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“La stella del battistero”: Leonello Tarabella presenta il suo libro alle Clarisse

Venerdì 10 giugno torna la rassegna nel chiostro del Polo culturale

Tutti i segreti del battistero di Pisa nel libro “La stella del battistero” di Leonello Tarabella.

Sarà il protagonista del nuovo appuntamento con l’aperitivo letterario nel chiostro del Polo culturale Le Clarisse, la rassegna organizzata dalla struttura museale di Fondazione Grosseto Cultura in collaborazione con l’associazione Letteratura e dintorni.

Venerdì 10 giugno, a partire dalle 18, Tarabella presenterà il libro con Fulvia Perillo. Il biglietto d’ingresso costa 5 euro (ridotto a 3 euro per i soci di Fondazione Grosseto Cultura presente) con degustazione dei vini della Fattoria San Felo, l’ingresso al Museo Luzzetti e la visita alla mostra di Tolomeo Faccendi, che chiude domenica. È consigliata la prenotazione chiamando il numero 0564.488066 o scrivendo a prenotazioni.clarisse@gmail.com. Nell’occasione sarà possibile anche sottoscrivere o rinnovare la Grosseto Card, la tessera socio di Fondazione Grosseto Cultura. L’aperitivo letterario è un evento di “Grosseto Città che legge”.

«Leonello Tarabella, noto anche per essere il pioniere della musica informatica in Italia – ricorda il direttore del Polo culturale Le Clarisse, Mauro Papa –, in questo suo libro ci racconta lo scenario in cui a Pisa furono progettati e costruiti il duomo e il battistero, ancora oggi il più grande del mondo. Pisa nel XI secolo era una città così aperta a culture e religioni diverse che l’incarico fu affidato a due architetti di origine orientale, Busketo e Deotisalvi, capaci di creare architetture così perfette da essere considerate miracoli, da cui il nome della piazza. Solo righello e compasso, senza calcoli matematici. Dopo accurate ricerche sull’acustica e sulla forma del battistero di Pisa, Tarabella ha ‘suonato’ il battistero come uno ‘strumento musicale’ (la performance è visibile su YouTube) e ha scritto un libro sorprendente, che ci fa capire molte cose. Ad esempio, ci spiega come in passato l’arte e la cultura fossero al servizio della collettività e non dell’ego delle archistar».

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