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Marras: «Opportuno accorpare la Val di Cornia e Piombino alla provincia di Grosseto!»

di Redazione
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GROSSETO. “Non mi dispiacerebbe una Provincia di Grosseto estesa alla Val di Cornia ed a Piombino!”. Il presidente Leonardo Marras parla del futuro dell’ente da lui amministrato, ma anche di spending review. E lo fa dagli studi di TV9, dove, nel corso di Pagina9 risponde alle domande del giornalista Carlo Vellutini. Lo fa in maniera puntuale, non nascondendo la sua preoccupazione per il futuro della nostra provincia. E lancia anche alcune proposte, non lesinando critiche anche al segretario del Pd Bersani. Ma ci potrebbero anche essere delle ancore di salvezza di quella di Grosseto.

Presidente, che cosa accadrà con la provincia?

“Tra una ventina di giorni il Governo farà sapere quali saranno i criteri precisi che verranno attuati. Credo che la provincia di Grosseto, con i suoi 4500 chilometri quadrati di superficie, possa essere salvata. Da più parti si è compreso come sia importante un coordinamento delle varie realtà del territorio”.

Lei è a favore o contro la razionalizzazione?

“Sono a favore, questo è bene precisarlo, ma non si può pretendere che paghino solo le province. La costituzione prevede quattro enti territoriali: regioni, province, città metropolitane e comuni. E sono soggetti elettivi, perché invece che abolire la province, non si pensa prima di razionalizzare i 3100 enti di nominati che, in un modo o nell’altro, amministrano, sotto varie forme, l’Italia. Lo fanno per conto del ovvero, delle Regioni, della Province e dei Comuni. Partiamo da lì”.

Una provincia come Grosseto-Siena-Arezzo lei come la vede?

“Io sono favorevole a ragionare da area vasta. Con queste tre province lo stiamo facendo da tempo tanto da aver sottoscritto lo scorso anno quello che per tutti è il ‘patto del Petriolo’. Però ridurre ad un’unica provincia un’area che è più vasta di tante regioni italiane non è una cosa semplice. Un conto è trovare tra noi argomenti comuni, uno è rendere poi omogeneo il governo di un territorio con popolazioni diverse e che non sono neppure ben collegare a livello viario. Ma c’è di più: non si può andare contro la storia. Fuori da Palazzo Aldobrandeschi c’è una targa celebrativa della nascita della provincia di Grosseto. Ecco dietro quella targa c’è una storia di cui dobbiamo tenere di conto”.

Lei ha una soluzione da proporre?

“Credo che in tema di accorpamento si dovrebbe ragionare di unire la Val di Cornia a quella che sarà la provincia di Grosseto. Redo che sarebbe un’opportunità per la zona costiera, ma anche per le colline metallifere. Poi non ci dimentichiamo che quella è sempre Maremma”.

E’ dunque in linea con la proposta del sindaco di Piombino Gianni Anselmi?

“Guardi la cosa è semplice: l’area industriale di Scarlino non è altro che il retroterra del proto di Piombino. La città, poi, si sta riconvertendo da quella che è da sempre la sua attività principale, cioè la siderurgia. Per farlo punta molto sul porto, sia a livello commerciale che turistico. Per far ciò è chiaro che in provincia di Livorno si troverebbe limitata da quello che è il naturale investimento sull’infrastruttura più importante che è quella del capoluogo. Con noi il porto di Piombino sarebbe sicuramente valorizzato”.

Presidente parliamo di finanze. La spending review vi preoccupa?

“Molto più degli accorpamenti. Alla provincia di Grosseto verranno tolti oltre tre milioni di euro per quest’anno ed oltre sette per il prossimo anno. Consideri che negli ultimi tre anni ci hanno tolto 24 milioni. Per un ente che solitamente gestisce cento milioni togliere il 25 per cento delle risorse non è una cosa di poco conto. Questo vuol dire non poter aderire alla convenzione per il trasporto pubblico locale della Regione, ma anche non garantire il gasolio per il riscaldamento per le scuole superiori e tanto altro ancora. Di fatto con questi tagli si porta l’ente al dissesto finanziario. Molto prima di arrivare alla razionalizzazione delle province”.

Lei ha lanciato il grido di allarme davanti alla Corte dei Conti…

“E l’ho fatto prima del decreto sulla spending review. Poi siamo nella situazione paradossale di avere ad oggi 40 milioni di euro in cassa e 45 milioni di opere in fase realizzativa. Secondo il patto di stabilità, a pena di sanzioni pesanti, non ne possiamo spendere più di 11 milioni. Di fatto vuol dire che per i prossimi anni non potremo pagare le aziende che, con questa crisi, rischiano il fallimento con problemi di non poco conto anche sul piano sociale”.

Eppure voi di tagli ne avete fatti…

“Solo negli ultimi due anni razionalizzando e rivedendo le spese abbiamo risparmiato due milioni. Tra poco attiveremo il servizio voip per la telefonia avendo un ulteriore risparmio sulle bollette. Abbiamo dimezzato il parco macchine, che per una provincia non sono solo le auto blu, ma anche i mezzi per i lavori stradali, ruspe ed escavatori. Abbiamo diminuito la dirigenza e razionalizzato anche il personale. Di fatto abbiamo azzerato tutto e siamo ripartita da zero ripensando a tutte le spese”.

Voi politici del territorio le difficoltà le toccate con mano, ma a Roma le capiscono?

“Io ho scritto anche al segretario del mio partito Bersani dicendogli di smettere di votare la fiducia al governo a scatola chiusa. Se ciò accade sempre ed i risultati sono quelli che tutti vediamo poi è normale che la gente non capisca e che si allontani dalla politica”.

Secondo lei la riforma delle province arriverà in fondo?

“Se devo essere sincero qualche dubbio ce l’ho. In temi di riforme non so se questo Governo e questo parlamento hanno la forza di arrivare in fondo. Guardi alle liberalizzazioni, sono bastati due comunicati dei tassisti e due dei farmacisti ed i provvedimenti sono diventati aria, solo aria”.

Dunque non mi sembra troppo fiducioso…

“Come le ho detto prima qui si rischia che le province vengano chiuse ben prima di essere accorpate, ma questo a causa dei tagli che il Governo sta facendo e che ci stanno mettendo in ginocchio!”

 

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