Gente di Follonica: “Promuovere la street art per riqualificare la città”

Ettore Chirici, capogruppo di Gente di Follonica in Consiglio comunale, ha presentato un’interrogazione al sindaco Andrea Benini per promuovere la street art nella Città del Golfo.

L’interrogazione

Ecco il testo integrale dell’interrogazione:

“Carissimo Sindaco, scrivo questa interrogazione in forma di lettera, quindi colloquiale, perché il tema non si presta a formule di rito e schemi.

E’ noto che Follonica sia da tantissimi anni luogo vivace di iniziativa (anche di alto livello) e di polemiche (anche di basso livello).

Questa vivacità ha visto frequentemente intrecciarsi cultura, arguzia, riflessione, goliardia: sono degli anni ’50 le commedie pure sofisticate con registi, scenografi ed attori dilettanti, il Carnevale e le facezie e goliardate di personaggi come ‘Gigi del Golfo’; sono degli anni ’60 le frequentazioni di attori ed attrici di richiamo internazionale e le scorribande di giovani quarantenni; successivamente, abbiamo avuto esempi di intellettuali ed artisti locali di fama nazionale ed internazionale, assieme, purtroppo, a pesanti fenomeni sociali.

Non è che mancassero iniziative culturali, provocazioni estetiche (si pensi alle Tre Palme), elevata scolarità; c’era al contempo un modificarsi repentino e frequente del tessuto e dei legami sociali che spiega, solo in parte, l’alternarsi di contenuti importanti con risibili eventi e polemiche.

C’è stato un periodo nel quale sui muri del paese abbiamo avuto un fiorire di espressioni (non mi riferisco, ovviamente, a tristi e trite volgarità o banalità) che hanno provocato spesso semplice ilarità (in molti) o seria riflessione (in pochi), ma mai hanno suscitato polemicucce.

Ne ricordo tre che cito in ordine temporale, i cui autori sono noti, vivi e vegeti:

‘Normalità’ con tre pecore (o capre?) stilizzate, un grido ed un allarme per aprire gli occhi sull’omologazione e reclamare la propria autonomia da questa;

“Non è tutto loro quello che luccica”, gioco di parole raffinato e facilmente comprensibile, richiamo contro la frenesia degli anni ’80, gli yuppies, l’arrivismo;

“Anch’io voglio una rotonda sotto casa”, pietra miliare dell’attenzione ai fatti cittadini.

Nessuna delle tre è rimasta: eppure, queste (e qualche altra) sarebbero ancora oggi ricche di significato, argute, esilaranti, provocatorie, di contenuto – discutibile, ma non banale – a costo zero.

Personalmente, non sono dispiaciuto dalle parole ‘accorate’ di Cobain e dei Nirvana riportate sulla parete del Casello di via Roma, ma, domando, se e quanto siano state e sia coinvolgenti. Sono apparse come un’operazione improvvisa e dall’alto. Insomma, l’effetto è stato più su aspetti giuridici e su quelli del costo (invero elevato) che non su contenuto e significato.

E’ vero che l’arte di questi ultimi decenni – una parte – non si pone la questione del contenuto, ma solo dell’effetto e dell’interesse personale (non a caso dura poco ed ha scarso effetto sul pubblico) e, forse, è essa stessa mercificata (al contrario di quanto si vuol far credere di proporre).

Ritengo questa operazione sia stata un’occasione persa e non rigeneratrice (semmai, ci sarebbe bisogno di farlo alle Tre Palme, ai palazzi dell’ex pomodorificio, a Salciaina).

Mi chiedo, allora, se potrebbe avere un senso riproporre le tre storiche e scomparse scritte, se non potrebbe essere utile promuovere l’arte di strada (non vedo necessità dell’inglese essendo nata in Italia in varie epoche antiche e meno), se non potrebbe avere senso chiedere idee per ridare ad edifici e complessi ‘pesanti’ un senso di leggerezza e gradevolezza (c’è tutto un filone dell’architettura mondiale che si è interrogato e si interroga sulla psicologia urbana – del costruito e dei vuoti – in relazione ai rapporti umani e sociali).

Potrebbero essere filoni ricchi di coinvolgimenti locali, liberi, non diretti e con costi modesti.

Concludo ricordando che in molti luoghi (edifici), vecchi e recenti, si entra e ci si trova di fronte ad aforismi di personaggi dall’estrazione più varia che colpiscono, per divertimento o per riflessione, senza che abbiano comportato la spesa se non dell’imbianchino (meritandosela, perché fatte bene).

Ringrazio per la cortesia e l’attenzione”.

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