Home Grosseto Autonomia differenziata e Premierato: se ne è parlato in un seminario dell’Anpi

Autonomia differenziata e Premierato: se ne è parlato in un seminario dell’Anpi

A Palazzo Aldobrandeschi oltre tre ore di interventi e domande con Anna Falcone e Pietro Adami

di Redazione
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Grosseto. «Una sala Pegaso gremita per l’intero pomeriggio di venerdì scorso per l’evento organizzato nel palazzo della Provincia di Grosseto dal comitato provinciale ‘Norma Parenti’ dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia in quella che è stata non soltanto la prima iniziativa seminariale sui temi della separazione delle carriere in magistratura, dell’autonomia differenziata e del cosiddetto ‘premierato’, ma che ha rappresentato la presa di coscienza della cittadinanza maremmana su un’emergenza di carattere democratico per la Repubblica italiana in considerazione dell’incredibile numero di modifiche all’impianto costituzionale entrato in vigore il primo gennaio del 1948 e nato attraverso i complessi lavori di mediazione e sintesi tra tutte le forze politiche elette all’Assemblea costituente dopo vent’anni di feroce ed illiberale dittatura fascista, cinque anni di guerra e quasi due di violenta e sanguinosa occupazione nazista».

A dichiararlo, in un comunicato, è il comitato provinciale dell’Anpi.

L’incontro, presieduto e coordinato da Luciano G. Calì, presidente del comitato provinciale “Norma Parenti” dell’Anpi, in chiusura ha dato la possibilità di dialogare liberamente con i relatori presenti in sala.

«La cambiale sull’autonomia differenziata ottenuta dalla Lega per dare il via libera a tutto il resto – ha spiegato Anna Falcone, avvocato cassazionista e costituzionalista – sconta già i danni prodotti con la riforma del Titolo V della Costituzione, che in questi anni ha determinato degli squilibri fra cittadini di regioni diverse nella fruizione del diritto alla salute. E ciò non tanto a causa delle competenze conferite alle Regioni, quanto in ragione delle oggettive asimmetrie di risorse e capacità organizzative fra i diversi territori. Il diritto alla salute è, infatti, un diritto estremamente oneroso da sostenere, se ci sono le risorse per finanziare prestazioni e servizi il diritto è garantito, altrimenti no. Un sistema fondato su questa idea di autonomia degli enti territoriali apre le porte a maggiori discriminazioni, con un federalismo fiscale non solidale ed asimmetrico che non tiene conto della lezione vissuta durante la pandemia».

Altrettanto critico Pietro Adami, giurista e componente dell’esecutivo nazionale del Coordinamento per la democrazia costituzionale, che è entrato nel dettaglio del disegno di legge governativo, composto da cinque articoli, con cui il Governo intende introdurre l’elezione diretta della figura inedita del premier.

«Viene previsto che “il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per la durata di cinque anni” con la previsione dell’assegnazione di un premio che gli garantisca il 55% di seggi. Una forzatura enorme – ha continuato Adami che andrebbe ad alterare la reale rappresentatività del Parlamento. Vi sarebbe inoltre maggiore instabilità con molti periodi di mancato governo del Paese. La riforma infatti, come abbiamo detto, toglie al Presidente della Repubblica il compito di ricucire, consultare, e spingere le forze politiche a far nascere nuovi Governi. Il nostro sistema attuale è un sistema elastico, mentre la Meloni vuole introdurre un sistema rigido e fragile nello stesso tempo, come una brocca di cristallo che è soggetta ad andare facilmente in pezzi, con il risultato che ogni cambio di maggioranza richiederà nuove elezioni».

All’interno dell’ampia cornice del seminario anche uno spazio dedicato alla separazione delle carriere in magistratura, argomento caro a Forza Italia ed altre formazioni non organiche al centrodestra che potrebbero essere coinvolte nella procedura di approvazione che prevede una maggioranza più larga.

Una riforma che rappresenta per i relatori «una sorta di slogan privo di reale efficacia dato il bassissimo numero di transiti tra magistratura requirente e giudicante, che tuttavia comporterebbe la duplicazione del Csm ed un danno alla preparazione complessiva ed alla libertà professionale dei giudici».

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