Agricoltura

Guerra del grano, Coldiretti: “Bene i primi risultati, ma non ci fermiamo”

“Abbiamo ottenuto dei primi risultati ma la guerra del grano continua per dare dignità al lavoro nei campi perché è inaccettabile che oggi occorra produrre cinque chili di grano per permettersi una tazzina di caffe’”.

E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti di Grosseto Marco Bruni a conclusione della manifestazione con migliaia di agricoltori, tra i quali centinaia provenienti dalla Maremma, nel commentare positivamente l’accoglimento di alcune importanti richieste da parte del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che ha tra l’altro preso l’impegno per la moratoria dei mutui, lo studio di una assicurazione sul reddito, una contrattualistica più trasparente tra agricoltori e industria, una commissione unica nazionale (CUN) per la fissazione dei prezzi e l’immediata l’applicazione di un piano cerealicolo le cui risorse siano dedicate esclusivamente alle imprese che usano esclusivamente grano italiano.

“Le analisi ministeriali – continua la Coldiretti – hanno però anche permesso di smascherare la speculazioni in atto sul prezzo del grano che colpisce soprattutto i coltivatori italiani con i prezzi che sono praticamente dimezzati rispetto allo scorso anno per il grano duro. Da pochi centesimi al chilo dipende la sopravvivenza di centinaia di migliaia di imprese agricole, ma anche il futuro del 15% del territorio agricolo nazionale che l’Italia – sottolinea Andrea Renna, il direttore di Coldiretti Grosseto – deve difendere dagli speculatori. Serve più trasparenza sul mercato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano impiegato nella pasta e nel pane, ma è anche necessario estendere i controlli al 100% degli arrivi da paesi extracomunitari dove sono utilizzati prodotti fitosanitari vietati da anni in Italia ed in Europa e fermare le importazioni selvagge a dazio zero che usano l’agricoltura come mezzo di scambio nei negoziati internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. In un colpo solo si rischia di ‘mandare in soffitta’ circa 8000 ettari delle 1300 aziende di Coldiretti che oggi in provincia di Grosseto sono coltivati a grano duro, che è la base di prodotti principe della dieta mediterranea quali pasta e pane”.

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