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Influenza: completata la distribuzione dei vaccini ai medici di famiglia e ai pediatri per le categorie a rischio

di Roberto Lottini
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La Asl 9 sta distribuendo, già da alcune settimane, i vaccini antinfluenzali ai medici e ai pediatri di famiglia, a cui i cittadini che appartengono alle categorie a rischio, individuate dal Ministero della Salute, dovranno rivolgersi per la somministrazione gratuita.

Chi non appartiene alle categorie a rischio e desidera comunque vaccinarsi, può rivolgersi ugualmente al proprio medico di famiglia, per maggiori informazioni e per l’eventuale prescrizione.

Quest’anno, peraltro, la distribuzione dei vaccini ha avuto tempi più lunghi per il blocco cautelativo delle forniture e i conseguenti controlli sulla qualità delle dosi messe in circolazione, che ha interessato tutto il territorio regionale.

A questo, si aggiungo alcuni problemi per la zona delle Colline dell’Albegna dove la distribuzione era già iniziata prima dell’alluvione, ma che la situazione conseguente ha rallentato, nei giorni successivi.

“Il vaccino è una buona pratica – spiegano i sanitari della Asl 9 -, dal momento che rappresenta il modo più efficace per prevenire l’influenza stagionale e le sue complicanze, in particolare nelle categorie a rischio. Questa patologia, infatti, causa ogni anno in Italia circa 8 mila morti, l’84 per cento dei quali ultra65enni, ed è la è la terza causa di morte nel nostro Paese. Al problema di carattere sanitario, si aggiunge, inoltre, anche il costo sociale, essendo anche la principale causa di assenza da scuola e dal lavoro”.

Chi deve vaccinarsi: le categorie a rischio

Come ogni anno, la vaccinazione è per l’influenza stagionale è gratuita per le categorie a rischio, indicate dal Ministero della Salute con una circolare dello luglio scorso in:

  • ultra65enni;
  • bambini di età superiore a 6 mesi, ragazzi e adulti affetti da malattie croniche, da tumore, diabetici, cardiopatici, immunodepressi;
  • donne al secondo e terzo mese di gravidanza;
  • pazienti ricoverati in ospedale o in comunità;
  • medici e personale sanitario;
  • familiari di soggetti a rischio;
  • addetti ai servizi di interesse pubblico;
  • persone che, per motivi di lavoro, stanno a contatto con gli animali.
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