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Monossido di carbonio: i consigli della Asl per evitare i rischi di intossicazione

di Roberto Lottini
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Stanno bene e sono stati dimessi questa mattina dall’ospedale Misericordia di Grosseto i tre cittadini senegalesi ricoverati ieri per un’intossicazione da monossido di carbonio e sottoposti a terapia in camera iperbarica. Il fatto è avvenuto a Valpiana, nel comune di Massa Marittima, dove risiedono, e per fortuna si è trattato solo di una lieve intossicazione che non ha avuto conseguenze gravi.

Sono decine le intossicazioni che ogni anno vengono trattate nella camera iperbarica dell’ospedale Misericordia di Grosseto, la maggior parte delle quali a carico di extracomunitari. Non solo per un uso improprio dei sistemi di riscaldamento, ma anche per la consuetudine di accendere braci all’interno degli edifici per cucinare, che in assenza di una corretta aerazione delle stanze possono essere estremamente pericolose.

Cosa bisogna fare per evitare i rischi di intossicazione da monossido di carbonio.

Il monossido di carbonio è un gas letale, se respirato in alte concentrazioni e per un tempo prolungato, ed è comunque nocivo per l’organismo anche in basse concentrazioni. Non ha colore, né odore, né sapore e si forma quando sostanze contenenti carbonio vengono bruciate in carenza di ossigeno. Per questa ragione è necessario fare attenzione al funzionamento e alla sicurezza degli impianti di riscaldamento. Soprattutto se si usano fonti di calore improvvisate come i bracieri o altri sistemi a gas, a legna, a carbone e carbonella, a gasolio, a Gpl, a metano.

“Bastano poche e semplici precauzioni – spiega il dottor Paolo Tanasi, responsabile della Medicina subacquea ed iperbarica dell’ospedale di Grosseto, all’interno della quale opera la camera iperbarica – per evitare rischi: aprire le finestre e cambiare aria prima di andare a dormire, dato che il monossido è letale in alte concentrazioni e se respirato per 8-12 ore; per la stessa ragione è fondamentale che ci siano prese d’aria nelle stanze che ospitano gli apparecchi per il riscaldamento; è importante verificare il corretto funzionamento di caldaie, camini e canne fumarie; soprattutto non usare mai stufe di qualunque genere in stanze non areate e non usare bracieri o scaldini a legna all’interno delle abitazioni”.

“In presenza di condizioni di rischio, – continua il dottor Tanasi –  ai primi sintomi di intossicazione, come mal di testa, vertigini, battito cardiaco irregolare, nausea, vomito e disturbi della vista, aprire porte e finestre, spegnere tutti gli apparecchi a combustione e chiamare il 118. La tempestività dell’intervento e del trattamento, infatti, è fondamentale per ridurre i possibili danni legati all’intossicazione da monossido e per accelerare i tempi di completa guarigione”.

I dati delle intossicazioni trattate all’ospedale di Grosseto

Dal 1997 ad oggi, la camera iperbarica del Misericordia ha trattato oltre 200 intossicati (il 75-80%, sono extracomunitari), considerando che a Grosseto arrivano pazienti anche dalle province di Arezzo, Siena, Viterbo e Perugia. In Toscana, infatti, la camera iperbarica, oltre che a Grosseto si trova solo a Firenze, Pisa e a Portoferraio, per cui quella del Misericordia rappresenta il punto di riferimento per tutta la Toscana meridionale e per l’alto Lazio.

Nel 2010, a Grosseto sono stati trattati 40 casi; nel 2011, 15 casi; nel 2012, 26 casi, mentre quelli di domenica scorsa sono i primi casi del 2013.

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