Pubblicato il: 9 Marzo 2014 alle 23:43

Agricoltura

In Toscana la metà degli imprenditori agricoli sono donne

Un’impresa agricola straniera su due è rosa. Sono 1.030 le aziende agricole guidate da imprenditrici “non italiane” che attraverso l’agricoltura ed il lavoro nelle campagne si sono costruite un percorso di integrazione, parità sociale ed indipendenza economica riuscendo a far coincidere i tempi della vita con quelli del lavoro.

Ad accomunare le loro storie, il viaggio verso un Paese diverso, a volte anche molto lontano, il desiderio di ricominciare una vita nuova senza però dimenticare “le radici”, l’elemento forse più prezioso che rende l’agricoltura toscana tra le più multietniche, originali ed aperte del paese.

A fianco di un made in Tuscany che passa in mani straniere lasciando solo le braccia in Toscana mentre mente, cuore e cassaforte stanno altrove, c’è un made in Tuscany che viene da lontano e che contribuisce, ogni giorno, con fatica e sudore, al primato mondiale del nostro agroalimentare.

Le donne guidano quasi la metà (43%) delle imprese agricole straniere attive nella nostra regione, dove nel complesso le imprese femminili iscritte ai registri camerali nel settore agricoltura e pesca rappresentano il 32,6% del totale di tutti i settori. In pratica, 1 impresa su 3, nonostante la flessione (-2,7%) registrata nel terzo trimestre del 2013, opera nel settore primario.

Il maggior numero di questa tipologia di profilo aziendale è concentrato tra Firenze (29%), Siena (19,7%) e Grosseto (16%). A dirlo è Donne Impresa Toscana sulla base dell’analisi del rapporto Inea-Infocamere in occasione dell’iniziativa per l’8 marzo promossa da Donne Impresa e intitolata “L’agricoltura delle Pari Opportunità”, che si è tenuta a Palazzo Vecchio, a Firenze. All’evento, a cui ha partecipato il presidente nazionale della Coldiretti, Roberto Moncalvo, per la prima volta in Toscana, hanno partecipato il presidente regionale della Coldiretti, Tulio Marcelli (presidente della Coldiretti Toscana), l’assessore regionale all’agricoltura, Gianni Salvadori, e la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Firenze, Maria Federica Giuliani.

L’agricoltura, più di altri settori della nostra economia – ha spiegato nel suo intervento Maria Cristina Rocchi, responsabile regionale Donne Impresa – sta dimostrando una forte predisposizione a rispondere alle aspettative delle donne che hanno l’occasione di essere veramente protagoniste dell’impresa che guidano o in cui collaborano. L’agricoltura è un percorso che ha facilitato il desiderio di emancipazione sociale ed economica, favorendo la crescita culturale del territorio”.

L’ingresso progressivo delle donne nell’agricoltura – sottolinea ancora la responsabile regionale Donne Impresa Coldirettiha certamente dato un forte impulso all’innovazione, che ha caratterizzato il settore con l’ampliamento delle attività ad esso connesse come la trasformazione dei prodotti, la nascita del settore dell’agribenessere, il recupero di antiche varietà, le fattorie didattiche, gli agriasilo, l’adozione di piante e animali on line  e tante altre innovazioni”.

Una parte della fortuna della Toscana del buon cibo e del buon vivere, dell’ospitalità e della cura del territorio, dell’immagine e della pubblicità è merito anche di questa piccola ed intraprendente fetta di imprese che parla “un’altra lingua”. La capacità di adattamento al nuovo contesto di vita e di integrazione culturale ha fatto poi il resto. Attive principalmente nel settore del turismo rurale, le imprenditrici rosa che arrivano da lontano hanno sviluppato, a fianco di una pronunciata ricettività turistica, un naturale e conseguente legame con i prodotti tipici del territorio a cui aggiungere, non di rado, un tocco di personalità.

La multifunzionalità è la caratteristica principale delle aziende agricole condotte da donne. Queste imprese generano occupazione perché sviluppano attività particolari che si affiancano a quella principale per fornire un prodotto o un servizio particolare. La capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell’ambiente e la qualità della vita a contatto con la natura sembra essere – precisa ancora Maria Cristina Rocchiuna delle principali ragioni della presenza femminile nelle campagne. Un impegno che è infatti particolarmente rilevante nelle attività più innovative e multifunzionali, come dimostra il protagonismo delle donne nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, negli agriturismi o nelle associazioni per la valorizzazione di prodotti tipici nazionali come il vino e l’olio”.

Dai più tradizionali, come vino all’olio, preferibilmente di qualità e certificati, fino alle coltivazioni più diverse e “curiose”, la campagna toscana è piena di belle storie di donne che hanno lasciato il paese di origine per vivere in campagna. Appartengono a culture e tradizioni diverse ma sono state, per certi versi, pioniere nell’anticipare i tempi di un’immigrazione che ha contribuito all’eccellenza del made in Tuscany nel mondo.

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