Pubblicato il: 13 Novembre 2013 alle 16:38

Attualità

Gli edicolanti manifestano davanti al Parlamento:”Sfruttati dagli editori, vogliamo il sostegno delle istituzioni”

Filabozzi - Priori - PasquiC’era una volta l’edicola, il luogo in cui non solo si poteva acquistare un quotidiano per rimanere aggiornati sulle ultime notizie, ma anche un punto di socializzazione e di aggregazione dove poter stringere legami con gli altri abitanti del quartiere.

Adesso, la crisi economica non ha risparmiato neanche quei chioschi pieni di carta stampata, aperti dalle prime luci dell’alba e con la saracinesca che si abbassa solamente quando le famiglie si radunano intorno al tavolo per la cena.

Gli edicolanti, ultima catena della filiera economica che ruota intorno alla comunicazione, ma vero e proprio tramite fra i lettori e i grandi colossi dell’editoria italiana, adesso dicono basta e sono pronti a scendere in piazza, ad alzare la voce per far valere i propri diritti e per non esercitare più il ruolo di marionette nelle mani degli editori.

Proprio per questo, da ieri, Fenagi, il sindacato che tutela gli interessi degli edicolanti, ha organizzato un presidio di fronte al Parlamento per tenere alta l’attenzione sulle loro problematiche e per chiedere al Governo di pianificare un incontro in cui discutere possibili soluzioni.

Da oggi, ai manifestanti si uniranno anche i rappresentanti toscani, mentre i parlamentari maremmani Luca Sani e Monica Faenzi sono stati informati dal Fenagi provinciale con una lettera che spiega i motivi delle loro rimostranze.

Tutta la filiera è stata messa in ginocchio dalla crisi che ha colpito l’editoria – spiega Mario Filabozzi, coordinatore provinciale di Fenagi -: si registrano cali nelle vendite dei giornali e nei ricavi pubblicitari, mentre crescono a dismisura i costi”.

“Inoltre, la liberalizzazione dell’attività economica ha determinato che anche altri esercizi commerciali potessero vendere giornali e riviste – continua Filabozzi, causando la progressiva chiusura delle edicole. Nel 2005, esistevano 42mila punti vendita in cui si potevano acquistare quotidiani o periodici, dei quali il 71% era costituito dalle edicole tradizionali. Nel 2013, invece, sono rimasti solamente 30mila punti vendita e le edicole tradizionali costituiscono appena il 55%. Ciò significa che nel giro di 8 anni hanno cessato l’attività 12mila edicole, senza contare che gli investimenti nella stampa sono calati del 25%”.

A conferma di quanto dichiarato dal coordinatore provinciale di Fenagi, gli investimenti sul mercato pubblicitario dei quotidiani e dei periodici, nel periodo gennaio-luglio 2013, hanno fatto registrare, rispetto allo stesso periodo del 2012, un calo del 24,1% per i quotidiani e lo stesso dato vale per i periodici.

Dal quarto trimestre 2011 ad oggi, inoltre, si registra una diminuzione del numero dei lettori pari al 16%, mentre nel periodo agosto 2012-agosto 2013 la vendita dei quotidiani e dei periodici ha subito una drastica riduzione.

Infine, a settembre scorso la diffusione dei quotidiani è calata del 6% rispetto al mese di agosto 2013 ed del 12,4 % rispetto ad un anno fa. In diminuzione anche le tirature, che fanno segnare un -8,1 %  rispetto ad agosto e un -10,3 % rispetto al settembre 2012.

“Fenagi e gli edicolanti chiedono un confronto con gli editori, un incontro che è stato più volte domandato, ma che finora non c’è stato – sottolinea Filabozzi -. Inoltre, vogliamo che ci sia un’uniformità legislativa in questo settore, specialmente per quanto riguarda la norma relativa al reso delle copie invendute dagli edicolanti. Si tratta di una legge interpretata in modo differente a livello locale e che causa delle disparità e delle difficoltà fra gli stessi edicolanti. Inoltre, il decreto legislativo 170 sulla liberalizzazione, varato nel 2001, permette con troppa facilità a chiunque lo desideri di aprire un edicola. Sarebbe necessario rendere più rigida questa legge e stabilire dei ferrei criteri per poter svolgere questa attività, così da tutelare gli altri edicolanti. Infine, chiediamo agli editori un aumento degli aggi sulla vendita dei giornali”.

In sostanza – conclude Filabozzi, chiediamo una programmazione più strutturata del settore e, così come l’informazione è tutelata dalla Costituzione, anche la vendita al dettaglio dei giornali deve essere salvaguardata dal Governo, che deve sedersi intorno ad un tavolo insieme agli editori e agli edicolanti”.

Gli editori non fanno altro che sfruttarci e si approfittano di noi – non usa mezzi termini Barbara Priori, presidente provinciale di Fenagi -. Vogliamo sapere se hanno intenzione di continuare con questo tipo di distribuzione dei giornali, un metodo che penalizza fortemente gli edicolanti: ne va del nostro futuro, molti hanno investito centinaia di migliaia di euro per aprire un’attività del genere e a causa di queste norme sono in crisi. I costi dei giornali aumentano, ma noi non ci guadagniamo niente”.

Siamo completamente in mano agli editori – le fa eco Lilia Pasqui, proprietaria di un’edicola nei pressi del centro di Grosseto – e loro fanno quello che vogliono: decidono la tiratura, propongono abbonamenti vantaggiosi con sconti esorbitanti sul prezzo di ogni copia e garantiscono ai lettori la possibilità di ricevere il giornale direttamente a casa. In questo modo, i clienti non vanno più all’edicola. Basterebbe permettere agli stessi punti vendita di far sottoscrivere gli abbonamenti direttamente in loco e di far ritirare agli abbonati la propria copia in edicola”.

Inoltre, gli editori incassano molti soldi dalla pubblicità televisiva dei loro prodotti – conclude Lilia Pasqui, con la conseguenza che ci inviano una tiratura limitata di copie, sufficiente a far guadagnare loro il denaro di cui hanno bisogno. Allo stesso tempo, però, noi edicolanti facciamo fatica a soddisfare le richieste dei clienti, che spesso se ne vanno delusi perché non hanno trovato il numero del loro giornale o della loro rivista preferita”.

Nella foto in alto, da sinistra verso destra: Mario Filabozzi, Barbara Priori e Lilia Pasqui

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