:15

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Guendalina Amati scrive al sindaco: “Arcidosso sta morendo, ci spieghi il motivo”

Guendalina Amati, candidata a sindaco di Arcidosso per la lista “Rinasci Arcidosso!”, ha scritto una lettera aperta al sindaco uscente Jacopo Marini.

Ecco il testo integrale:

“Gentile sindaco uscente Marini,

forse non Le è chiaro un aspetto. Arcidosso sta morendo. Il decorso che sta accompagnando la nostra cara comunità a miglior vita, in questi ultimi anni, ha accelerato paurosamente i suoi passi, tanto che a molti, anche ai più ottimisti, pare oramai un processo irreversibile.

Possiamo confrontarci su tutta una serie di tematiche, scontrarci sulle questioni più disparate solo per il gusto di fare polemica e guadagnarci un palcoscenico elettorale in vista del 26 maggio. Altro tempo prezioso sottratto ad un’occasione importante, per mezzo della quale ogni schieramento politico dovrebbe formulare un ragionamento serio, partendo da questo semplice presupposto: la nostra comunità è in coma irreversibile e fino a questo momento non è stata prodotta nessuna terapia d’urto che potesse servire a restituirle una nuova vita.

Si guardi intorno per un momento. Cosa vede? Tante finestre punteggiate dai variopinti cartelli ‘Vendesi’, molti più capelli bianchi accompagnati da bastone, che coppie di giovani ragazzi con passeggini, esercizi commerciali in chiusura e tanti giovani lavoratori che, una volta fatto fagotto in cerca di fortuna altrove, se siamo fortunati, li rivediamo attraversare il nostro centro storico solo una volta al mese quando vengono a fare visita ai genitori.

Lei cosa ha fatto per fronteggiare questa paurosa involuzione socio-demografica? Assolutamente nulla. Sicuramente se ne è reso conto, ma ha preferito far spallucce appellandosi alla più banale delle giustificazioni per cui la nostra è una realtà similare a tante altre, e che il sindaco non ha poi così tanti poteri per poter imprimere una decisa inversione di tendenza. Nulla di più falso! La sua giunta si è limitata a svolgere le classiche mansioni da impiegato, ad amministrare l’ordinario (peraltro in modo discutibile viste i tanti fronti aperti su cui non è stata ancora data una chiara risposta) ed a procrastinare le questioni più importanti all’anno del poi e al mese del mai. Non ne faccio assolutamente una questione di colore politico, ma di scelte e di metodo. Sbagliate nella forma, deleterie nella sostanza.

Abbiamo chiuso i bilanci con un attivo di 1,8 milioni di euro, un miraggio per tante comunità piccole come la nostra, senza che a questo siano seguite una programmazione politica lungimirante e un piano di intervento coraggioso. Di questo dovrà dare spiegazioni assumendosi in toto la sua responsabilità di primo cittadino, perché è su questo che i cittadini Le chiederanno risposte pertinenti. Il nostro confronto è appena iniziato; e stia certo che occasioni come queste, durante le lunghe settimane che ci separano dal voto, non mancheranno”.

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