Home Colline Metallifere Vertenza Venator, Filctem Cgil: “I contratti di solidarietà da soli non bastano”

Vertenza Venator, Filctem Cgil: “I contratti di solidarietà da soli non bastano”

di Redazione
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«Lo strumento dei contratti di solidarietà – sottolinea Fabrizio Dazzi, segretario della Filctem Cgil di Grosseto – è chiaramente alternativo ai licenziamenti collettivi. Può apparire una constatazione banale, come lo è ricordare che sin dall’inizio avevamo indicato la strada degli ammortizzatori sociali in sede di trattativa al tavolo con Confindustria. Arrivare a una timida apertura da parte di Venator con un mese di ritardo è un segnale positivo, ma non un risultato eccezionale.

Con altrettanta chiarezza ribadiamo che questo per Filctem Cgil non basta. Perché la prospettiva nella continuità produttiva dell’azienda sarà davvero garantita solo nella misura in cui questa prenderà l’impegno concreto a ridurre la quantità di gessi rossi e a individuare soluzioni temporanee e definitive per il loro stoccaggio in ottemperanza della legge e in accordo con la Regione Toscana. L’unica prospettiva realistica è la soluzione globale a tutti i problemi in campo, ivi compreso quello dei lavoratori dell’indotto che fanno parte a tutti gli effetti della vertenza.

Ecco perché ieri Filctem Cgil, a conclusione dell’incontro con l’azienda, ha voluto mettere a verbale la richiesta di attivazione del tavolo di crisi regionale, considerando anche che è già in corso un confronto tecnico tra Regione e azienda.

Tuttavia, da parte nostra, auspichiamo che i lavoratori di Venator e quelli dell’indotto comprendano che il solo contratto di solidarietà, svincolato da altri impegni, non li garantirà per il futuro. Ma rischia solo di essere lo strumento transitorio in vista di uno scontro politicizzato all’insegna del ricatto occupazionale tra azienda e Regione. Cosa che vogliamo in ogni modo evitare.

Il nostro obiettivo è tutelare chi lavora, per Venator e nell’indotto, sgombrando l’orizzonte dei prossimi due anni dallo spettro dei licenziamenti unilaterali e creando i presupposti per dare continuità alla presenza sul territorio di una solida industria chimica. Non possiamo infatti accettare la politica del carciofo che da parte dell’azienda prevede una parziale e temporanea soluzione penalizzante per i lavoratori, rinviando senza chiarezza il tema strategico della riduzione dei gessi e dei siti di smaltimento.

Il tavolo di crisi regionale, oltre ad essere la sede adeguata a dirimere questi temi, è la sede istituzionale che consentirebbe di attivare presso il Mise gli ammortizzatori sociali che tutelerebbero tutti quanti: dipendenti di Venator e delle ditte dell’indotto. L’unica alternativa a un tavolo tutto grossetano, dove la governance locale non ha l’autorevolezza per mettere in fila le soluzioni ad ogni problema. Senza la firma di un protocollo d’intesa vincolante tra Regione e azienda sulle soluzioni per ridurre la produzione degli scarti industriali, l’individuazione e autorizzazione delle aree di stoccaggio temporanee, e di quella definitiva, infatti, ogni scelta sul personale rimarrà precaria e non darà garanzie per il futuro».

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