Home Politica No alla vendita di alcolici di sera, Gabbrielli e Pizzuti: “Pensiamo anche alla prevenzione”

No alla vendita di alcolici di sera, Gabbrielli e Pizzuti: “Pensiamo anche alla prevenzione”

di Redazione
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Grosseto. «Condividiamo la delibera approvata in Consiglio comunale dell’assessore Riccardo Megale che impone l’inasprimento della vendita degli alcolici in orari serali, però è importante intervenire anche a sostegno di quei giovani consumatori che sono le vittime».

Questo il punto di vista di Amedeo Gabbrielli e Valerio Pizzuti, capogruppo di Forza Italia Ppe e Liberali Riformisti in Consiglio comunale a Grosseto.

«Molti adolescenti e preadolescenti sono sempre più coinvolti nell’abuso di alcolici – aggiungono Gabbrielli e Pizzuti– in contesti non sicuri e a volte pericolosi, il rischio che si verificano atti di vandalismo e di bullismo, sono molto alti».

Il pensiero va alle famiglie, come precisano Gabbrielli e Pizzuti: «Le stesse famiglie di questi ragazzi si trovano spesso in difficoltà, preoccupate e impotenti, ma soprattutto sole nell’affrontare un compito educativo molto difficile».

Per i consiglieri comunali di Forza Italia Ppe e Liberali e Riformisti quindi, è tempo di agire: «Non perdiamo tempo con i soliti questionari e slides, occorrono azioni concrete da attuarsi in tempi rapidi, la prevenzione e l’azione sul campo. Per quest’ultima è necessario che la presenza di educatori di strada e delle unità mobili, di cui una già presente in città, sia almeno triplicata per presidiare alcuni punti critici e intercettare i ragazzi. L’azione della prevenzione invece è una strada più a lungo termine che necessita della collaborazione di più realtà: agenzie educative, associazioni, forze dell’ordine, Ats, servizi sociali, chiamate a raccolta e coordinate dall’amministrazione comunale».

Azione necessarie ad allargare il quadro nel tentativo di arginare la problematica: «Innanzitutto occorre pensare a come concretizzare la creazione di un paio di luoghi dove questi ragazzi possano ritrovarsi e dove offrire loro un’occasione di socialità – spiegano Gabbrielli e Pizzuti–, centri aggregativi per adolescenti e preadolescenti dove possono incontrarsi e svolgere attività a loro congeniali. In secondo luogo immaginare laboratori socio-educativi che coinvolgano ragazzi dagli 11 ai 15 anni e si propongano di fornire un supporto alla famiglia e alla scuola, mediante l’aggregazione e la proposta di occasioni e iniziative».

Certo è che tutte le iniziative devono essere messe a sistema e funzionare in maniera coordinata: «Forse è un sogno, ma forse no, perché l’idea è di immaginare un progetto nuovo un sistema di educazione sportiva pubblica, diffusa e gratuita per ragazzi. Lo sport ad esempio è un’occasione per crescere insieme, quella cioè di promuovere e valorizzare la pratica sportiva di bambini, adolescenti e giovani, con disabilità e non, attraverso la collaborazione tra le organizzazioni che si occupano di formazione ed educazione e le realtà sportive del territorio – aggiungono Gabbrielli e Pizzuti , promuovere una cultura di squadra e di collaborazione tra le organizzazioni e i cittadini per promuovere prassi di coesione sociale. Serve inoltre promuovere competenze di cittadinanza tra gli atleti affinché possano essere utili per non abbandonare stili di vita sani e per consolidare la cultura del fare squadra, otre a favorire la partecipazione ad attività sportive di minori che faticano ad avvicinarsi al mondo dello sport».

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