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Conclusa la terza campagna di scavi archeologici ad Alberese

di Roberto Lottini
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Si è appena conclusa la terza campagna di scavi archeologici presso il sito romano dello Spolverino, all’interno del Parco regionale della Maremma. Le attività di ricerca sono state condotte dalla Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana, in collaborazione scientifica con l’Associazione culturale “Progetto archeologico Alberese” di Grosseto e dirette sul campo dal dott. Mario Cygielman (Soprintendenza BAT), dalla dott.ssa Gabriella Poggesi (Soprintendenza BAT), dalla dott.ssa Elena Chirico (Università di Siena), dal dott. Matteo Colombini (Associazione culturale “Progetto Archeologico Alberese”) e dal dott. Alessandro Sebastiani (Università di Sheffield).

Per il secondo anno consecutivo è stata attivata una field school internazionale, in collaborazione con la John Cabot University di Roma, alla quale hanno partecipato studenti europei, formandosi nelle discipline archeologiche sul campo. Paolo Nannini inoltre si è occupato della documentazione fotografica aerea, mentre Simona Pozzi è la responsabile del restauro dei reperti rinvenuti nello scavo (entrambi dipendenti della Soprintendenza BAT, Ufficio di Grosseto).

Le indagini archeologiche presso Spolverino si avvalgono della preziosa collaborazione dell’Azienda regionale agricola di Alberese, proprietaria dei terreni, dell’Ente Parco Regionale della Maremma e del contributo dell’Ente Consorzio Bonifica Grossetana, che mette a disposizione i propri mezzi meccanici per l’apertura e la richiusura del cantiere di scavo.

“La campagna di scavi appena conclusa ad Alberese, ad opera della Soprintendenza ai beni archeologici e dirette da giovani archeologi grossetani – ha detto il Sindaco di Grosseto Emilio Bonifaziè stata caratterizzata da importanti ritrovamenti. Il Museo Archeologico e d’arte del Comune di Grosseto, attraverso il prezioso lavoro della direttrice Maria Grazia Celuzza e di tutto il personale, supporta con convinzione questo tipo di iniziative che testimoniano quanto ancora il nostro territorio sia ricco di testimonianze storiche e archeologiche. Voglio fare dunque un sentito ringraziamento a tutti i soggetti che hanno creduto in questa terza campagna di scavi e che hanno fattivamente contribuito alla sua realizzazione, al Parco della Maremma, all’Azienda Agricola di Alberese ed al Consorzio Bonifica Grossetana che hanno creduto a questa campagna di scavi e la cui collaborazione ha costituito un prezioso contributo”.

I RITROVAMENTI

L’area indagata coincide con un antico insediamento produttivo di età romana (I-VI secolo d.C.) affiancato da un approdo portuale per il rifornimento e lo smistamento di merci provenienti da tutto il Mediterraneo. La campagna di scavi appena conclusasi ha permesso di identificare un impianto produttivo di età primo imperiale, molto probabilmente legato alla lavorazione del vetro, che fu sostituito da uno di più grandi dimensioni nel corso dell’età severiana (III secolo d.C.). Oltre a questa attività, sempre nel corso del III secolo, il sito si specializzò nella produzione di oggetti in osso da utilizzare nella vita di tutti i giorni, come spilloni, flauti e cardini da mobilia. A questo periodo risale la prima installazione di un impianto di cucine collettive per le persone che lavoravano in queste botteghe: sono stati rinvenuti, infatti, almeno due grandi focolari all’interno di una delle 2 stanze scavate del complesso, con ceramiche da fuoco e una padella in bronzo. Vicino ad uno di questi focolari, inoltre, è stato scoperto un lararium, ovvero una piccola zona votiva dedicata al culto domestico. Al volgere del secolo si data l’installazione di un atelier per la lavorazione e produzione di oggetti in bronzo e ferro, con la costruzione di una forgia con canali di arrostimento dei metalli e una grande vasca in cocciopesto per la raccolta e la conservazione dell’acqua necessaria nelle lavorazioni metallurgiche.

Alla metà del V secolo d.C., sulle rovine e crolli dell’insediamento si registra una fase di necropoli, con la restituzione di 5 sepolture, di cui 2 di infanti, 2 di adulti ed una rinvenuta vuota, poiché in antichità si era provveduto alla traslazione del defunto. Il sito, copertosi dai primi strati di alluvium del vicino fiume Ombrone conobbe un’ultima fase di occupazione con la conversione a uso agricolo come testimoniato dal rinvenimento di un campo arato fossile, databile nel corso del VI secolo d.C.; lentamente poi, nel corso dei secoli, il limo accumulatosi al di sopra dei depositi archeologici ha sigillato l’insediamento, permettendone una straordinaria conservazione

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