Home GrossetoAgricoltura Grosseto “Mangiare e bere italiano crea sviluppo e lavoro”

“Mangiare e bere italiano crea sviluppo e lavoro”

di Redazione
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Puntare sulla qualità per lo sviluppo e l’occupazione dell’agroalimentare.

Di questo si è parlato nel corso dell’evento Mangiare e bere italiano” nell’ambito della rassegna Caffeina Polis, della Fondazione Caffeina Cultura, organizzato nella sede del Consorzio produttori Latte Maremma e che è stato moderato dal giornalista Rai Giovanni Masotti.

“Dobbiamo veicolare con forza la qualità del prodotto nazionale. Latte Maremma dal 1961 crede in un prodotto profondamente radicato sul territorio. Ed è su questo che puntiamo per salvaguardare occupazione, sviluppo e innovazione agricola”, ha detto Fabrizio Tistarelli, presidente di Latte Maremma.

Per Loriana Abruzzetti, presidente dell’associazione Pandolea (donne imprenditrici nel settore dell’olio), è necessario puntare sui “bambini e sui giovani” che “sono i consumatori del domani” e avviare percorsi didattici che formino le competenze necessarie a mantenere e gestire il processo produttivo e di eccellenza. Parole queste che hanno trovato il consenso del pubblico composto da studenti dell’Istituto agrario di Grosseto, del corso specialistico per le Eccellenze agroalimentari toscane. Ma tra loro anche i giovani allevatori di Latte Maremma.

Mentre per Antonella Braghinipresidente di Fantini caffè L”Italia del caffè è fatta anche di tante piccole realtà che si muovono con dinamismo per trovare spazi anche all’estero. E’ importante la fantasia, la qualità e la voglia di fare, inventandosi sempre qualcosa di nuovo. La qualità è un percorso difficile ma premiante: ecco perché abbiamo creato la carta del caffè, per soddisfare la curiosità di un fine pasto”.

Ma a catalizzare l’attenzione sono stati gli interventi di Vito Gulli, presidente di Generale Conserve, e di Silvano Bonfatti, responsabile del progetto Etichètto per il Consorzio Coralis, che hanno indicato proprio nella carta d’identità del prodotto la soluzione per svelare i trucchi che si nascondono in ciò che consumiamo. Spesso non proprio così italiano come si crederebbe.

Sempre secondo Vito Gulli, che è anche produttore del tonno As do Mar, i punti di forza della produzione italiana deve essere la sostenibilità e la localizzazione. “Mentre tutti scappavano dall’Italia noi abbiamo apertoha spiegato, commentando l’apertura di un nuovo impianto di lavorazione del tonno a Olbia –. Credere solo nell’esportazione per risolvere i nostri problemi è un errore. Il consumatore dovrà trovare il prodotto italiano se vuole darsi lavoro“.

Poi, sempre Gulli, ha parlato di etichettatura: “Cosa c’è di più sleale di un’etichetta bugiarda? Ci sono migliaia di marchi italianissimi prodotti lontano. Questa è una attività sleale“.

A chiudere il presidente della Commissione agricoltura della Camera, Luca Sani, e l’assessore uscente allo sviluppo rurale del Comune di Grosseto, Luca Ceccarelli. “Su 1249 indicazioni d’origine europee – ha dichiarato Sanicirca 300 sono italiane: la tracciabilità e la ricerca sono le strade da seguire“.

Accantonare il settore primario è stato un grande errore – ha sottolineato Luca Ceccarelli –. C’è un grande lavoro che viene dalla cultura e dalla tradizione . Nella battaglia per la trasparenza alimentare, l’internet of thinks è un passo in avanti. E il modello Maremma deve cogliere le opportunità delle reti di impresa che permettono alle aziende di condividere quelle professionalità necessarie, ma che da sole non possono permettersi“.

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