Pubblicato il: 26 Giugno 2016 alle 10:33

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L’alfabeto delle elezioni di Grosseto

Terminate le elezioni a Grosseto abbiamo cercato di immaginare un alfabeto delle amministrative, con alcuni nomi e parole chiave che hanno caratterizzato gli ultimi sei mesi di vita politica cittadina. A mentre fredda i risultati, i meriti e gli errori possono essere analizzati con maggior tranquillità. Noi abbiamo cercato di farlo a modo nostro e sicuramente avremo dimenticato qualcuno o qualcosa, anche perché le lettere sono ventuno e ad ognuna abbiamo associato un solo nome o parola. Se volete partecipare suggeriteci il vostro alfabeto…magari sarà anche migliore di quello che vi proponiamo!!!

L’alfabeto

A come Agresti. Luca Agresti è stato uno dei principali artefici della vittoria di Antonfrancesco Vivarelli Colonna. Da coordinatore della campagna elettorale si è visto spesso agli eventi con il nuovo sindaco, ma ne è rimasto sempre un passo indietro. Un lavoro prezioso anche di tessitura di rapporti con le varie anime e liste della coalizione. Normale che, dopo questo lavoro, venga premiato con il ruolo di vice.

B come Borghi. Per mesi, o forse anni, è stato indicato da più parti come candidato del centrosinistra o addirittura come futuro sindaco e, nonostante la sconfitta alle Primarie, la sua figura ha aleggiato sulla competizione facendo discutere. Lo ha fatto il suo mettersi a disposizione del partito venendo invitato poi a non candidarsi. Lo ha fatto perché di fronte a questa richiesta, e sentendosi non gradito, si è fatto da parte, lo ha fatto perché adesso, a fronte del risultato, sono tanti i rimpianti che il centrosinistra nutre per non averlo candidato. Chi pensava di averlo ridimensionato si ritrova adesso la sua figura ancora forte e pronta a dire la propria.

C come “Competitor”. Ornai nel gergo giornalistico si indica così l’avversario. Lorenzo Mascagni ha pagato tante cose. La poca notorietà iniziale. Il fatto che in politica – il perché è un mistero – il fatto che la qualità principale sia l’essere una persona seria ed onesta non paga, così come non paga il non fare promesse ed essere riflessivo. In più, è stato ostacolato dalle divisioni interne al centrosinistra. Non è poi stato l’elemento di ricucitura che molti speravano sarebbe diventato.

D come Democratici. La resa dei conti nel Pd è già iniziata e la strada che porterà al congresso non sarà facile. Il partito sceglie Mascagni e, soprattutto, la discontinuità, sbagliando strategia. Persevera puntando su una lista debole e senza gli assessori e lasciando nomi importanti di area alla lista Mascagni. Morale: arriva la sconfitta ed il partito perde dieci punti rispetto al 2011 fermandosi a meno del 19%. Che, guarda caso, finiscono proprio alla civica.

E come Elettorato. Il dato più clamoroso della tornata elettorale è quello dell’affluenza. Bassa al primo turno con il 67 per cento dei votanti, ancor più bassa al secondo turni con il 56 per cento. In pratica, un terzo degli elettori è rimasto a casa prima e quasi la metà al ballottaggio. La politica, in generale, si deve interrogare su quanto accaduto.

F come Fallimento. La sconfitta del centrosinistra è un fallimento delle strategie o della giunta precedente? Una domanda che in molti si pongono. La risposta principale è che questa è avvenuta per merito degli avversari che hanno saputo trovare il candidato giusto e lo hanno messo nelle condizioni migliori per vincere. La domanda, poi, può avere una risposta dal sondaggio commissionato alcuni mesi fa, secondo cui la giunta precedente aveva un gradimento del 58 per cento. La sensazione è che la discontinuità e la rottura con il passato recente non abbiano pagato.

G come Gori. Giacomo Gori si attendeva di più dalle elezioni, anche se, alla fine, il Movimento Cinque Stelle porta a casa quattro consiglieri. La speranza di ballottaggio si scontra con il fatto che, anche se diviso, il centrosinistra ancora oggi a Grosseto viaggia attorno al 35 per cento e, forse, il Movimento non riesce ad attirare coloro che non si recano alle urne.

H come Harakiri. Lo ha fatto sicuramente il Pd, ma anche il Psi, che non riesce ad entrare in consiglio. Probabilmente perde una grande occasione di visibilità non schierando un proprio candidato alle Primarie (dove ha sostenuto Mascagni) e scomparendo tra le quasi venti liste a sostegno degli otto aspiranti sindaco. Harakiri anche a sinistra, divisa tra Insieme, a sinistra di Massimo Ceciarini e i Comunisti di Marco Barzanti. Insieme avrebbero probabilmente conquistato un consigliere, anche se resta il sospetto che una parte dell’elettorato vicino a Ceciarini abbia risposto all’appello al “voto utile” fatto dal Pd già dal primo turno, come dimostra la candidatura nella Lista Mascagni di persone vicine al mondo della sinistra.

I come “Identità”. E’ quella che, forse, il cittadino che si reca alle urne ancora ricerca. Il centrosinistra aveva intese troppo larghe che hanno disorientato i suoi potenziali elettori. Vivarelli Colonna, cui alcuni contestavano una coalizione troppo schierata a destra, è riuscito forse a dare un’identità al suo progetto, sicuramente lo ha fatto su alcuni temi, come quello della sicurezza.

