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“Percorsi dell’oblio”: mostra del fotografo Andrea Berti alla Galleria Spaziografico

Sabato 14 aprile, alle 17, è in programma l’inaugurazione della mostra “Percorsi dell’oblio”, allestita con opere del fotografo Andrea Berti.

La mostra rimane aperta nella nuova sede della Galleria Spaziografico, in via Goldoni 18, a Massa Marittima, dal 14 aprile al 3 maggio, ed è visitabile dalle 16.00 alle 19.00.

“A guardare bene potremmo riconoscere quei luoghi in riva al mare, sembrerebbero famigliari… ma il dubbio s’insinua e alla fine prevale il senso del non-tempo, del non-spazio... – dichiara Gian Paolo Bonesini, curatore della mostra -. Andrea Berti ci porta, infatti, su spiagge surreali, quasi astratte se vogliamo, fermate da un occhio che non sembra vedere la vita reale, piuttosto quella lasciata in sospeso da chi se n’è andato. A ricordare quelle presenze ormai lontane restano oggetti abbandonati e luoghi solitari, enfatizzati da immagini in bianco e nero dai forti contrasti. E l’oblio cala su tutto, con una vena di malinconia“.

“Berti non sceglie la fotografia documentaria, come un tempo, ora vuole far emergere la poesia dell’immagine con scatti privi di riferimenti a luoghi, tempi, persone – continua Bonesini -. Usando solo fotocamere analogiche in formato 6×6, fotografa su pellicola e stampa con getto d’inchiostro usando pigmenti a carbone, in modo che il b/n si enfatizzi; per garantire la stabilità dell’immagine nel tempo usa come supporto la carta-cotone a ph neutro, un procedimento di fine art curato nei minimi dettagli da lui stesso, dopo decenni di sperimentazione. Fotografo già a sedici anni, fa da subito una scelta radicale e inaspettata: mai una foto a colori, il colore distoglie dal significato, è un linguaggio che non gli appartiene. Sente che solo il bianco e nero può rendere fedelmente il suo messaggio interiore“.

“E allora ecco opere dove Berti diventa, si può dire, un anti-Ghirri che ricerca fino in fondo una fotografia concettuale, quasi desolata e senza vita – termina Bonesini -. Possono sembrare ambienti spettrali, inquietanti, ma a guardare bene documentano una malinconia profonda che forse tutti abbiamo dentro di noi e che, attraverso queste opere, potremo provare a esprimere“.

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