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Gioco illegale, controlli a tappeto: denunciato il titolare di una tabaccheria

di Redazione
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Nell’ambito delle attività di controllo proposte dal Comitato per la prevenzione e la repressione del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela dei minori (CoPReGI), previste dal 16 al 20 novembre scorsi, Carabinieri di vari comandi distribuiti sul territorio della provincia di Grosseto, insieme ai funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli (Adm), hanno effettuato controlli congiunti a vari locali muniti di autorizzazione.

Nel corso delle operazioni sono stati controllati 19 negozi in vari comuni; l’obiettivo primario è stato quello di verificare la regolare condotta delle attività previste per i Punti vendita ricariche dei conti di gioco (Pvr), necessari per l’accesso alle piattaforme di gioco a distanza (Gad) dei concessionari autorizzati da Adm.

In una rivendita di tabacchi della città di Grosseto, autorizzata anche alla raccolta fisica di scommesse per un concessionario autorizzato, i funzionari Adm e i militari della Stazione dei Carabinieri di Grosseto hanno constatato la presenza di un Pc Notebook usato dal titolare della rivendita.

Dall’esame del personal computer è emersa una frequente attività su una piattaforma di gioco a distanza priva di regolare concessione. Con la collaborazione del titolare, una volta effettuato l’accesso con l’account in uso, è stata riscontrata un’intensa attività di scommesse riconducibile a numerosi player identificati da specifici nickname.

I militari, insieme ai funzionari Adm, hanno quindi proceduto al sequestro del Pc Notebook per la violazione dell’art. 4, comma 4 bis, della Legge 401/89, ipotizzando il reato di intermediazione di scommesse.

Dopo l’apposizione dei sigilli, l’apparecchio è stato trasferito, in custodia giudiziale, nella sede Adm di Grosseto, dove potrà essere sottoposto a ulteriori controlli e analisi anche da parte dei tecnici della Sogei, partner tecnologico di Adm.

Il titolare della rivendita è stato quindi denunciato all’Autorità Giudiziaria che, successivamente, ha convalidato il sequestro effettuato; la pena per tale violazione prevede la reclusione da tre a sei anni e la multa da 20.000 a 50.000 euro.

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