Ambiente

Gessi rossi, le guide ambientali: “No al deposito nella cava di Pietratonda”

Le guide ambientali della provincia di Grosseto esprimono dissenso, con il pieno appoggio delle associazioni di categoria Confguide/Confcommercio, Federagit/Confesercenti, Associazione guide ambientali europee, Associazione italiana guide ambientali escursionistiche, al progetto di depositare i gessi rossi nella cava dismessa dell’Incrociata a Pietratonda.

“Riteniamo infatti estremamente dannosa per l’ambiente la scelta di riempire la cava con questi rifiuti speciali, per altro in quantità molto superiori a quelli ipotizzabili per il ripristino – si legge in una nota delle guide ambientali maremmane -; inoltre, sono passate decine di anni dalla chiusura dell’attività estrattiva e nell’area è spontaneamente rinato il bosco, tanto che il settore Miniere della Regione Toscana nel 2014 approvò il progetto di rinaturalizzazione ‘senza l’apporto di materiale esterno’. Questo habitat è ora frequentato abitualmente dagli animali selvatici, compresi quelli protetti, come ad esempio il gatto selvatico. Se il progetto dovesse effettivamente essere realizzato ci sarebbero vari risvolti particolarmente negativi per l’ecosistema, tra cui l’inquinamento causato dalle polveri, sia durante il loro trasporto che dopo il posizionamento, la prospettiva di un possibile inquinamento della falda con manganese, cloruri, solfati ed altro ancora, come avvenuto nella piana di Scarlino, in cui queste sostanze sono arrivate per infiltrazione dai boschi di Montioni, attuale deposito dei gessi rossi”.

“L’inquinamento delle falde acquifere nell’area circostante, ricca di agriturismi, coltivi ed allevamenti zootecnici, sarebbe inevitabile, data la presenza di calcare cavernoso nel sottosuolo dell’ex cava; se questo avvenisse, la vicinanza del fiume Ombrone farebbe ipotizzare danni ancora più gravi, visto che il fiume scorre per gli ultimi chilometri all’interno del Parco regionale della Maremma – prosegue il comunicato. Chiediamo quindi che si provveda a smaltire i fanghi di scarto della lavorazione del biossido di titanio con una modalità all’avanguardia, che scongiuri la possibilità di concentrare tale enorme quantità di gessi rossi in qualsiasi luogo del nostro territorio, perchè ciò comporterebbe ricadute insanabili sul settore turistico e delle produzioni agricole tipiche. Gli ecosistemi sono il nostro ambito lavorativo: ci è possibile svolgere la nostra attività grazie alla presenza di aree di alto valore naturalistico nelle quali possiamo effettuare le visite guidate approfondendo, in particolare con gli studenti, le tematiche ambientali“.

“L’immagine della Maremma come terra incontaminata, che ci rende vincenti nel turismo e nelle produzioni alimentari, sarebbe per sempre compromessa e distruggerebbe anni di alacre lavoro per posizionare le nostre località tra le più ambìte a livello europeo. Gli aspetti ecologico, sanitario, produttivo, così come la nostra professione, risentirebbero in modo totalmente negativo di scelte pericolose e distanti dall’integrità del territorio – termina la nota: rischiamo di perdere la qualità dell’ambiente, la bellezza del paesaggio ed il lavoro“.

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