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#lacosagiusta: Marras racconta l’accoglienza profughi a Grosseto

Una giornata per raccontare il modello toscano dell’accoglienza diffusa, attraverso le voci e le storie dei suoi protagonisti; per incontrare uomini e donne che fuggono da guerre e fame, troppo spesso rappresentati come “numeri” e non come persone, toccare con mano e descrivere le forme di integrazione e di lavoro volontario che sempre di più caratterizzano la presenza degli immigrati in Toscana.

È quella che si è svolta stamani grazie all’iniziativa #lacosagiusta, promossa dal gruppo consiliare del Pd in Regione Toscana. Ogni consigliere si è recato sul proprio territorio a visitare una delle tante strutture deputate all’accoglienza profughi e rifugiati e si è fatto portavoce di una delle storie di alcune di queste persone. La giornata è stata raccontata con una diretta web, a partire dalle prime ore della mattina, attraverso uno “speciale” del sito internet del gruppo consiliare (http://www.gruppopdregionetoscana.it/web/lacosagiusta/) e condivisa attraverso i suoi social network.

Il capogruppo del Pd, Leonardo Marras, si è recato al Cassero di Grosseto, dove i migranti, come volontari, collaborano alla gestione de La Città visibile, per un progetto della cooperativa Uscita di Sicurezza, promosso in collaborazione con Fondazione Grosseto Cultura.

Ad accogliere Marras, c’erano il presidente di Fondazione Grosseto Cultura, Loriano Valentini, l’assessore comunale alla cultura, Giovanna Stellini, l’assessore alle politiche sociali, Antonella Goretti, e il presidente della cooperativa Uscita di Sicurezza, Luca Terrosi.

Visita Marras Migranti 2

Il racconto di Marras

Ero curioso, prima di arrivare, di scoprire come sarebbe stato visitare una mostra in uno dei luoghi più familiari di Grosseto insieme a chi della città e della nostra cultura, ancora, non conosce quasi nulla – racconta Marras. All’entrata ho incontrato Tiggì, qui lo chiamano tutti così, ma in realtà si chiama Tigani, mi dato la mano e un po’ tremava. Mi ha detto che sta bene qui, che è felice di poter fare qualcosa per ricambiare l’accoglienza ricevuta, prima a Marina e poi a Grosseto, e che vorrebbe tanto rivedere la sua famiglia. Ha due bambini, piccoli, uno di 7 e uno di 4 anni. Gli si illuminano gli occhi quando parla di loro. Sono rimasti in Togo con sua moglie e non si vedono, tutti insieme, da quasi due anni”.

“Tiggì è arrivato in Italia quasi per caso. Un amico, arabo, quando era in Libia gli ha detto: ‘Scappa, non rimanere qui, scappa con loro che hanno una barca e possono portati lontano’. Tiggì è nato in Ghana, lì si è fatto una famiglia e costruito un lavoro: era un muratore, il caposquadra di dieci operai – continua Marras. Ha lasciato il suo Paese per sfuggire alla morte, minacciato perché comparso nel video di un’emittente internazionale che testimoniava la crudeltà degli scontri tra cristiani e musulmani. Così è andato in Togo, con la famiglia, e poi in Libia. Ma in nessuno di questi Paesi si può vivere con tranquillità, c’è violenza, barbarie, ferocia e quasi nessun controllo, nessun contrasto. L’Italia, l’Europa, significano per loro, prima di tutto, una speranza di vita ed un enorme sacrificio per ricominciare da zero, come nascere una seconda volta”.

“Nel frattempo abbiamo quasi finito il giro della mostra. Con orgoglio e con un italiano zoppicante mi ha descritto qualche opera e raccontato dei primi giorni di questa nuova avventura – conclude Marras. Ho pensato ai miei bambini e non ho saputo immaginare come sarebbe stare lontano da loro. Ci siamo salutati, questa volta la mano che tremava era la mia”.

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