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“Pronti per una coesistenza pacifica”: conferenza-dibattito al seminario vescovile

di Redazione
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Nell’ambito della programmazione delle attività del centro studi storici ”Agapito Gabrielli” di Massa Marittima, si terrà una conferenza-dibattito, prevista per “Pronti per una coesistenza pacifica”: conferenza-dibattito al seminariogiovedì 2 febbraio, a partire dalle 16.00, nella sala “Mater Ecclesiae” del seminario vescovile della città del Balestro. 

Si tratta di un incontro a cui parteciperanno rappresentanti della comunità di Sant’Egidio, dell’associazione “Un ponte per..”, della Caritas diocesana, di Amnesty International e del comitato grossetano “Pace e disarmo”, soggetti accomunati dall’impegno nella difesa dei diritti umani, primo fra tutti il diritto dei popoli alla pace.  

“In un momento in cui l’unica logica di rapporti internazionali sembra essere quella della contrapposizione tra blocchi e le uniche modalità di confronto sembrano essere quelle militari, l’iniziativa di Massa Marittima si propone infatti di far conoscere la realtà valoriale ed operativa di organizzazioni che, anziché rimarcare gli elementi di divergenza culturale, religiosa, politica, ideologica tra le parti, hanno scelto di svolgere la loro pluriennale attività su scala anche internazionale predisponendo strade di incontro, di reciproca conoscenza, di confronto e di ascolto tra popoli, culture, schieramenti, per innalzare ‘non muri ma ponti’, favorendo risultati concretamente costruttivi in termini di dialogo, di trattativa, di pacificazione – si legge in una nota degli organizzatori della conferenza. Mettere in luce questa realtà così ricca ed attiva può offrire alla riflessione collettiva la possibilità di confrontarsi con un’ottica e di un atteggiamento ben diversi da quello spirito di sfiduciata rassegnazione con cui oggi l’opinione pubblica sembra ormai percepire la logica della guerra come una sorta di unica ineluttabile possibilità. Al contrario, in molti ambiti della società civile italiana ed europea sono sempre più rilevabili i segni di un profondo desiderio di pace, di ripresa di una modalità diversa di relazioni tra gli uomini e le culture, nella volontà di un approccio più aperto, flessibile e rinnovato verso il generale contesto socio-culturale”.  

“Certamente, questi segni sono molto più numerosi e vivi di quanto normalmente ci venga mostrato dai mezzi di informazione – termina il comunicato: esserne consapevoli ci può fornire una speranza concreta e lo slancio per un impegno anche personale con cui  affrontare questo nostro tempo così complesso e cupo”.

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