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Numero unico d’emergenza, Grosseto al Centro: “Modello toscano rischioso per le persone”

L’istituzione del Numero unico d’emergenza 112 rappresenta un passo fondamentale nell’ambito del diritto comunitario, che Grosseto al Centro promuove senza indugi fin dal 2016.

“I timori che abbiamo espresso per la sicurezza e per la salute pubblica riguardano il modello organizzativo adottato in Italia da alcune Regioni e in ultimo dalla nostra – si legge in una nota dell’associazione –. Fin dal 2016 la nostra associazione ha espresso una valutazione politica sul modo di gestire la transizione al Nue 112, anche alla luce del fatto che nessun passo normativo pone indicazioni sulle caratteristiche del personale che opera all’interno delle centrali uniche: pertanto questi potrebbero individuarsi nei professionisti che già lavorano nelle ‘Centrali di secondo livello’ o Psap2 (Public safety answering point 2), con una maggior efficienza ed il contenimento dei costi“.

“Grosseto al Centro ritiene che il modello scelto dalla Regione Toscana aumenti il livello di rischio per le persone bisognose di aiuto in emergenza – continua il comunicato -. Il doppio passaggio telefonico così introdotto lo rende evidentemente incompatibile con quanto previsto dall’articolo 56 del D.lgs 70/2012 in cui è chiaramente declinata ‘la stessa rapidità ed efficacia’ che deve essere riservata alle chiamate pervenute al Nue 112 rispetto ai modelli pregressi. Inoltre non appare essere in linea con le tendenze ed evoluzioni europee, come emerge da un’analisi dei dati annuali raccolti dall’Eena – European Emergency Number Association – ove si riscontra un graduale incremento di centrali operative interforze in progettazione e realizzazione in Europa e nel mondo”.

“Perciò, fedele a tale visione, Grosseto al Centro nel 2016 ha promosso una petizione, con le firme di oltre 1000 grossetani, per la realizzazione di centrali operative interforze provinciali con unico passaggio telefonico a cui i cittadini potessero accedere attraverso il Numero unico d’emergenza 112. A tale numero, quindi, avrebbero risposto direttamente i sanitari del 118, Vigili del Fuoco, Polizia e Carabinieri. Questa visione andava contro l’idea di un’unica centrale regionale con personale ‘laico’ e doppio passaggio telefonico – prosegue la nota –. La legge Madia (Legge 124/2015, articolo 8 comma 1 lettera A) ha delegato alle Regioni la scelta del modello organizzativo con cui realizzare le centrali che rispondono al Nue 112. Attraverso la delibera 303/2017 la Giunta della Regione Toscana ha scelto il modello di un’unica centrale per l’intera regione e con personale ‘laico’: assistenti tecnici formati in poche settimane; non quindi i medici e gli infermieri, i professionisti del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri che già operano nelle Centrali di secondo livello provinciali (Psap2). Oggi, la persona che subisce un incidente a Grosseto chiamerebbe il 113, o il 112 o, nella maggior parte dei casi, il 118. Questi, poi, attiverebbero gli altri colleghi del soccorso (i vigili per mettere in sicurezza la scena dell’evento, la polizia, i sanitari, etc). Domani, lo stesso cittadino, chiamerà Firenze e l’assistente tecnico di un call center contatterà le varie centrali di Grosseto, con un doppio passaggio telefonico. Sarebbe questo il grande cambiamento? Si crede realmente di efficientare il sistema in questo modo?”.

“Riteniamo che il modello proposto da Grosseto al Centro sia più snello e pratico di quello scelto dalla Regione Toscana. La telefonata di emergenza al 112 arriverebbe direttamente agli stessi operatori che lavorano sul territorio dove l’emergenza è avvenuta, un territorio che essi conoscono bene perché già di esperienza nelle loro centrali operative che oggi sono separate, ma che nel modello che proponiamo verrebbero riunite – sottolinea l’associazione -. Un Nue 112 provinciale anziché regionale e, soprattutto, che riunisce i professionisti del soccorso per fornire una rapida risposta multidisciplinare all’utente e intervenire in maniera coordinata, e nel più breve tempo possibile su un territorio noto, senza perdite di tempo e rischi di errori dovuti a doppi passaggi telefonici. Questo, per noi, è il solo modo per garantire realmente una risposta unica, rapida e competente. I costi sostenuti per l’attivazione e il mantenimento di centrali uniche regionali sottraggono risorse che potrebbero essere impiegate per allestire centrali operative interforze, contemporaneamente presidiate dai tre enti istituzionali del soccorso pubblico. Tale visione politica ci pare la direzione più semplice, elementare e palese per rispondere all’esigenza di creare un numero unico dell’emergenza efficiente. Le cronache delle tragedie occorse nelle altre regioni richiederebbero forse maggiore attenzione. Vorremmo, quindi, che fosse presa seriamente in considerazione dalla politica, e che non si fermasse il dibattito anche a livello locale. Puntiamo sulla consapevolizzazione dei cittadini e dei politici, anche locali”.

“Sappiamo di poter contare sulla passione che il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha per la nostra provincia e che ha manifestato in diverse occasioni, e per questo gli chiediamo un incontro per proporre a lui e al presidente del Consiglio comunale Cosimo Pacella un Ordine del giorno in favore del modello che proponiamo e l’analisi redatta nel 2019 che ha visto la partecipazione, oltre che della nostra associazione, dei professionisti e degli specialisti che lavorano nelle Centrali operative di secondo livello (Psap2) in quelle regioni dove il servizio è attivo; il documento è stato inviato a tutti i livelli istituzionali in concomitanza all’indagine deliberata all’unanimità dalla XII Commissione sanità del Senato. Le valutazioni politiche della Regione Toscana sono state diverse, preferendo seguire il modello lombardo – termina il comunicato. Augurandoci sinceramente che in Toscana non succeda quello che è già successo in altre regioni italiane, invitiamo il presidente della Toscana Eugenio Giani e la politica locale a fermarsi, per riflettere su un cambio di rotta e sul modello che proponiamo, quello delle centrali operative interforze provinciali, nell’interesse di tutte le persone“.

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