Home Grosseto Cultura, il Movimento 5 Stelle: “Riformare i servizi, la Fondazione va sciolta”

Cultura, il Movimento 5 Stelle: “Riformare i servizi, la Fondazione va sciolta”

di Redazione
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“Se negli anni passati abbiamo sempre nutrito forti dubbi sulla gestione della cultura attraverso l’utilizzo di un istituto come quello della Fondazione, dopo gli ultimi avvenimenti legati all’immagine di un asterisco, non abbiamo più nessun dubbio in merito a cosa occorra fare; non prima di confermare la nostra ferma condanna a ciò che è ha comportato l’utilizzo dell’asterisco da parte della cooperativa Clan, durante uno scambio di missive riservate con la Fondazione, le quali, una volta rese pubbliche, hanno generato una presa di posizione della Fondazione inaccettabile sotto tutti i punti di vista”.

A dichiararlo è Giacomo Gori, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Grosseto.

“L’amministrazione comunale deve porsi l’obiettivo di aprire una stagione di cambiamento del modello di governance della cultura, partendo dallo scioglimento e liquidazione della Fondazione: un soggetto che desta molte perplessità, non soltanto per l’effettiva utilità dello strumento giuridico in sé o per i lineamenti statutari eccessivamente sbilanciati verso una ‘privatizzazione’ della cultura maremmana come se fosse ‘cosa nostra’, ma anche sulla legittimità normativa della sua stessa esistenza – spiega Gori. Abbiamo motivo di pensare che la Fondazione non rispetti i dettami della legge in materia di gestione dei servizi pubblici. E se i nostri dubbi dovessero esser fondati, non dovremmo sorprenderci più di tanto, perché nel nostro Paese la commistione pubblico-privato, che a guardarla bene è stata accettata un po’ da tutti, ha generato un vero e proprio disastro: il declino della distinzione tra diritto pubblico e diritto privato. Partono da qui molti dei problemi, compreso quelli che hanno recentemente coinvolto la Fondazione; con un’aggravante: qui stiamo parlando di cultura, di arte, di musei!”.

“Il museo è un bene culturale ed allo stesso tempo è un servizio reso alla collettività. Possiamo definirlo come un bene di interesse pubblico meritevole di intervento da parte dei pubblici poteri – continua Gori -. Il presidente della Fondazione, durante la recente commissione controllo e garanzia, ha invece più volte affermato che ‘la Fondazione sottostà al diritto privato’ ed ‘opera nel libero mercato’. Ed ha ragione! Infatti è costituita da uno statuto dove quattro aziende hanno diritto di voto assembleare proporzionato ai versamenti in denaro che fanno, oltre a sedere nel consiglio di amministrazione che, addirittura, può porre veti nei confronti di nuovi soggetti che fanno richiesta di iscrizione; fa e disfà a proprio piacimento, infischiandosene del ruolo centrale del Comune di Grosseto che finanzia quasi interamente la Fondazione; si permette di dare o revocare incarichi in ‘cinque minuti’ facendo peggio di molte aziende private che avendo capito l’importanza dei rapporti e delle relazioni con altre organizzazioni, si sono dotate di un codice etico, deontologico, di trasparenza e partecipazione che non consentirebbe di agire come ha recentemente agito la Fondazione mandando a casa storici fornitori e selezionando altri soggetti senza definire le ‘regole del gioco’, senza quella minima trasparenza dovuta, ribaltando i ruoli statutari e infrangendo le regole stabilite nella convenzione firmata con l’amministrazione comunale, nonché nei regolamenti comunali sulla governance”.

“No! Dobbiamo ritornare ad una gestione interamente pubblica della nostra cultura, dei nostri musei. Troppa dispersione, troppa frammentazione, ognuno pensa a se stesso come ad un proprietario di azienda. E invece la cultura ha bisogno di sinergie, di condivisione, di partecipazione diffusa, di aperture incondizionate. La cultura ha bisogno di essere gestita dal settore pubblico e normata dal diritto pubblico, fuori dal mercato. Esattamente il contrario di quel che ha affermato il presidente – sottolinea Gori. Ripartiamo dal Testo unico degli enti locali. Il Consiglio comunale è l’organo competente ad emanare atti di ‘organizzazione dei servizi pubblici’. Quindi spetta al Consiglio comunale la decisione di assumere la gestione dei servizi museali e la scelta tra le diverse figure giuridiche deputate all’organizzazione, nonché la competenza ad adottare statuti e regolamenti museali. Alla Giunta spetta il compito di eseguire gli indirizzi politici del Consiglio, mentre ai dirigenti ed ai responsabili dei servizi culturali resta affidata la responsabilità di predisporre atti negoziali e la conduzione delle gare (queste sconosciute) per attuare quanto deliberato dagli organi politici. Con tutto il rispetto: basta con architetti, avvocati e imprenditori. Abbiamo i nostri bravissimi e qualificati dirigenti, funzionari e direttori con grandissima esperienza specifica”.

“Proporremo al presidente della commissione competente l’avvio di un lavoro teso a riformare la struttura dei servizi culturali del Comune di Grosseto -. termina Gori -. Perché la cultura è anche un asterisco; perché la cultura è anche il rispetto della differenza”.

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