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Scambio di auguri: il Prefetto in visita al Comando provinciale dei Carabinieri

di Redazione
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Ieri pomeriggio, il Prefetto di Grosseto Paola Berardino ha fatto visita al Comando provinciale dei Carabinieri di Grosseto, dove ha incontrato il personale della sede per uno scambio di auguri in occasione delle imminenti festività natalizie e di fine anno.

Accolta dal Comandante provinciale dei Carabinieri di Grosseto, il Colonnello Giuseppe Adinolfi, il Prefetto ha salutato i militari presenti in alcuni uffici, portandosi poi all’interno della centrale operativa, dove i Carabinieri effettivi al reparto le hanno mostrato l’infrastruttura informatica nonché gli apparati radio, di cui si servono quotidianamente per gestire il flusso comunicativo con le pattuglie sul territorio e con i cittadini da cui pervengono le richieste di intervento, tramite la Centrale unica di risposta (Cup) di Firenze, dove è attestato il centralino regionale dell’ormai noto “112 Nue” – Numero unico di emergenza.

E’ stato proprio tramite questo apparato radio che il Prefetto Berardino, sedutasi alla console degli operatori per un minuto, ha rivolto la parola – tramite chiamata generale a tutte le pattuglie – ai militari in quel momento impegnati in servizi esterni di controllo del territorio, e che si erano messi in ascolto radio, ricevendo in diretta il messaggio augurale che il Prefetto ha voluto loro rivolgere, ringraziandoli per l’impegno e lo spirito di sacrificio che mettono nel loro lavoro. In particolare durante i momenti di festa, dove molti, sacrificando famiglie ed affetti, garantiscono la sicurezza di tutti.

Proprio per questo, la scelta della centrale operativa non è stata casuale: un ufficio aperto 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, dove personale specializzato riceve chiamate e richieste di ogni tipo, e per cui occorre, a volte, interpretare, saper leggere tra le righe, per comprendere a pieno quale difficoltà, ansia o disagio si nasconde dietro chiamate per emergenze a volte non riscontrabili effettivamente, ma che invece celano le difficoltà profonde di quella persona che ha composto il 112 e che spesso, più che un intervento di una pattuglia, cerca una voce amica, uno sfogo o una compagnia.

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