Il Decreto Dignità in Toscana: gli effetti

Una delle prime novità del nuovo Governo italiano è stata l’emanazione del Decreto legge 12 luglio 2018, n.87, cosiddetto Decreto Dignità. Questo provvedimento legislativo contiene disposizioni che hanno lo scopo di contrastare:

  • il precariato nel mondo del lavoro;
  • la delocalizzazione delle imprese;
  • la dipendenza dal gioco d’azzardo.

Temi caldi quindi nel panorama toscano, ma anche italiano in generale. Come sta proseguendo l’applicazione di questo decreto? Quali sono gli effetti che si stanno riscontrando?

Decreto Dignità in Toscana e gioco d’azzardo

Una delle prime norme del Decreto Dignità prevede il divieto di qualsiasi forma di pubblicità per quanto riguarda il gioco d’azzardo e le scommesse, su qualsiasi mezzo di informazione. Molte imprese hanno quindi dovuto rinunciare a contratti di sponsorizzazione milionari con aziende operanti nel gioco d’azzardo. Questo è stato un “colpo” negativo soprattutto per diverse società sportive, in primis nel mondo del calcio, che avevano stipulato accordi nella maggior parte dei casi con siti di scommesse. Il divieto non riguarda i contratti già in vigore, che si possono concludere come stipulato e senza multe – che partono da un minimo di 50.000 euro. Inoltre, il Decreto Dignità non va a colpire le lotterie nazionali come Lotto, Lotteria Italia e Superenalotto.

Ma arriviamo alla fatidica domanda: il Decreto Dignità in merito al gioco d’azzardo sta funzionando come dovrebbe? La normativa prevede che i centri gioco e/o scommesse non possono trovarsi a meno di 500 metri dai cosiddetti “luoghi sensibili”, come ospedali, scuole, asili, centri sociali, case di riposo, chiese, ecc. Questa normativa permette sicuramente di veder diminuire le possibilità di gioco in punti fisici in regione, ma ricordiamoci che il gioco è anche – e soprattutto – online. E’ importante sottolineare infatti come il mercato del gioco d’azzardo online stia crescendo sempre più. Nel 2018, più di 70 licenze per l’apertura di nuovi portali sono state concesse. Ma su 70 siti che possono essere affidabili, ce ne sono altrettanti – o anche di più – che rientrano nell’illegale. Il Decreto sembra quindi portare i giocatori e gli scommettitori a scegliere una modalità di gioco in linea, piuttosto che fisica, ma questa misura serve davvero a combattere, o almeno diminuire, la dipendenza dal gioco d’azzardo? Si hanno molti dubbi in merito.

Decreto Dignità in Toscana e lotta al precariato

I dati parlano chiaro: secondo l’Osservatorio Datalab di Assolavoro, da luglio a dicembre 2018, le persone occupate tramite Agenzie per il Lavoro in Toscana sono diminuite dell’8,5%. E a gennaio 2019 boom di contratti non rinnovati appunto a causa del Decreto Dignità. Circa 50.000 persone hanno raggiunto i 24 mesi imposti come limite massimo per un contratto a tempo determinato e, per questo, sono state lasciate a casa. Un dato a dir poco allarmante.

E c’è chi già prima dell’entrata in vigore del Decreto Dignità aveva annunciato il fallimento dei risultati, come Francesco Marini, coordinatore all’interno di Confindustria Toscana Nord, che aveva addirittura additato il Decreto Dignità come un “passo indietro per il lavoro”. I problemi sono infatti diversi:

  • l’obbligo di indicare le causali nei contratti a tempo determinato va a generare conflitti;
  • la durata dei contratti senza causali a soli 12 mesi significa un turn over più alto;
  • l’aumento dei costi riguardanti i licenziamenti va a scoraggiare i contratti a tempo indeterminato;
  • La retroattività del Decreto Dignità ha incluso nel suo vortice negativo molti lavoratori con contratto stipulato prima del 2018.

Il problema riguardante la precarietà del lavoro è in realtà molto più complesso. E’ difficile pensare che ciò che prevede il Decreto Dignità possa portare alla soluzione definitiva, dato che il problema è molto più profondo e riguarda, in generale, il mercato economico in cui le aziende si muovono. Un mercato dove le imprese stesse non sono sicure e, di conseguenza, è difficile possano dare sicurezza ai loro dipendenti. Una parziale soluzione in questo senso potrebbe trovarsi proprio nella delocalizzazione delle imprese, altro punto del Decreto Dignità, che però deve essere ancora messo in atto adeguatamente.

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