L come Lolini. Mario Lolini questa volta si presenta con la Lega Nord e con sé porta i tre consiglieri della Lista che, nel 2011, recava il suo nome. Tutti e quattro vengono eletti. La Lega in totale conquista cinque seggi ed un sesto consigliere, Angelini, arriva da Fratelli d’Italia. Piazza due assessori e, probabilmente, la presidenza del consiglio, Lui con grande senso di responsabilità lascia spazio gli altri perché preferisce garantire la sua esperienza ad un consiglio formato da tante facce nuove.

M come Marras. Tra i big del Pd è quello che esce peggio dalla sconfitta di Lorenzo Mascagni, di cui è stato tra i primi sponsor. Il suo ruolo a Firenze ed in Maremma è stato determinante per far pendere l’ago della bilancia sulla scelta del candidato sindaco poi sconfitto. Voci fiorentine dicono che abbia rimesso il suo mandato di capogruppo del Pd in consiglio regionale nelle mani del segretario Parrini, che gli avrebbe confermato la fiducia.

N come Nuovi. Sono tanti i nuovi consiglieri. Una quindicina su venti nella maggioranza, dieci su undici (lasciando Gori il posto in consiglio) all’opposizione. Ne possono sorgere vantaggi e svantaggi. I vantaggi possono riguardare le motivazioni, gli svantaggi che, nei momenti delicati, gli esperti dovranno essere bravi a tenere uniti i vari gruppi ed a spiegare nel dettaglio il funzionamento della macchina amministrativa.

O come Orfino. Giuseppe Orfino è stato l’uomo comunicazione e lo “spin doctor” di Antonfrancesco Colonna. Non ha sbagliato nulla e, per la prima volta, un giornalista è stato tra gli uomini determinanti in un’elezione a Grosseto. Altro rammarico del centrosinistra che lo ha lasciato a piedi. In precedenza infatti aveva fatto parte dell’ufficio stampa di Leonardo Marras in Provincia ed aveva curato numerose campagne elettorali per i candidati di questo schieramento.

P come Primarie. Probabilmente vanno riviste. Le Primarie aperte per quanto siano celebrate come una bella risposta della gente contro l’antipolitica, dimostrano anche che non sono lo strumento giusto per scegliere il candidato migliore. Non è infatti escluso che gli avversari mandino a votare propri sostenitori per scegliere quello più gradito, dunque più debole. Partiti e coalizioni, forse, devono tornare a scegliere dando la parola solo agli iscritti.

Q come quote rosa. Stanno diventando una spina nel fianco di molti. Già il Movimento Cinque Stelle nell’annunciare gli assessori non aveva donne ed aveva avuto difficoltà anche a ricevere candidature. Antonfrancesco Vivarelli Colonna aveva già pronta la lista degli uomini ed ha dovuto lavorare solo per individuare le donne disposte ad entrare in giunta.

R come Rossi. Fabrizio Rossi è stato il più votato tra i consiglieri comunali con oltre 700 preferenze. Entrerà in giunta ed avrà la delega allo sport cui teneva maggiormente. Alla guida di Fratelli d’Italia ha visto crescere il partito che ha giocato alla pari con Forza Italia e Lega conquistando quattro seggi, con uno perso solo per il passaggio di Angelini alla Lega Nord. Segno che quando si ascolta la gente, questa ti premia.

S come Sani. Luca Sani si vede in campagna elettorale, ma si ha sempre la sensazione che abbia capito che le cose non stavano andando bene e, dunque, non avesse voluto legare troppo il suo nome alla sconfitta. Lo si capisce già dalle Primarie, quando indica nella scelta dell’apparato del partito il motivo per cui sta con Mascagni.

T come Toscana. Il voto di Grosseto influirà anche a livello regionale ed in particolare sull’area vasta, dove il centrodestra controllava anche Arezzo. Secondo alcuni questo potrebbe rappresentare un vantaggio visto che, fino ad oggi, i governanti locali si erano appiattiti molto sulle decisioni di quelli regionali senza battere i pugni sul tavolo. Le cose potrebbero dunque cambiare.

U come Unità. Non ci riferiamo al giornale di riferimento del Pd, ma quella che nasce tra i vari partiti e le varie coalizioni. In un sistema che è ormai tripolare le divisioni portano sconfitte. Se nel bipolarismo i partiti principali potevano comunque vincere pur non essendo uniti, oggi questo sembra non accadere più. I leader nazionali e locali lo devono capire.

V come Vivarelli Colonna. Chiariamolo subito: è lui il vero vincitore di queste elezioni. E’ sceso in campo ed ha saputo compattare il centrodestra. E’ riuscito a presentarsi come un elemento civico, pur essendo sostenuto dai partiti, ha accolto con sé chiunque avesse un’idea e portasse qualche voto (la politica della formichina, dunque che anche poche preferenze potevano servire, ha pagato). Ha avuto un atteggiamento che è piaciuto sin da subito all’elettorato. Si è accattivato le simpatie anche di quello avversario che, successivamente, lo ha premiato con il voto o lo ha fatto non andando a votare. Una volta eletto ha parlato da sindaco di tutti i grossetani e non solo di una parte.

Z come Zaino. E’ quello che è riempito dei problemi che un sindaco oggi deve risolvere e sono veramente tanti. Chiunque assuma questo incarico dovrà lavorare molto e nelle difficoltà del momento. Per questo merita solamente un in bocca al lupo ed un appello: ricordi che da lui e dalla sua squadra dipende il futuro di 80mila grossetani.

Dunque buon lavoro ad Antonfrancesco Vivarelli Colonna, alla sua giunta ed a tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione.

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